Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Come voi sapete, la tradizione cristiana ha innestato la celebrazione della nascita del Cristo su di una tradizione spirituale preesistente, legata anche al ciclo cosmico del solstizio d’inverno e a tutta la sapienza ad esso correlata.
E’ certo che l’accorciarsi dei giorni, il freddo che s’impone, la natura che ha cambiato mantello si legano ad una esperienza interiore caratterizzata da un ritrarsi, come un avvolgersi.
E’ un gesto interiore importante perché conduce all’essenziale esserci e risiedere nel proprio intimo.
E’ il momento in cui, proprio in virtù di questo gesto, le persone ritrovano un essenziale in sé e nelle loro piccole comunità di appartenenza, che siano la famiglia, il gruppo, la chiesa, l’associazione o altro.
Non chiedo a voi nessun ravvivamento dell’identità del gruppo che mai abbiamo coltivato, vi propongo, se mi è permesso, di vivere consapevolmente questo gesto dell’avvolgersi nel mantello dell’inverno rappresentato dal solstizio d’inverno e dal natale.
Colui o colei che sono avvolti nel mantello guardano il mondo accadere consapevoli della rappresentazione che lo sostiene e perseverano nei loro passi incontro a se stessi.
Nel risiedere in sé risiedono nell’altro da sé, rammentano il cammino comune e rinnovano il proposito di incedere insieme sapendo che senza l’altro, testimone ed insegnante, siamo perduti.

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