Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

d-30x30Compromesso. Dizionario del

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un termine che si può definire soltanto se si tiene conto del concetto di ambivalenza. Il compromesso, infatti, va perseguito quando è possibile rinunciare in prima persona per non danneggiare le esigenze degli altri oltre che le proprie o quando essere intransigenti non servirebbe ad altro che a rendere più aspri i conflitti tra le persone. Ma va, invece, evitato, quando è motivato dal tornaconto personale, dal tentativo di chiudere gli occhi di fronte ai problemi, dalla ricerca del «quieto vivere» più che della risoluzione delle situazioni conflittuali.
Ovviamente solo l’individuo può rendersi conto di quando sia giusto, secondo il sentire che ha raggiunto, accettare o ricercare il compromesso.

Messaggio esemplificativo

Si sa che la vostra società e gli individui che la compongono amano il «compromesso». Infatti se voi vi guardate attorno potete vedere che nel corso di una sola giornata si giunge a migliaia di compromessi. Dal compromesso politico della vostra classe dirigente, al compromesso tra un certo numero di individui (forse meno importanti dei primi) che ha certamente una minore possibilità di ripercussioni e di coinvolgimenti, al compromesso, invece, strettamente individuale.
Da un punto di vista giuridico, da un punto di vista politico, possiamo anche affermare che – tanto per essere buoni – il «compromesso» può avere anche una sua positività, può anche essere giusto e valido soprattutto quando ad esso si giunge per placare delle controversie che altrimenti porterebbero ad una sorta di suicidio generale comprendente migliaia e migliaia di persone.
Non si può però dire la stessa cosa se si osserva il compromesso da un punto di vista etico-morale.
Colui infatti che tende a giungere a dei compromessi, è un individuo che va contro i propri principi etici, i propri principi morali, magari per il solo «quieto vivere» – come siete soliti dire voi – magari per evitare coinvolgimenti, ripercussioni, o magari ancora per non correre il rischio di perdere un certo tipo di «gratificazione» tanto cara al proprio Io.
Perché dico tutto questo? Dico questo perché, certamente, l’individuo che giunge facilmente a dei compromessi non è l’ideale di individuo che noi da più tempo vi andiamo indicando. Se sfogliate un vocabolario vedrete che in opposizione all’individuo che accetta i compromessi, c’è l’individuo che non li accetta e che viene definito per tale ragione, un individuo dal carattere forte, un individuo amante del retto vivere, un individuo onesto con se stesso e con gli altri. Ed è proprio questo tipo di individuo che noi vogliamo indicarvi con le nostre parole.
Capisco che non è cosa facile, ma non è impossibile.
Ma cerchiamo di fare un esempio che renda un po’ meglio quanto noi vogliamo affermare.
Prendiamo come esempio il 1968; io credo che ognuno di voi si ricordi che cosa è accaduto in quell’anno, ognuno di voi ricorderà il numeroso stuolo di studenti invadere le strade, le piazze per protestare contro le Autorità, le istituzioni, contro tutto quello che di falso e di non più accettabile la società di allora stava loro proponendo, vuoi che queste cose fossero una riforma scolastica vecchia di vent’anni, vuoi che queste cose fossero una tediosa attesa per ottenere un serio posto di lavoro dopo la laurea o il diploma, vuoi che fosse la protesta contro una scuola «selettiva» che favoriva i figli dei «possidenti» a scapito dei figli degli «operai». Al di là di tutto questo, che certamente nell’ambito di questa serata non ci interessa, cerchiamo di vedere che cosa è successo a quelle persone che allora invasero quelle strade.
Naturalmente il 1968 ormai è per voi molto lontano, e quindi quegli studenti medi e universitari che allora protestavano sono gli attuali trentacinquenni-quarantenni, alcuni di essi, allora, erano fermamente convinti di quello che stavano facendo; e credevano seriamente nella validità del loro operato. Però, ahimè, s’è visto che alcuni di essi, anche tra quelli che credevano veramente in quello che facevano, sono dovuti giungere a dei compromessi, accettare alcune cose (contro le quali protestavano) magari per far carriera, o per dirla con un cantautore dei vostri tempi «per entrare in banca pure loro». Rinnegando quindi i loro principi etici, i loro principi morali e magari, al limite, qualcuno di loro non avrà condiviso quegli ideali che hanno mosso le recenti manifestazioni studentesche (il buon Vico evidentemente aveva ragione!) che si sono viste appunto qualche mese fa.
Tutto questo per dire cosa? Per dire che la società, ed i suoi mali che possiamo individuare nell’arrivismo, nell’esasperato conformismo, nel servilismo per «chi più conta», nella sudditanza psicologica di fronte alle nomine «illustri», nell’ipocrisia e via e via e via, ha vinto sugli individui che tutto ciò rifiutavano.
Certo, dopo tutto questo discorso che ad alcuni di voi potrà apparire senza capo né coda, qualcuno potrà anche contestare dicendo che d’altra parte quando un individuo è costretto a vivere in una determinata società è logico che debba adeguarsi a quella società, accettandone pure i mali.
Questo è vero e sacrosanto: è vero che l’individuo deve adattarsi alla società in cui vive, anzi noi stessi, più d’una volta abbiamo affermato che è giusto che l’individuo compia la propria rivoluzione all’interno di se stesso senza fare nulla di plateale, senza compiere azioni di forza, e cose di questo genere, restando quindi inserito nella società.
Ma attenzione, forse è proprio a questo punto che il nostro insegnamento è stato travisato: perché adattarsi alla società in cui l’individuo sta vivendo significa provare rispetto per coloro che sono succubi (in questo caso dei compromessi per ritornare un attimo al tema iniziale) e non significa certamente che se la vostra società vi richiede d’essere ipocriti, voi, se non lo siete, dobbiate diventare tali! No, no, questo proprio non lo troverete nel nostro insegnamento, così come non lo troverete in nessun altro tipo di insegnamento spirituale, men che meno in quello del Cristo.
Tutto quello che possiamo dirvi a questo proposito è di mantenere sempre intatto il rispetto per i vostri principi etici e morali anche se questi, magari, cozzano contro quelli della società, di parlare serenamente, di dire quello che sentite, di dire quello che veramente pensate, perché se quello che veramente pensate e sentite è per voi veramente la Verità non v’è nessuna ragione al mondo per cui voi dobbiate rinnegare la vostra verità!
E non abbiate tema d’essere accusati di reato di vilipendio se, nel dire la vostra verità, andate magari anche contro a nomi illustri; non abbiate tema per questo perché il vero vilipendio, figli miei, è quello che voi operate a voi stessi, nei vostri confronti, nei momenti in cui rinnegate le verità in cui affermate di credere.
Vi posso dire che se il Cristo, ad esempio avesse avuto paura delle conseguenze del suo parlare, se fosse arrivato a dei compromessi sociali molto probabilmente sarebbe morto a novant’anni e in un comodo letto… ma vi posso anche assicurare che le sue parole non avrebbero certo avuto la risonanza che esse hanno ancora ai giorni vostri.
Ma lui sapeva che la verità che portava era una verità degna di avere la «V» maiuscola, era una verità che rispondeva alla realtà, era una verità che andava detta, che non andava assolutamente taciuta, era una verità che tutti dovevano, in qualche modo, avvicinare e, nel dirla, consapevole delle estreme conseguenze che avrebbe dovuto subire, ha dimostrato non solo d’essere nella verità ma d’aver compreso, anche, che cosa significhi amare veramente gli altri fratelli. Vito

È evidente da quello che avete appena ascoltato che all’ipocrisia, che allo scendere a dei compromessi noi contrapponiamo l’onestà, il rispetto dei propri principi etico-morali, il rispetto delle proprie idee, delle proprie opinioni e cose del genere.
Ma voglio raccontarvi un fatto che ho avuto occasione di osservare e che ho ritenuto abbastanza curioso se non addirittura divertente, perché credo che possa esservi utile.
Ho visto, non molto tempo fa, una signora molto triste perché aveva scoperto che il proprio compagno di esistenza, il proprio marito, amava sollazzarsi con altre donne e ho visto questa stessa signora andare alla ricerca di un conforto, di parole che potessero sollevarla da questo dolore, e l’ho vista giungere, infine, da un uomo di fede il quale, dopo averle detto alcune frasi di circostanza concluse il suo discorso dicendo così: «Beh, cara, non te la devi prendere: d’altra parte considera che l’80% dei mariti italiani tradisce la propria moglie… bisogna cercare di capire».
Capire che cosa, mi chiedo io?
Che forse quella signora doveva ritenersi fortunata se fino a quel momento aveva fatto parte dell’esiguo 20% di donne non tradite? O capire che doveva ritenersi soddisfatta perché anche lei, adesso, faceva parte di quell’80%?
O, infine, capire che nelle parole di quella persona vi era un tacito invito ad accettare ipocritamente una situazione… per altro così normale?
Non darò una conclusione ma, come mia abitudine, lascerò che ognuno di voi trovi la propria risposta alla luce, magari, del nostro insegnamento, dei nostri principi morali, confrontandoli con quei principi della morale cristiana che viene adottata quale esempio di retto vivere.
Ma voglio parlarvi anche di qualcos’altro, inerente un campo più vicino a voi che, in qualche modo, cercate di compiere la ricerca spirituale, in modo che vi rendiate conto – secondo nostro costume – quanto un comportamento ipocrita possa essere dannoso e quanto male un comportamento ipocrita possa fare.
È risaputo, ad esempio, che nel campo del paranormale esiste una folta schiera di medium, sensitivi, pranoterapeuti che altro non sono che veri e propri imbroglioni, non solo perché non posseggono alcuna di queste facoltà, ma perché pur sapendo di non possederla fanno di queste loro sedicenti facoltà lo scopo della loro esistenza, ne fanno scopo di lucro e fonte di lauto guadagno, gabbando, quindi, quelle persone che, vuoi per ingenuità, vuoi per bisogno, vuoi per disperazione, a loro in qualche modo si rivolgono.
Ma non è questo il punto, il punto più triste di tutto questo è il fatto che vi sono anche coloro che tutto questo sanno e che tutto questo tengono per sé, lasciando che altri fratelli subiscano le conseguenze che ognuno di voi, penso, riesca ad immaginare. Anche questo non è certo un comportamento degno, per lo meno, di chi dice di seguire una ricerca spirituale, o di chi fa dell’insegnamento spirituale lo scopo, quasi, della propria esistenza.
Questo perché nel nostro insegnamento spirituale noi più di una volta abbiamo affermato, ad esempio, che colui che sa ha il dovere di dire a chi meno sa o a colui che, addirittura, nulla sa. E se pur è vero che la Verità è incomunicabile, e se è pur vero che esistono delle difficoltà perché chi sta di fronte a voi riesca ad accettare completamente la vostra verità, è anche vero che voi avete questo dovere nel comunicarla. Questo perché é dovere di ognuno di voi fare qualcosa per i vostri fratelli, per i vostri compagni di viaggio, per i vostri amici che assieme a voi sono incarnati nel mondo fisico.
È dovere di ognuno di voi esprimere quello che veramente pensa, mettere in guardia, avvisare – in questo caso – del fatto che esistono persone che pensano soltanto al proprio benessere e in particolare al benessere del proprio portafoglio. In questo modo voi riuscirete ad eludere la responsabilità che voi avete appunto nei confronti dei vostri fratelli, perché anche se su 10 persone solo 1 resterà convinta del vostro dire, sarà stata sufficiente quell’unica persona affinché il vostro dire avesse una ragione di essere. Il questo modo, oltre ad avere la possibilità di aiutare un vostro fratello, dimostrerete anche che se l’ipocrisia la fa da padrona, sta certamente incominciando a ridurre il numero dei suoi servi.
Certamente nell’andare contro queste situazioni, nel parlare di queste cose, dovrete cercare di farlo con serenità, senza livore, senza rabbia, dovrete cercare di aiutare chi vi sta ascoltando, dovrete cercare di dire le cose mantenendo il rispetto della persona ma cercando di distruggere, magari, il rispetto del personaggio dannoso, in questo caso, agli uomini.
Quindi, come vedete, l’ipocrisia che vi fa tacere, l’ipocrisia che nasconde quella sorta di omertà da parte di coloro che sanno ma preferiscono non dire per non subire poi conseguenze, è veramente qualcosa di deleterio, e non soltanto per il male che può essere fatto, ma deleterio anche per l’individuo stesso, che di questo male si accorgerà soltanto nel momento in cui abbandonerà il mondo fisico. Fabius

Dal volume del , Dall’Uno all’Uno, Volume secondo, parte prima, pag. 62-68, Edizione privata

Indice del Dizionario del Cerchio Ifior

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