Simbolismo e interpretazione

d-30x30Simbolismo. Dizionario del

Non soltanto il linguaggio dell’uomo ma anche il suo pensiero – ci insegnano le Guide – è colmo di simbolismi: se ci pensiamo bene le lettere con cui scriviamo le parole non sono altro che simboli e sempre simboli sono l’espressione dei nostri pensieri.
Infatti, se ci raffiguriamo mentalmente una rosa usiamo, per farlo, un’immagine che simboleggia tutta la categoria delle rose, pur trattandosi dell’immagine di una sola rosa.
Quando siamo incarnati non facciamo altro che, in continuazione, decodificare i simboli presenti nelle esperienze che viviamo e non soltanto, ma facciamo altrettanto nei confronti delle altre persone, perché soltanto in questo modo è davvero possibile avere una comunicazione.
Questo, ovviamente, per poter essere fatto necessita di una base comune di interpretazione, quanto meno per tutti quei simboli che accomunano generalmente tutti gli individui, specialmente se facenti parte di uno stesso ambito sociale e temporale.
Ma, come sempre accade, vi può anche essere un aspetto negativo nell’interpretazione dei simboli, ed esso consiste nella possibilità che ha l’individuo di interpretare i simboli che incontra in maniera totalmente soggettiva e questo accade quando si lascia l’interpretazione dei simboli in completa balia dell’Io. Ecco, così, che l’interpretazione dei simboli finisce col diventare qualcosa che, pur nella sua apparente logicità, finisce col poter stravolgere la realtà che si interpreta assoggettandola ai bisogni dell’‘Io di tirare l’acqua al suo mulino. Penso che il messaggio che viene riportato sia uno splendido esempio di questa interpretazione logicamente illogica del simbolismo.

Messaggio esemplificativo (1)

“Ambarabàciccìcoccò tre civette sul comò che facevano l’amore con la figlia del dottore, il dottore le ammazzò, ambarabàciccìcoccò.»

Vi è un’altra versione di questa filastrocca che termina con: «il dottore si ammalò»; naturalmente per il mio discorso ho dovuto fare una scelta tra le due filastrocche, quindi ho scelto la prima. Certamente sarete stupiti da questo inizio, ma non è fatto per meravigliare, né per far domandare da qualcuno se il vostro Scifo finalmente è andato, come dite voi nel vostro linguaggio moderno, «in tilt»; infatti, sono davvero qua per parlare di questa filastrocca, filastrocca che deriva da tempi abbastanza lontani dai vostri tempi attuali e che può essere interpretata a livello simbolico. Certo, ognuno di voi avrà udito questa filastrocca, specialmente nei suoi giorni dell’infanzia, e poiché è legata a quel periodo della sua esistenza l’avrà sempre ritenuta una filastrocca per bambini. Ora io ho intenzione di interpretare questa filastrocca simbolicamente.
Prendiamo quindi i termini della filastrocca uno per uno, vediamo qual è il significato simbolico di ognuno di essi e traiamo, quindi, una conclusione generale dai simboli incontrati nella filastrocca.
“Ambarabàciccìcoccò»: l’originale era «Abracadabra – onci – tonco» e, per quei pochi di voi che non conoscono la parola abra- cadabra, questa indica semplicemente una famosissima formula magica, ritrovata in una varietà di testi esoterici di alta magia, risalenti a tempi molto remoti, e quindi un simbolo  magico.
“Tre». Non mi sembra il caso di spendere molte parole per quello che riguarda il numero tre: la Trinità, la Trimurti e via e via.., il tre si ritrova in tutte le religioni, in tutte le scienze esoteriche, in tutte le varie diramazioni occultistiche che assegnano al tre un indubbio significato magico e una certa potenza a seconda delle varie direzioni in cui questo tre può essere orientato.
La «civetta» stessa ha un suo significato simbolico, allegorico, abbastanza facilmente comprensibile; infatti voi tutti sapete che la civetta non è altro che un rapace, un rapace notturno, il quale quindi simbolicamente può interpretare, può raffigurare ciò che si aggira furtivamente con intenzioni ostili nella notte; vuoi un individuo malintenzionato, vuoi un’entità malintenzionata, e via dicendo.
Beh, per quello che riguarda il «comò», forse non è poi così facile trovare un significato simbolico; tuttavia, se proprio volessimo trovarvene uno a tutti i costi, si può fare il raffronto tra comò e civetta; infatti voi sapete che la civetta vive appollaiata sui rami e quindi era necessario, per costituire questo legame simbolico, che essa – anzi esse, perché erano tre – fossero quantomeno al di sopra di un materiale ligneo.
La parte forse più scabrosa è quella che viene nel seguito della filastrocca, ovvero «che facevano all’amore»; forse qua, più che di significato simbolico, qualcuno potrà pensare che vi è qualcosa di un po’ spinto. In realtà, anche in questa frase può venire ravvisato un significato simbolico, in quanto l’atto del far l’amore è sempre stato considerato dall’umanità come un qualche cosa di peccaminoso, da fare di notte, e quindi legato simbolicamente ancora alla civetta, qualcosa che porta al peccato e che viene stigmatizzato come negativo, in linea di massima – specie se non santificato dal sacro vincolo del matrimonio – dalla religione della vostra società attuale.
“La figlia del dottore». Prima di poter esaminare la figlia simbolicamente, sarà utile il cercare di interpretare simbolicamente il dottore. Il dottore, nell’antichità, era considerato qualcuno al di sopra delle persone comuni – non il dottore che conoscete voi attualmente, quello normale, tipico delle vostre mutue, che in realtà sa più o meno quanto può ritrovarsi su un’enciclopedia pratica per tutti – ma il dottore dell’antichità era colui che sapeva, colui che, a differenza della maggior parte di coloro che lo attorniavano, era riuscito a penetrare i veli del mistero e andare oltre quella che era l’illusione compresa dagli altri dei suoi tempi.
Naturalmente, in questo significato simbolico la figlia rappresenta la parte della luce nella filastrocca, ciò che si contrappone alla notte, ciò che si contrappone alle civette che tramano nel buio e, simbolicamente, si può quindi osservare che la figlia è del dottore in quanto il dottore è colui che sa e quindi è portato verso la parte luminosa, verso il bene, che è insidiato dalle civette, dalla notte e dal male.
Conclusione della filastrocca è che il dottore «uccide le civette»; questo non è da considerarsi letteralmente come un atto di crudeltà verso poveri animali ma, all’interno del simbolismo testé accennato, possiamo vedere in questo atto dell’uccidere le civette il fatto che il dottore con la sua conoscenza, con la sua sapienza, con la forza data da ciò che sa, riesce a sconfiggere il male, proteggendo la luce e il bene grazie alle sue conoscenze e alla sua consapevolezza.
Prima di andare avanti nella mia disquisizione, vorrei chiedere a tutti voi se la mia analisi della filastrocca vi sembra adeguata, se vi sembra che spieghi simbolicamente nel modo giusto la filastrocca o se qualcuno ha qualcosa da obiettare in merito; quindi facciamo un piccolissimo dibattito su quanto ho appena detto. Coraggio, qualcuno ha qualcosa da dire in merito?
Sembra proprio di no! Quindi si può arguire che quanto io ho detto è appagante per la razionalità, e fornisce effettivamente un senso, un’interpretazione simbolica a quella filastrocca.
Io ho preso questa occasione per parlare, appunto, del simbolismo; voglio chiarire prima di tutto che, effettivamente, la filastrocca non è altro che una filastrocca per bambini, in essa non è nascosto nessun segreto esoterico, non vi è nascosta nessuna formula magica, non vi è chissà quale conoscenza, non è altro che un insieme di parole proposte ad una mentalità infantile, vuoi per farla ridere, vuoi, magari, per farla addormentare e calmare.
Quindi scusate, perdonate la mia piccola bugia iniziale, ma era necessaria per poter continuare il mio discorso; è chiaro a questo punto che io tendessi a dimostrare qualche cosa, poiché non mi sembra che io sia solito indulgere in vaniloqui senza un senso finale; ma il senso finale creature, è semplicemente questo: state attenti alle interpretazioni simboliche, state attenti al simbolismo, state attenti a interpretare simbolicamente ciò che leggete, interpretate, udite, perché qualsiasi cosa può essere presa – dal Vangelo all’elenco telefonico – ed essere, attraverso rigiri mentali, interpretata secondo un senso ben preciso, si può quindi far assumere ad un qualsiasi testo un significato usando il simbolismo.
Certamente nell’antichità – allorché l’esoterismo, l’occultismo, lo spiritismo e via e via, venivano perseguitati, venivano nascosti, celati agli occhi dei più – vi era a volte la necessità di camuffare l’insegnamento con simbolismi che potessero essere riconosciuti da chi era addentro nella conoscenza, ma che risultassero ignoti  a chi questa conoscenza non poteva raggiungere. Ma al giorno d’oggi, creature, come è stato detto recentemente, l’iniziazione è cominciata ad essere ben più generale di quella che era nel passato e certi simbolismi, certe cose che nel passato potevano anche essere giustificate attualmente non lo sono più. Perché dunque – dico io – ricorrere per forza a simbolismi inutili quando è tanto semplice parlare il più chiaramente possibile, quando è tutto facile (allorché si vuol dare un messaggio agli altri) far capire direttamente il messaggio senza costringere gli altri a interpretare parola per parola ciò che viene detto?
Il linguaggio è un bellissimo strumento nelle mani dell’uomo, tuttavia offre alla mente dell’uomo stesso la possibilità di manipolare la sua percezione della realtà attraverso i propri bisogni, i propri desideri, le proprie pulsioni.
Con questo non intendo significare che deve essere abolito ogni modo di parlare difficile e che qualsiasi cosa deve essere presentata in modo molto semplice: è inevitabile che un certo tipo di argomenti – specialmente allorché si tratta di argomenti filosofici o tecnici – deve essere presentato con un linguaggio piuttosto ampio che chiarisca nel modo migliore possibile i concetti presentati; linguaggio che quindi, inevitabilmente, può non essere alla portata della cultura di tutti. Tuttavia se voi osservate i grandi maestri del passato, coloro che si sono aperti agli altri ed hanno offerto agli altri la propria conoscenza e il proprio sapere, la propria voglia di fare comprendere alle altri menti, sono sempre (o quasi sempre) stati molto chiari, semplici, diretti e lineari nel loro parlare.
Io vi dico quindi, creature: quando affrontate letture moderne di testi di maestri, o di entità o di qualsiasi altra persona che abbia qualcosa da insegnare, cercate prima di tutto di comprendere quanto è lasciato all’interpretazione del lettore, perché se pure una parte deve sempre e naturalmente essere lasciata all’opinione degli altri nell’interpretazione, i concetti principali, i concetti basilari devono essere sempre esposti in modo chiaro, comprensibile a tutti quanti. E se così non è, incominciate a sospettare che le parole presentate come messaggi provenienti da chissà quale alta dimensione in realtà sono presentati volutamente fumosi, volutamente oscuri e pieni di supposto simbolismo, affinché chiunque voglia credere possa trovare la risposta che desidera trovare nel messaggio presentato. Scifo

1 La ricerca nell’ombra, pag. 162 e segg.

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte prima. Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

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