Contemplazione, consapevolezza e presenza

In questo post c’è il necessario per comprendere in cosa consista l’esperienza contemplativa e come ci si possa disporre a essa; non tornerò pertanto su questo argomento.

Nella dominanza del sentire propria dello stato contemplativo, in vario grado di intensità si registrano tre stati: la consapevolezza, la presenza, l’essenza.

Nell’inciso che segue una sintetica carrellata sul significato dei termini consapevolezza e presenza prodotta dall’IA.

La consapevolezza: nella nostra comprensione, quando il sentire domina – quindi quando si è già immersi nella condizione contemplativa – la consapevolezza assume innanzitutto una connotazione unitaria: c’è consapevolezza che una è la realtà, uno l’essere, uno il presente in cui i molteplici fatti coesistono. È consapevolezza di unità, di non frammentazione, di non aggiunta soggettiva su di un reale neutrale che viene sentito come Essenza.

La presenza: “C’è presenza!” questa è l’espressione che sorge naturale di fronte a questa esperienza. Tutto l’essere, con tutti i suoi veicoli e sensi, è presente in un attimo senza tempo.
L’insieme unitario adesso accade. È uno stato in cui la consapevolezza unitaria diffusa diviene uno stato acuto di presenza nell’assenza totale di divenire: nell’Eterno Presente Tutto È.
Là dove la consapevolezza illuminava la realtà unitaria, la presenza permette di sentirla nella realtà simultanea di tutti i corpi, dell’intero essere che è pervaso da un : “È così! È questo!”
Se dovessi rappresentare immaginativamente la differenza tra i due, direi che la consapevolezza è una vibrazione che attraversa orizzontalmente la realtà; la presenza l’attraversa verticalmente.

L’essenza: con questa esperienza entriamo in una dimensione altra dove la consapevolezza è completamente integrata nel sistema, il quale, nel tempo, è divenuto naturalmente e permanentemente consapevole. Allo stesso modo l’esperienza della presenza è stata integrata divenendo consuetudine per i corpi, vibrazione metabolizzata: l’insieme integra consapevolezza e presenza che hanno ora caratteristiche feriali.

Là dove l’esperienza della presenza sembrava una benedizione dal cielo tanto l’essere si sentiva allineato in un presente senza tempo e senza limite, senza confine e senza discriminazione, un essere “acceso” da quella vibrazione, ora quella “luce che accende” è la norma: consapevolezza e presenza, sono passate attraverso un filtro che le ha condotte non a cambiare natura – perchè sempre quello sono – ma a impattare sui veicoli in modo molto differente e questo in virtù della lunga frequentazione.

Qual è il filtro che ne ha cambiato l’impatto? La lunga frequentazione del deserto che tutto azzera, toglie, riduce all’essenziale eliminando ogni connotazione, ogni coloritura di soggettività: alla fine di questo processo fondato sul togliere rimane il Niente vasto e inqualificabile che azzera lo stesso significato delle esperienze di consapevolezza e di presenza. Nulla rimane in piedi, questo lo sa bene il contemplativo che a questo dedica la sua esistenza.

L’essenza coincide con l’esperienza dell’Essenza, del Ciò-che-È: a monte di tutto lo sperimentato e di tutto il conosciuto c’è quest’ambito così discreto, così sottile, così irrilevante che solo chi abita il deserto interiore può cogliere.
Tutto l’eclatante è scomparso e rimane solo una sottilissima e inequivocabile presenza che l’Ineffabile testimonia.

Una contemplazione che ancora portasse la pienezza di consapevolezza e presenza sarebbe, a un certo punto, sospetta: bisogna andare molto, molto più a monte, prima, all’origine di tutto. A quel punto consapevolezza e presenza non hanno significato particolare; sono dati dell’esperienza ma qui siamo prima dell’esperienza, prima di tutto.

1 commento su “Contemplazione, consapevolezza e presenza”

  1. Il post è davvero importante e chiaro, soprattutto per coloro che, come chi scrive, arranca ancora nei confronti dell’esperienza contemplativa.
    Grazie

    Rispondi

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