In questo post c’è il necessario per comprendere in cosa consista l’esperienza contemplativa e come ci si possa disporre a essa; non tornerò pertanto su questo argomento.
Nella dominanza del sentire propria dello stato contemplativo, in vario grado di intensità si registrano tre stati: la consapevolezza, la presenza, l’essenza.
Nell’inciso che segue una sintetica carrellata sul significato dei termini consapevolezza e presenza prodotta dall’IA.
Consapevolezza e Presenza
Nel linguaggio spirituale consapevolezza e presenza sono spesso vicine, ma non coincidono. Le diverse tradizioni usano i termini in modi differenti, tuttavia si può tracciare una distinzione abbastanza chiara.
Consapevolezza
La consapevolezza è il rendersi conto di qualcosa.
È la capacità di osservare:
pensieri
emozioni
percezioni
stati interiori
dinamiche dell’ego
ciò che accade dentro e fuori di noi
Può essere:
mentale (“mi accorgo che sto reagendo con paura”)
psicologica
spirituale (“vedo che non sono soltanto il mio ego”)
La consapevolezza implica dunque una forma di conoscenza cosciente.
C’è ancora, almeno in parte, un soggetto che osserva qualcosa.
Molte vie spirituali la collegano all’auto-osservazione e al discernimento.
Presenza
La presenza indica invece uno stato di essere immediato, pienamente nel qui e ora.
Non è tanto “osservare qualcosa”, quanto:
essere completamente presenti all’esperienza,
senza dispersione mentale,
senza identificazione continua con il flusso dei pensieri.
Nella presenza:
il tempo psicologico si attenua,
il commento mentale diminuisce,
vi è una percezione più diretta e viva della realtà.
È spesso descritta come:
silenzio interiore,
attenzione non frammentata,
stato di coscienza semplice e vigile.
Differenza essenziale
Una formula semplice potrebbe essere:
Consapevolezza = “mi accorgo”
Presenza = “sono pienamente qui”
Oppure:
la consapevolezza ha un aspetto più riflessivo e osservante;
la presenza ha un aspetto più immediato e vissuto.
Rapporto tra le due
Le due dimensioni normalmente si sostengono a vicenda.
Più sei presente, più diventi consapevole.
Più sei consapevole dei meccanismi mentali, più puoi entrare nella presenza.
In molte tradizioni contemplative la presenza è considerata uno stato più profondo, mentre la consapevolezza è il processo che conduce a esso.
Nel contesto del Cerchio Firenze 77
Nel Cerchio Firenze 77 la consapevolezza è spesso legata al grado di sentire: ciò che l’individuo ha realmente compreso ed è in grado di vivere coscientemente.
La presenza, invece, non è un termine centrale del CF come lo è in correnti contemporanee (ad esempio mindfulness o insegnamenti di Eckhart Tolle), ma potrebbe essere vista come:
una maggiore adesione al reale,
minore identificazione egoica,
stato di attenzione non dispersa.
Nel CF l’accento cade soprattutto sulla comprensione che trasforma il sentire, più che sulla pura permanenza nel presente psicologico.
La consapevolezza: nella nostra comprensione, quando il sentire domina – quindi quando si è già immersi nella condizione contemplativa – la consapevolezza assume innanzitutto una connotazione unitaria: c’è consapevolezza che una è la realtà, uno l’essere, uno il presente in cui i molteplici fatti coesistono. È consapevolezza di unità, di non frammentazione, di non aggiunta soggettiva su di un reale neutrale che viene sentito come Essenza.
La presenza: “C’è presenza!” questa è l’espressione che sorge naturale di fronte a questa esperienza. Tutto l’essere, con tutti i suoi veicoli e sensi, è presente in un attimo senza tempo.
L’insieme unitario adesso accade. È uno stato in cui la consapevolezza unitaria diffusa diviene uno stato acuto di presenza nell’assenza totale di divenire: nell’Eterno Presente Tutto È.
Là dove la consapevolezza illuminava la realtà unitaria, la presenza permette di sentirla nella realtà simultanea di tutti i corpi, dell’intero essere che è pervaso da un : “È così! È questo!”
Se dovessi rappresentare immaginativamente la differenza tra i due, direi che la consapevolezza è una vibrazione che attraversa orizzontalmente la realtà; la presenza l’attraversa verticalmente.
L’essenza: con questa esperienza entriamo in una dimensione altra dove la consapevolezza è completamente integrata nel sistema, il quale, nel tempo, è divenuto naturalmente e permanentemente consapevole. Allo stesso modo l’esperienza della presenza è stata integrata divenendo consuetudine per i corpi, vibrazione metabolizzata: l’insieme integra consapevolezza e presenza che hanno ora caratteristiche feriali.
Là dove l’esperienza della presenza sembrava una benedizione dal cielo tanto l’essere si sentiva allineato in un presente senza tempo e senza limite, senza confine e senza discriminazione, un essere “acceso” da quella vibrazione, ora quella “luce che accende” è la norma: consapevolezza e presenza, sono passate attraverso un filtro che le ha condotte non a cambiare natura – perchè sempre quello sono – ma a impattare sui veicoli in modo molto differente e questo in virtù della lunga frequentazione.
Qual è il filtro che ne ha cambiato l’impatto? La lunga frequentazione del deserto che tutto azzera, toglie, riduce all’essenziale eliminando ogni connotazione, ogni coloritura di soggettività: alla fine di questo processo fondato sul togliere rimane il Niente vasto e inqualificabile che azzera lo stesso significato delle esperienze di consapevolezza e di presenza. Nulla rimane in piedi, questo lo sa bene il contemplativo che a questo dedica la sua esistenza.
L’essenza coincide con l’esperienza dell’Essenza, del Ciò-che-È: a monte di tutto lo sperimentato e di tutto il conosciuto c’è quest’ambito così discreto, così sottile, così irrilevante che solo chi abita il deserto interiore può cogliere.
Tutto l’eclatante è scomparso e rimane solo una sottilissima e inequivocabile presenza che l’Ineffabile testimonia.
Una contemplazione che ancora portasse la pienezza di consapevolezza e presenza sarebbe, a un certo punto, sospetta: bisogna andare molto, molto più a monte, prima, all’origine di tutto. A quel punto consapevolezza e presenza non hanno significato particolare; sono dati dell’esperienza ma qui siamo prima dell’esperienza, prima di tutto.
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Il post è davvero importante e chiaro, soprattutto per coloro che, come chi scrive, arranca ancora nei confronti dell’esperienza contemplativa.
Grazie