Etichettare, rientrare negli schemi

d-30x30Etichettare. Dizionario del

L’amore per le etichette – ci hanno detto le Guide – è uno degli elementi di maggior rilievo nella vostra società attuale: tutto deve rientrare negli schemi, deve poter essere classificato nero o bianco, giusto o ingiusto, vero o falso.
Ne scaturisce una società in cui, per forza di cose, nascono le contrapposizioni e i contrasti e nella quale anche persone che ormai, col passare del tempo, la pensano in fondo allo stesso modo, diventano o restano antagonisti perché la parte avversa, in quanto tale, è ormai etichettata come rivale o come nemica, dimenticando che la rivalità dovrebbe essere unificata dal comune desiderio di fare il bene maggiore per la società.
Questo avviene, d’altra parte, in tutti i campi dell’attività umana, da quello politico a quello religioso, da quello pragmatico a quello ideologico.
È un po’ come se fosse andato perduto il senso delle sfumature che ombreggiano il Grande Disegno, quelle sfumature che gli conferiscono vigore, vitalità, varietà e una bellezza senza confronti.

Messaggio esemplificativo (1)

Il nostro insegnamento è teso a recuperare il senso delle sfumature: pur contenendo elementi di base ben precisi e delineati nel tempo, detti elementi si fondono, si confondono, sfumano, interagiscono l’uno con l’altro a tal punto che un parlare in maniera generica risulta talvolta difficile (in special modo se il discorso verte su ciò che riguarda l’individuo) e ci costringe a dirvi che a determinate domande non è possibile dare una risposta che sia valida in generale, ma che la domanda dovrebbe essere osservata e discussa nell’ambito di un individuo specifico o di una particolare situazione.
Chi vede in questa nostra posizione un non voler dare una risposta precisa e il tentare di evitare l’argomento sbaglia di grosso e, evidentemente, non ha compreso appieno il senso di ciò che noi siamo andati dicendo e, cioè, che ogni individuo è uguale solo a se stesso, in quanto non esistono due esseri incarnati con la stessa identica evoluzione e, di conseguenza, con le stesse dinamiche, pulsioni e motivazioni interiori.
Applicare un’etichetta a qualche cosa, oltre tutto, significa poter catalogare questa cosa al fine di creare, attraverso quella classificazione, un insieme di norme che la regolino, altrimenti l’etichettatura stessa diventa una cosa completamente superflua. Questo conduce alla creazione di quel mostro auto alimentante che abbiamo chiamato «organizzazione» il quale, attraverso le sue classificazioni che portano alla costituzione di regole fisse e di gerarchie, finisce con l’esistere non più per portare avanti quelli che erano i suoi fini iniziali, bensì per mantenere le etichette là dove, per prime, erano state poste, chiudendosi al nuovo, ai cambiamenti per paura che la struttura possa crollare per l’influenza di fattori aggiuntivi.
Il risultato – come voi stessi potete constatare tutti i giorni nel vivere la vostra società in cui il governo è contro la magistratura, il Nord contro il Sud, il povero contro il ricco e, alla fin fine, tutti sono contro tutti – è quello di creare un campo di libero movimento per l’Io e per i suoi tentativi di espansione fornendogli, oltre tutto, ottime scuse razionali per giustificare ciò che egli compie, apparentemente nel nome di un ideale qualsiasi ma, a ben vedere, per continuare a mantenere su se stesso l’etichetta che si è conquistata e, con essa, i privilegi e gli attributi che essa può offrirgli.
È per questo motivo che non abbiamo mai puntato sul fatto di essere da voi considerati «spiriti» o «Maestri»; troppo facile sarebbe ottenere credito per le nostre parole sfruttando queste etichette, stimolando la vostra fede o approfittando della vostra abitudine ad accettare i dogmi. Infatti, il fatto di essere degli «spiriti» non ci investe di per se stesso degli attributi di «saggi» oppure di «portatori di Verità» e, quindi, comunque e sempre credibili. Se colui che abbandona il piano fisico, automaticamente, diventasse veramente saggio non avrebbe più alcun senso la reincarnazione né, tanto meno, la stessa prima immersione nella materia!
La Realtà è meno idealistica e, senza alcun dubbio, meno appagante per l’Io dell’individuo: dopo la morte è saggio lo «spirito» che ha compreso, ma resta con le sue comprensioni e con le sue manchevolezze colui che, nel corso delle vite fino ad allora compiute, non ha voluto o non è riuscito a comprendere. Si può presentare, questo è certamente vero, la possibilità di una visione più lucida della propria realtà e delle proprie motivazioni interiori ma – e questo è altrettanto vero – non vi è la certezza della propria giusta comprensione fino alla verifica della vita successiva.
Così chi era presuntuoso in vita sarà presuntuoso dopo morto, chi era aggressivo conserverà la propria carica aggressiva, chi era egoista si porterà con sé il proprio egoismo e così via, fino a che l’unica, insostituibile e ineguagliabile grande Maestra, l’Esistenza, l’avrà reso sentitamente umile, l’avrà reso capace di esprimere dolcezza, l’avrà messo in grado di condividere con gli altri superando il suo egoismo.
Non è nostro desiderio, quindi, essere etichettati come «spiriti», così come voi non dovreste accettare a cuor contento quella di «spiritisti» la quale, già di per sé, dà l’impressione dell’individuo che sfugge alla realtà della vita demandando le sue responsabilità ad un Aldilà estremamente improbabile, fatto di sola luce e di belle parole.
È anche per questo motivo che siamo venuti tra voi presentandoci con personalità il più umane e varie possibili: per ricordarvi che gli spiriti non sono come l’immagine popolare li raffigura, fini dicitori di parole sante, ripetitori interminabili di lodi a Dio, continui enunciatori di richiami al misticismo quale rifugio dalla materialità della «deprecabile» vita terrena, ma sono esseri che sanno (quelli, almeno, che hanno compiuto abbastanza strada per averlo compreso) che la vita terrena è bella e necessaria e, proprio per questo, va amata e considerata nel modo giusto, vissuta per quello che è, ovvero un mirabile strumento per dare, al di là delle facili parole, la possibilità di crescere all’individuo.
Noi vi diciamo ancora una volta, nel caso ce ne fosse bisogno, che un atteggiamento serio e spirituale (secondo l’etichetta che a questa parola è stata attribuita) non è indice necessariamente di evoluzione e che parlare di Dio non significa credere in Lui, ricordandovi che vale più l’ateo che agisce per gli altri senza credere nel Paradiso che il sacerdote che predica la povertà del Cristo ammantato da ricchi paramenti e che un momento di gioco o una spontanea risata non sono dissacranti ma possono manifestare una condizione di armonia con la Realtà.
In quanto, poi, all’etichetta di «maestri» essa è così inflazionata, nella vostra epoca, che non sappiamo quanto essa sia più da ritenersi rispettosa! Ogni essere umano – non ci stancheremo mai di ripeterlo – ha in sé qualche cosa che ha imparato nel corso della sua evoluzione e che, quindi, ne fa il portatore di una Verità che egli può comunicare ad altri esseri umani, aiutandoli sulla via della loro comprensione.
Questo avviene spesso, molto più spesso di quanto ve ne rendiate conto: attratti come siete principalmente dal fascino delle parole o di colui che parla, molto spesso accade che non vi accorgiate che il comportamento di chi vi sta a fianco, silenzioso, sarebbe Maestro per il vostro comportamento se voleste porre ad esso maggiore attenzione.
Noi, che abbiamo alle spalle il retaggio di qualche vita vissuta in più rispetto a voi, possiamo forse indicarvi strade che altrimenti sfuggirebbero alla vostra consapevolezza, ma non in quanto «spiriti» o «maestri», bensì come esseri le cui parole vanno, comunque, da voi vagliate e le cui azioni vanno, comunque, da voi riconosciute giuste o sbagliate in base a ciò che fanno vibrare nel vostro intimo.
Se voi arrivate a credere a ciò che noi diciamo perché siamo «spiriti», ce ne rammarichiamo con voi, ed è successo senza che noi lo volessimo: la fede in noi, la fiducia nei nostri confronti, non deve portarvi ad essere ciechi, né ad ottenebrare il vostro senso critico o a rendervi pappagalli inconsapevoli di ciò che diciamo o facciamo, ma deve rendervi liberi di vagliare consapevolmente e, consapevolmente, farvi accettare o rifiutare quello che, secondo il vostro sentire, può essere o no una verità.
Qualcuno tra voi, ultimamente, si è chiesto se noi siamo kardechiani o continuatori del movimento spiritico di Kardec. Questo interrogativo ci fa sorridere: noi non siamo kardechiani come non siamo buddhisti o marxisti! La nostra idea è che, per chi davvero ha interesse a cercarla, la Verità esiste dovunque, anche se spesso mescolata, intrecciata, resa confusa da proiezioni dell’Io .
Lo spiritismo di Kardec risale a quasi un secolo e mezzo fa e le parole che contiene erano rivolte ad un uomo diverso, interiormente, per tipo d’esperienza e per grado di evoluzione, da quello attuale e, pur contenendo argomentazioni di base valide ancora oggi, ha in sé anche molti concetti filtrati dagli Io dell’epoca che hanno influito sia sulla raccolta dei messaggi sia sui contenuti degli stessi.
Inoltre non è nostra intenzione sostituire una religione in cui uomini diventano vicari di Dio in Terra per scelta politica, economica o organizzativa, con un’altra religione in cui a questo ruolo sono eletti presunti spiriti, donando ad essi lo scettro del comando su ciò che l’uomo deve o non deve fare.
Come già dicevo prima organizzazioni, partiti, movimenti e via dicendo sono ben lontani dalla nostra concezione dell’andare verso l’abbandono della ruota del karma per raggiunta comprensione: la strada di ogni essere umano è diversa da quella di un altro, anche se, magari, percorsa in compagnia, e ciò che le accomuna e le parifica non è e non può essere lo «spiritismo» o qualunque altro concetto di massa, bensì il desiderio, strettamente individuale, di arrivare, finalmente, a comprendere la Realtà. Moti

 1  L’Uno e i molti, Vol. 5, pag. 19 e segg.

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte seconda, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

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