Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

d-30x30Abitudine. Dizionario del Cerchio Ifior

Il fatto che la vita dell’uomo incarnato sia affrontata tramite l’interfaccia dell’Io, porta l’individuo a tendere a fare sue le caratteristiche tipiche di esso.
Una delle peculiarità più evidenti dell’Io è quella di tendere a restare immobile, spinto a non agire dal timore che i cambiamenti che dovrebbe affrontare possano destabilizzarlo e costringerlo ad affrontare il fatto che quella di avere sotto controllo se stesso e la realtà in cui si trova a vivere è solo una pia illusione.
Ecco, così, che quando l’individuo si trova in una situazione ripetitiva e priva di nuovi e diversi stimoli, tende ad adagiarsi nell’abitudine.
Talvolta l’abitudine è utile perché offre un porto sicuro a cui approdare nei momenti di tensione o di angoscia, ma più spesso diventa un rischio, specialmente quando riguarda i rapporti affettivi con le altre persone. In questo caso, infatti, si tende a dare per scontato tutto quello che riguarda il comportamento altrui e ad aspettarsi di ricevere sempre quello che, per molto tempo, magari, ci è stato dato, senza tenere conto che se anche noi, apparente- mente, sembriamo esserci fermati, gli altri probabilmente hanno continuato ad andare avanti, ad acquisire elementi e a trarre frutti dall’esperienza, con la conseguenza che non sono più le stesse persone a cui ci eravamo abituati e, ovviamente, anche il loro modo di rapportarsi con noi non è e non può essere più lo stesso di prima.
Questo, com’è evidente, non può che rendere l’Io insicuro nella gestione del rapporto e, infatti, spesso reagisce malamente, almeno fino a quando non riesce a trovare un nuovo equilibrio che includa nella sua visione del rapporto i cambiamenti acquisiti dalle altre persone.
Non bisogna, quindi – ci ricordano le Guide – ridurre 
i nostri rapporti d’amore a rapporti abitudinari, ma cercare di renderli vivi e, come tali, in movimento e tendenti al cambiamento.
Molti rapporti, ci ricordano, finiscono proprio perché non c’è stata la capacità di adattarsi, di adeguarsi, di accettare e di comprendere 
i cambiamenti l’uno dell’altro come naturali e indispensabili alla crescita di entrambi i protagonisti del rapporto.

Dal volume del Cerchio Ifior, Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte prima, pag.17. Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

Print Friendly, PDF & Email