Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

d-30x30Illusione. Dizionario del

È facile, per l’uomo incarnato, cadere in balia delle proprie illusioni… a chi non succede?
Ma le illusioni finiscono, inevitabilmente, per portare alla sofferenza, talvolta anche molto grande, nel momento in cui si rimane disillusi.
Per questo motivo le Guide hanno esortato da sempre i partecipanti alle riunioni a cercare di mantenere il più intatta possibile la loro obiettività nell’osservare se stessi, gli altri e la vita, in modo da non perdere il senso della propria esistenza correndo dietro a pericolose illusioni.
Certo – affermano – anche il cadere in balia delle illusioni alla fine non sarà inutile ma sarà servito a fare imparare qualcosa, ma perché andarsi a cercare il dolore a tutti i costi?

Messaggio esemplificativo

Dolce sorella, in altro tempo ti parlai in modo che a te parve confuso; parlai delle illusioni e lasciai il discorso in sospeso, proprio perché sapevo che non mi avresti saputo comprendere subito, e allora non mi parve il caso di finire il discorso per non confonderti del tutto. Ma adesso che è passato parecchio tempo da quel messaggio, credo di poterlo continuare e quindi finirlo.
Io so benissimo, sorella, che dietro a quello che appare in tutta la sua fragilità c’è una bellissima sorella, forte e sicura, fiduciosa e serena, che sta aspettando.
Che cosa? Sta aspettando di liberarsi da quelle catene che tu le imponi per estrinsecarsi, per essere finalmente libera e congiungersi in un’unione indissolubile che appare ma che non è. Questa sorella – come ti ho detto – è forte e sicura, tanto che non cade sotto i colpi delle illusioni cadute. Illusioni che sei tu stessa a creare e – credimi – nessun altro lo fa, non esiste una seconda persona ché possa creare per te ciò che tu non vuoi venga creato. Illusione vuol dire credere in qualche cosa che non esiste e auto convincersi della sua esistenza; quindi vivere per ciò che si crede, comportarsi in modo tale da distaccarsi da una realtà razionale nella sua freddezza, ma irrazionale nella sua logicità. Quindi l’illusione è una creazione soggettiva e non oggettiva, e infatti non può mai venire dall’esterno.
Ma se è una reazione soggettiva vuol dire che esistono interiormente dei motivi precisi per cui quello stesso essere tende a nutrirsi di illusioni, piuttosto che di realtà, ed è soprattutto questa causa interiore, infida e sfuggente alla sua stessa comprensione, che deve essere eliminata.
Carissima sorella, questi miei discorsi sono solo teorici, nel senso che io ti sto esponendo della teoria; ti sto indicando uno dei modi migliori di essere, che tu puoi accettare o rifiutare, comprendere o meno, mettere in pratica o lasciar cadere. Vorrei chiarire una volta per tutte che questa non è una «lezione», quindi non c’è rimprovero, non c’è ironia, non c’è compassione: è solo l’esposizione teorica di qualcosa che fa parte di te ma che non riesce ad uscire.
È facile, sorella, porgere la mano a chi è capace di aggrapparvisi, è facile anche perché la spinta egoistica che muove – a volte – il braccio viene in questo modo alimentata e soddisfatta. Credimi: in genere si compie una scelta nell’offrire il proprio aiuto, si seleziona consciamente e inconsciamente – tra le persone che maggiormente riescono a muoversi in modo tale che il loro agire funge da ricompensa all’azione d’aiuto. E questo è sbagliato; è un grosso errore che il tempo, solo il tempo, sarà in grado di evidenziare; bisogna invece imparare ad aiutare chi sembra che rifiuti l’aiuto, chi non lo chiede espressamente né con le parole né con il comportamento, chi anche sembra avercela – per chissà quale ragione – con te; chi, creatura silenziosa, reagisce al proprio bisogno d’aiuto con atteggiamenti aggressivi e talvolta scostanti. Sono proprio quelle persone appena citate a dover smuovere in te qualcosa, a toccare le tue corde interiori affinché tu possa donarti a loro.
Mi sono reso conto che, molto spesso, queste nostre parole vengono fraintese e che, quando parliamo d’aiuto, voi – per motivi logici ed evidenti che derivano dalla vostra condizione di esseri umani – lo identificate con l’aiuto materiale. L’aiuto materiale invece, di per se stesso, può anche non avere importanza: per chi ha fame, infatti, a volte serve di più una parola di incoraggiamento che un pezzo di pane. Anche questo deve essere una meta del vostro miglioramento; e anche tu, dolce sorella, devi imparare a fare tue queste teorie; quando avrai imparato a rivolgere il tuo sorriso, la tua dolcezza, la parte migliore di te, insomma, a quelle persone che sembrano non accettarti, starai meglio, evitando così di cadere nelle illusioni e quindi, poi, nella solitudine.
Ho detto «sembrano», perché un conto è ciò che appare e un conto è ciò che è, e vi è un’enorme differenza tra le due cose. La realtà che tu vivi è apparente e non vera, perché tutto ciò che osservi, sperimenti o impari è vittima della tua interpretazione soggettiva, cosicché quanto tu vedi potrebbe essere verità ma non è detto che lo sia. Per questo meccanismo, certe persone ti possono «apparire» in modo negativo, perché urtano nel tuo intimo qualcosa di non ancora libero dall’egoismo dettato dall’Io, facendoti reagire in modo tale da impedirti di vedere con oggettività la realtà che, quindi, ti «appare». Tutto questo va superato e non bisogna mai trovare delle attenuanti adducendo motivi del tipo: «però anche lui/lei potrebbe comportarsi in modo diverso».
È sbagliato fare questo ragionamento, in quanto il solo pensiero indica quanto siano ancora alte le dosi di egoismo e ti dirò, per darti una spiegazione a questo discorso, che bisogna essere tanto severi con se stessi quanto indulgenti con gli altri. Dare vero aiuto agli altri è offrire spassionatamente se stessi; non aspettare una ricompensa né tanto meno il ringraziamento; non rammaricarsi se l’aiuto non viene accettato; non soffrire se anche si corre il rischio di perdere un rapporto (perdita sempre relativa e momentanea); non rendersi neppure conto di aiutare e non soffermarsi a pensare che per farlo si è dovuto scavalcare se stessi.
Parliamo adesso della sofferenza fisica ed anche morale che ti è stata, così spesso, compagna di vita. Capisco benissimo le difficoltà che ha comportato per la tua esistenza umana, sorella, ma la sofferenza e il dolore – come sai – servono all’individuo affinché migliori. Potrei avvilirti, a questo punto – ma spero che così non sia – dicendoti che la sofferenza, sia essa fisica o morale, è l’ultima carta che viene giocata quando un individuo non vuole o non ha voluto comprendere certe verità. Per consolarti, comunque, ti dirò che potrebbe anche essere la conseguenza di una tua vita precedente.
Da queste premesse, tra l’altro assai generali, ora ti dico: spogliati, sorella, dall’esteriorità nemica numero uno di te stessa, ma non dell’esteriorità come tu la puoi intendere, bensì di quell’esteriorità sottile e perfida che si insinua per impedire di comprendere. Fa il piccolo sforzo di allontanarla da te e medita, veramente e con serenità, sul perché di tanta, tanta sofferenza. Cerca di non cadere nel vittimismo, nemico numero due per la tua comprensione, e non lasciar cadere la speranza. Trova la vera origine di tutti i tuoi mali e del tuo quasi disperato bisogno di affetto; solo così riuscirai a lenire la tua sofferenza morale, e anche quella fisica. Cerca di capire che la sofferenza e il tuo bisogno d’affetto sono interdipendenti, e questo è un dato di fatto innegabile; cerca di scorgere i motivi e da sola ti renderai conto della verità, che non è poi così lontana dai discorsi che ti ho appena fatto.
Sorella, tu hai la verità a portata di mano purché tu voglia scorgerla, e hai i mezzi per comprendere perché la tua sofferenza morale e fisica ti appare – e ancora una volta ho detto «appare» – più grande di quanto sia in realtà, nella realtà oggettiva. Cerca di arrivare a comprendere che non è giusto fare della propria sofferenza un modo per sentire gli altri vicini; questo lo dico per te, poiché la prima a soffrire sarai proprio e soltanto tu. Gli altri, seguendo il corso della propria esistenza, saranno in grado di dimenticare tutto questo, mentre tu non vi riuscirai e potrebbe restare per te un peso invece di un’esperienza positiva.
Cerca anche di vedere quanto il «rifugiarsi nel dolore» possa essere un modo per sfuggire la realtà e quindi, in un certo senso, chiudersi in una nuova e dolorosa illusione. Una realtà – o, meglio, una verità – che dovrebbe essere accettata nella sua totalità a mano a mano che il tempo passa, che i giorni fuggono via, che gli anni pesano sul proprio corpo fisico.
Sorella, questa volta ti ho parlato nel modo più aperto possibile per aiutarti, per infonderti fiducia, per darti speranza, per vederti serena in ogni momento, anche quando le tue pene cercheranno di impedirti di volgerti intorno e di abbracciare il creato anche solo con lo sguardo e sentirlo finalmente tuo. Fabius

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte prima, pagg.133-137. Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

 

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