Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Esperienza comune tra la comunità monastica di Fonte Avellana e la Comunità del Sentiero contemplativo, con la partecipazione di alcuni ospiti.

Mercoledì pomeriggio:
esposizione dei contenuti e delle finalità; metodo; linguaggi.

ore 16-18 sessione d’apertura
L’abbandono di quanto ci si porta appresso: le esperienze, le paure, le visioni di sé e del mondo;
-il disporsi come fosse il primo giorno della propria vita;
-la consapevolezza simultanea sui diversi piani dell’esistere;
-i primi alfabeti dell’atteggiamento meditativo;
-l’apertura all’incondizionato e all’esperienza contemplativa
-l’intima natura dell’esperienza dello zazen.

18,30 vespri
19,30 preparazione cena
4 o 5 persone a turno preparano la cena (gli altri partecipanti sono liberi) considerando quella pratica una meditazione a tutti gli effetti; l’ambiente è silenzioso, la comunicazione limitata all’indispensabile.
Viene predisposto un tavolo per il self service nella sala da pranzo.
I partecipanti non hanno accesso alla cucina; quando arrivano si siedono al tavolo che avrà forma rettangolare il più compatta possibile in modo che non vi sia dispersione e che nessuno si senta al margine.
La cena avviene in silenzio. Il servirsi, il cibarsi, la postura sono atti meditativi.

20,15 Seduti, con i piatti ancora vuoti, ci si inchina per ringraziare.
Le persone si servono da sole al tavolo del self service; iniziano quelli dal lato cucina e man mano gli altri; i due conduttori si servono per ultimi.
Al termine del pasto, quando la gran parte dei partecipanti ha finito, ci si ferma un attimo, ci si inchina per ringraziare; chi deve finire finisce secondo i suoi tempi; gli altri si concedono una pausa.
Quando tutti hanno finito, i piatti e i tegami vengono raccolti, gli addetti alla cucina si occupano di trasportarli, lavarli, sistemarli.
Quando gli addetti alla cucina hanno finito ci si riunisce attorno al tavolo, si fanno le presentazioni e ciascuno, se vuole, narra qualcosa di sé.

Giovedì, venerdì, sabato, domenica:
quattro giorni di esperienza nella presenza di tutta la propria umanità e nella dimenticanza di sé, lasciando che qualcosa di più vasto si affermi;
aderendo al presente che accade, liberi dal passato e da ciò che verrà;
vivendo nella leggerezza, delicatezza, gentilezza;
accogliendo sé e l’altro per come ciascuno è, sapendo che l’altro porta la propria “officina”, manifesta l’ambito nel quale impara a conoscersi e a divenire pienamente persona e altro da sè.
Sapendo che ciò che l’altro produce in noi come reazione, come fastidio, come fascinazione, parla di noi, non di lui, e del lavoro nella nostra officina interiore.
Quattro giorni di immersione nello stare e nell’essere, nel flusso della vita che pian piano si insinua e conduce, che libera dal condizionamento della nostra identità, là dove esistere ed essere divengono unità essenziale, pieno abbandono, fiducia senza condizione.
Ciascuno dei partecipanti modulerà la rappresentazione del proprio esserci nella compatibilità con l’esserci dell’altro, nell’ecologia esistenziale dell’organismo che, fin dall’inizio, andremo a costituire.
Ciascuno progressivamente potrà sperimentare che la percezione individuale e separata di sè andrà stemperandosi e si affermerà il noi, l’essere comunitario che insieme pulsa, e vive quell’esperienza più del singolo.
Anche le eventuali dissonanze saranno occasione di comprensione, nella pazienza e nell’accoglienza.

6,25-7,05 zazen
L’esperienza dello stare, dell’accogliere, del lasciare, dell’arrendersi.

7,30-8 lodi
L’esperienza dell’aprirsi al giorno che viene sapendo che tutto ciò che incontreremo sarà una benedizione, la possibilità di conoscere il nostro limite, la nostra assenza e, conoscendoli, andare oltre, incontro a ciò che è, all’esperienza della natura unitaria di tutto ciò che è.

8,15-9,15 colazione
L’esperienza del nutrirsi al mattino e dell’incontrarsi a tavola quando il giorno prende la sua forma è diversa dall’esperienza del pranzo e della cena: al mattino i partecipanti celebrano la vita che viene nell’apertura a ciò che essa porterà, nella disposizione a lasciarsi condurre, insieme e individualmente, là dove è bene che si sia.

9,30-11,15 sessione del mattino con discussione condotta dal priore, Gianni, su sette brani del vangelo di Giovanni
La lectio divina e la successiva discussione da vivere come esperienza di tutto l’essere: esperienza della sensazione, dell’emozione, del pensiero, del sentire di coscienza. Esperienza simultanea di consapevolezza, ascolto, accoglienza, relazione che evita accuratamente la focalizzazione prevalente sul piano concettuale.

11,30-12,30 passeggiata meditativa
L’esperienza dell’attraversare la natura senza lasciare tracce, nella trasparenza di sé. Lasciarsi attraversare da ogni fatto che accade senza nulla trattenere.
L’esperienza del gioco e dell’irrilevanza.

Gli addetti alla cucina rientrano per le 12 circa, per operare con calma e consapevolezza.

13,15-14,15 pranzo
L’esperienza della comunione dei gesti e dell’intenzione, della condivisione di ciò che è Uno.
Servirsi con un mestolo da un tegame non è un gesto funzionale ma esistenziale: da ciò che è Uno viene estratto il due, l’unità viene frazionata nel “divenire” ma mai cessa di essere Una nel “sentire”.
Un bicchiere di vino non è un bicchiere di vino: nella comprensione è aspetto dell’unità contenuta nella bottiglia che nel bicchiere diviene possibilità d’esperienza personale.
Allo sguardo del contemplante che ha interiorizzato quella comprensione , il bicchiere di vino sarà allora “quel che è”, un fatto, un accadere intrinseco alla natura dell’Assoluto.
Infine sarà, veramente, solo un bicchiere di vino.

16,15-18 sessione del pomeriggio condotta da Roberto, con discussione
L’esperienza dell’esserci e dello scomparire; dell’indissolubile unitarietà di tutte le componenti dell’umano: la sensazione, l’emozione, il pensiero, il sentire di coscienza vissuti non come frammenti ma come unità sostanziale evidente all’esperienza.
La consapevolezza simultanea di tutti i piani dell’esistere e dell’essere.
L’intima natura dell’esperienza meditativa.
Il sorgere dell’esperienza contemplativa, la scomparsa dell’artefice, l’affermarsi di “quel che è”.
L’esperienza dell’attraversamento.
La vita nell’unità è gioco e gratuità.

18,30 vespri
L’esperienza della luce che lascia il posto alla notte, del gesto estroversivo che declina nell’introversione, nella riflessione, nella consapevolezza del vissuto, del risiedere in sé, del raccogliersi in quel nucleo di “stare” dove ogni esperienza trova una sintesi.

20,15 cena e fraternità,
L’esperienza del conoscersi nell’umano e nello scoprire che nel riso, nel gioco, nella ferialità, nella condivisione della nostra piccola umanità prende forma la carezza dell’Assoluto.

Domenica 24 la sessione pomeridiana sarà dalle 16 alle 17;
dalle 17 alle 17,30 la cerimonia della condivisione e la chiusura dell’esperienza.

In silenzio dall’alzata a prima di cena, escluse le discussioni


Sommario dei temi affrontati da Roberto nelle sessioni pomeridiane

La giornata è scandita da due sessioni formative ed esperenziali: una, il mattino, condotta da Gianni; l’altra, il pomeriggio, condotta da Roberto.

Mercoledì pomeriggio, sessione di apertura  dove vengono fornite le basi dell’atteggiamento meditativo e contemplativo:

-l’abbandono di quanto ci si porta appresso: le esperienze, le paure, le visioni di sè e del mondo;
-il disporsi come fosse il primo giorno della propria vita;
-la consapevolezza simultanea sui diversi piani dell’esistere;
-i primi alfabeti dell’atteggiamento meditativo;
-l’apertura all’incondizionato e all’esperienza contemplativa
-l’intima natura dell’esperienza dello zazen.

Giovedì pomeriggio

1-L’identificazione unilaterale sulla sensazione, sull’emozione, sul pensiero, sul sentire creano la percezione frammentata dell’essere unitario dell’uomo.
2-La visione antropologica che l’uomo coltiva favorisce la separazione, la contrapposizione, la competizione.
3-La condizione dell’uomo è ontologicamente unitaria, il suo bisogno di identificazione lo separa: perché l’uomo ha bisogno di dire “io”?

Venerdì pomeriggio

Osare compiutamente l’umano: nella profondità di questo gesto scompare il soggetto che osa. L’irrilevanza di sé e l’essere attraversati dalla vita.

Sabato pomeriggio

Contemplare è scendere nelle viscere del presente e lasciarsi attraversare da quel fatto, da quel pensiero, da quell’emozione allo stesso modo di come una porta aperta si lascia attraversare senza porre resistenza e in essa nulla rimane di ciò che l’ha attraversata.
Non “io vivo” ma “la vita vive”.
Totale presenza, totale assenza.
“Non io ma il Cristo in me”.
Non il soggetto ma “ciò che è”.
La realtà unitaria dell’esistere feriale e quotidiano.

Domenica pomeriggio

Il silenzio non è assenza di rumore o di parola, né assenza di pensiero o di emozione, è assenza di un soggetto che si attribuisce tutto questo.
La questione per il ricercatore, per il monaco, non è fare o non fare, vivere nel mondo o contemplare: la questione vera è chi è l’artefice del fare e del non fare, dell’azione nel mondo o dell’atto del contemplare.

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