Sono più di trent’anni che scrivo di contemplazione, ma non ho mai fatto una sintesi; forse ora mi è possibile, l’ho compresa abbastanza?
La contemplazione è la consapevolezza del sentire di questo momento, del sentire di coscienza in essere e in atto adesso.
L’atto del contemplare è la disposizione di tutto l’essere, di ciascuno dei suoi corpi rivolti all’ascolto del sentire.
La contemplazione non è la meditazione, pur contenendola. La meditazione può sfociare nella contemplazione; direi che ne è l’epilogo naturale.
È la contemplazione una pratica al pari della meditazione? Direi di no: è uno stato d’Essere.
Non posso affermare: “adesso pratico la contemplazione”, ma posso dire: “adesso c’è contemplazione”.
Non si pratica la consapevolezza del sentire di coscienza, si è sentire di coscienza. Questo significa che non ci sono io e il sentire che mi genera; c’è solo il sentire. Quando pratico la meditazione, inizio essendo io che pratico, poi, pian piano, può accadere che scompaia, che non vi sia più traccia di me: accade la contemplazione, si libera e manifesta quello stato.
Il sentire di coscienza può essere contemplato in essere e in atto: cosa significa?
Significa che la contemplazione può abbracciare l’abisso dell’Essere fin nelle sue regioni più profonde, o può limitarsi a sentire la forma che quell’Essere assume nel divenire, il suo apparire.
Sono due stati differenti, due profondità diverse. Si può contemplare un gesto, uno stato, un flusso di dati nella più completa neutralità, e può accadere di precipitare nell’abisso dell’Essere/Vuoto e sentire la natura unitaria di tutto ciò che è mentre ogni fatto si mostra nella sua illusorietà e c’è solo il Ciò-che-È.
Contemplare è ascoltare senza che vi sia chi ascolta; è osservare senza che vi sia chi osserva; è sentire senza che vi sia chi sente.
Contemplare è essere orientati verso, senza che vi sia nessuno che sia orientato, eppure ogni senso è orientato verso.
Il contemplante non è un artefice, è un secchio vuoto in cui accade la realtà, uno schermo bianco su cui scorrono le scene di un film.
La contemplazione è dunque uno stato della coscienza che da inconscio diviene conscio, da inconsapevole diventa consapevole: è consapevolezza d’Essere, consapevolezza d’Esistere a se stanti, mai come un qualcuno.
Come si contempla?
Lasciando affiorare il sentire di coscienza. Come? Non essendo identificati con i sensi e i dati che attraversano i corpi, coltivando la neutralità, il secchio vuoto. La volontà viene esercitata esclusivamente per abbandonare ogni identificazione e per disporsi all’ascolto neutrale; il resto accade da sé.
Non è un circo, non ci sono fenomeni, non accade nulla di particolare, non siamo al mercato dove faccio questo e ottengo quello: qui siamo nello spazio del niente, e questo domina.
Nel niente c’è l’abisso del Niente/Essere, ma c’è nel vuoto di sé: questo è lo spazio esistenziale, l’ambiente esistenziale, l’humus esistenziale in cui il lombrico della manifestazione dell’Essere abita e si manifesta.
Essendo uno stato che accade, non puoi dire: cammino e contemplo. Puoi prendere atto che c’è contemplazione mentre cammini, mentre parli, mentre lavori.
L’atto del contemplare accade in uno spazio vuoto di soggetto e di attribuzione: nessuno può dire di contemplare, ma si può affermare che c’è contemplazione.
Non conta cosa i corpi, o la soggettività organizzata e autoconsapevole stanno facendo, o provando, o pensando: quando affermo che non c’è nessuno, non significa che l’impianto della soggettività è evaporato, ma che la consapevolezza è focalizzata altrove, sul sentire, è sentire.
Due piani di coscienza e di consapevolezza vivono simultaneamente:
– la consapevolezza d’Essere;
– la consapevolezza di divenire.
C’è una consapevolezza unitaria che abbraccia la simultaneità di Essere e divenire: divenire risulta totalmente inglobato in Essere. Questa è la ragione per cui c’è contemplazione mentre lavoro o parlo: le due sfere – Essere e divenire – non sono più alternative; Essere contiene divenire e la consapevolezza registra simultaneamente i due aspetti del Reale.
Contemplare è sperimentare l’unità di Essere ed Esistere, è essere quell’Unità, è essere Unità.
La contemplazione è l’Unità di Essere ed Esistere che accade.
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M’inchino, sorge commozione.
Infinita riconoscenza per questa tua capacità di decodificare con parole semplici, stati molto complessi e per metterli poi a disposizione.