Elias. Compulsione e camuffamento: il sesso cerca altro [E253]

«L’interazione sessuale può essere utilizzata come camuffamento dell’intimità. Può anche essere utilizzata come camuffamento dell’accudimento e dell’accettazione».

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MONOGRAFIE
9. La sessualità secondo Elias
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 10

“Sexual interaction can be incorporated as a camouflage for intimacy. It can also be incorporated as a camouflage for nurturing and acceptance.”
«L’interazione sessuale può essere utilizzata come camuffamento dell’intimità. Può anche essere utilizzata come camuffamento dell’accudimento e dell’accettazione».
— Elias, Sessione 1767

Dopo avere distinto espressioni non convenzionali, violenza, accordo e danno, occorre introdurre un’altra distinzione: la forma esterna dell’attività sessuale non dice, da sola, quale esperienza stia realizzando il focus.

La Sessione 1767 è particolarmente importante perché Elias mette a confronto due movimenti che, osservati dall’esterno, potrebbero perfino apparire simili. Da una parte vi è l’esplorazione delle proprie preferences (preferenze), che può ampliare la conoscenza di sé e consentire una più libera espressione; dall’altra vi sono comportamenti che l’interlocutrice indica come sexual compulsions (compulsioni sessuali). Elias conferma che si tratta di azioni differenti. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Il discrimine, quindi, non è semplicemente che cosa una persona fa sessualmente. Una pratica insolita non è per questo compulsiva, così come una pratica convenzionale non è per questo libera. Nemmeno la frequenza dell’attività sessuale, presa isolatamente, permette di stabilire la qualità dell’esperienza. Ciò che diventa rilevante è la relazione fra l’azione, la motivazione, la percezione di sé e ciò che l’individuo sta cercando di ottenere attraverso quell’azione. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

La distinzione acquista particolare significato se viene messa in relazione con quanto già emerso. Nella Sessione 308 Elias presenta l’attività sessuale come un possibile focal point (punto focale) attraverso cui sperimentare apertura, scambio e una sensazione fisica di minore separazione. L’attività sessuale può dunque essere una reale espressione di intimità. [Raccordo editoriale — Sessione 308.]

La Sessione 1767 mostra però il movimento opposto:
— l’interazione sessuale può diventare un camouflage (camuffamento) dell’intimità.

L’individuo può compiere l’atto che viene normalmente associato alla vicinanza con l’altro e, contemporaneamente, utilizzarlo come sostituto di quella stessa intimità. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Non vi è contraddizione fra le due affermazioni. L’attività sessuale non possiede una funzione unica. Può essere espressione di apertura, connessione, piacere, esplorazione e preferenza; ma può anche assumere una funzione diversa, diventando un camouflage (camuffamento) o un substitute (sostituto) di intimità, accudimento, accettazione o valore. In questo secondo caso non conduce indirettamente a ciò che manca: ne prende il posto nell’esperienza dell’individuo. L’essere desiderato, l’attrattiva esercitata sull’altro o ciò che si riesce a “produrre” sessualmente possono così essere utilizzati come sostituti della percezione del proprio valore o della genuina intimità. [Raccordo editoriale — Sessioni 308, 1767.]

Lo stesso atto sessuale può quindi, in un’esperienza, esprimere realmente intimità e apertura e, in un’altra, funzionare come sostituto proprio dell’intimità che non viene consentita direttamente.

È precisamente per questo che sexual activity (attività sessuale) e intimacy (intimità) non coincidono. Le Sessioni 1591 e 201205031 mostrano anche il movimento inverso: intimità, apprezzamento e relazione possono continuare senza attività sessuale. [Raccordo editoriale — Sessioni 1591, 201205031.]

Elias non limita il camouflage all’intimità. Nella Sessione 1767 afferma che l’interazione sessuale può essere utilizzata anche come camuffamento di nurturing (accudimento) e acceptance (accettazione). Subito dopo introduce un quarto elemento: il value (valore).

Un individuo può svalutare sé stesso al punto da rivolgere l’attenzione all’attività sessuale come a un mezzo per ottenere ciò che percepisce di non possedere.
— L’essere desiderato può allora diventare una conferma del proprio valore;
— l’attrattiva esercitata sull’altro può essere utilizzata come conferma di essere accettabile;
— ciò che l’individuo riesce a «produrre» sessualmente può venire equiparato al proprio valore. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Elias usa un’espressione significativa: camouflaged substitute (sostituto camuffato).
Il punto non è che l’esperienza sessuale sia falsa. L’atto è reale, l’interazione è reale e l’eventuale piacere è reale. È la funzione dell’azione a essere diversa da ciò che appare superficialmente: attraverso l’attività sessuale l’individuo cerca di acquisire indirettamente intimità, accettazione, accudimento o valore. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

In questo senso camouflage non significa necessariamente finzione. Indica piuttosto una trasposizione: una ricerca viene espressa attraverso una forma che sembra riguardare soprattutto il sesso, mentre per quel particolare individuo svolge anche — o prevalentemente — un’altra funzione.

La stessa Sessione 1767 offre una distinzione particolarmente netta. L’interlocutrice racconta di stare esplorando differenti espressioni sessuali e di percepire questa esplorazione come un ampliamento dei propri orizzonti. Elias conferma questa lettura: ella sta esplorando maggiormente sé stessa, scoprendo le proprie preferenze e permettendosi una più libera espressione.

Poi aggiunge che questa è «a different action» — un’azione differente rispetto a quella degli individui che sembrano incorporare qualche forma di sexual compulsion (compulsione sessuale). [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

La distinzione può essere sintetizzata così:
— preferenza ≠ libera esplorazione ≠ compulsione.

Questo è importante anche rispetto al capitolo 8. La non convenzionalità di una pratica non costituisce un indicatore di compulsione. Una preferenza può essere intensa, una persona può esplorare numerose forme di espressione sessuale e nulla di questo, in sé, permette di qualificare l’esperienza come compulsiva.

Simmetricamente, un comportamento perfettamente convenzionale può svolgere una funzione compulsiva. Non è dunque il contenuto dell’atto a definire la compulsione.

L’interlocutrice propone poi a Elias una teoria psicologica generale: una particolare compulsione sessuale deriverebbe dall’età emotiva nella quale la persona si era sentita per l’ultima volta positiva rispetto a sé stessa.

Elias non accetta la spiegazione come regola. La definisce somewhat too general (in qualche misura troppo generale) e invita a considerare individualmente la persona e le sue esperienze, invece di applicare automaticamente schemi psicologici già stabiliti. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Questo passaggio pone un limite metodologico molto importante. Elias individua possibili dinamiche: paura, svalutazione di sé, difficoltà nell’intimità, ricerca di accettazione, accudimento o valore. Ma non costruisce una teoria universale secondo cui ogni compulsione sessuale avrebbe la stessa origine.

Non sarebbe quindi fedele al corpus affermare che chi presenta un certo comportamento «in realtà» sta necessariamente cercando accettazione, che ogni compulsione deriva da una mancanza di valore personale o che un’attività sessuale particolarmente intensa rappresenti necessariamente un camuffamento.
La configurazione deve essere compresa nell’individuo particolare. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Nella prosecuzione della Sessione 1767 Elias introduce un altro elemento decisivo. Due persone possono partecipare alla stessa interazione sessuale e, superficialmente, sembrare vivere un’esperienza analoga; ciò non significa affatto che la loro esperienza sia la stessa.

Elias osserva che alcune persone, pur partecipando ad attività sessuali, possono non sperimentare affatto il senso di libertà, piacere o «wonderment» (meraviglia) che l’altra persona associa alla medesima esperienza. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Questo introduce una distinzione molto sottile: una realtà condivisa non implica un significato interiore identico per i partecipanti.
L’atto è condiviso; la configurazione attraverso cui ciascun focus lo sperimenta rimane individuale.

Ciò si collega a quanto era già emerso a proposito dei feticismi e delle associazioni: il significato di un’esperienza non si trova semplicemente nella sua forma esterna. Perception (percezione), associazioni, preferenze, credenze e direzione dell’attenzione concorrono a configurarlo. [Raccordo editoriale — Sessioni 1767, 200704041.]

Nel caso concreto affrontato nella 1767, Elias porta infine l’analisi ancora più in profondità. Le difficoltà nell’intimità con l’altro sono collegate alla mancanza di intimacy with himself (intimità con sé stesso) e alla scarsa allowance (permesso, apertura verso sé stesso) nel prestare realmente attenzione a sé. Secondo Elias, è questa configurazione a generare la paura presente nell’interazione. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

L’elemento significativo è lo spostamento del centro dell’indagine. Il problema non è semplicemente:
— avere sesso / non avere sesso.

Un individuo può avere attività sessuale e tuttavia non consentire l’intimità. Può avvicinarsi fisicamente all’altro mantenendo una distanza da sé stesso. Può cercare di essere desiderato per percepirsi come dotato di valore. Può ricercare nell’altro una conferma che non riesce ancora a riconoscere direttamente in sé.

L’attività sessuale diventa allora una delle superfici attraverso cui si manifesta il rapporto del focus con sé stesso. Ma anche qui occorre rispettare il limite posto dallo stesso Elias: si tratta di configurazioni possibili, non di una spiegazione applicabile automaticamente a ogni difficoltà sessuale. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Il concetto di camouflage non deve infine essere interpretato come una svalutazione dell’attività sessuale. Nel sistema di Elias sexuality (sessualità) rimane un elemento strutturale della particolare dimensione fisica. L’attività sessuale ne costituisce una possibile espressione e può essere vissuta come piacere, apertura, esplorazione, intimità e soddisfazione. [Raccordo editoriale — Sessioni 381, 800, 996, 1767.]

Il problema non è dunque l’atto sessuale, né la sua frequenza, né la sua intensità, né la sua maggiore o minore convenzionalità. Il camouflage descrive una funzione particolare che quell’atto può assumere per un determinato focus:

  • cercare valore invece di riconoscerlo;
  • cercare accettazione invece di permettersela;
  • cercare attraverso il rapporto sessuale l’immagine dell’intimità mentre si mantiene una distanza dall’intimità con sé.

Per questo l’attività sessuale può essere, in esperienze differenti,

  • apertura oppure protezione;
  • espressione oppure sostituzione;
  • libera esplorazione oppure movimento automatico.

La forma dell’atto non consente, da sola, di sapere quale di queste configurazioni sia presente.

La Sessione 1767 permette quindi di precisare un principio importante della M09:

— non è l’attività sessuale in sé a determinare la qualità dell’esperienza, ma la configurazione attraverso cui il focus la realizza.

La compulsione non coincide con una preferenza intensa, con una frequenza elevata dell’attività sessuale o con una pratica non convenzionale. La libera esplorazione delle preferenze può costituire un movimento di maggiore conoscenza e libera espressione di sé.

La sexual compulsion (compulsione sessuale), nel contesto esaminato da Elias, appartiene invece a una configurazione nella quale l’attività sessuale può essere utilizzata come sostituto o camuffamento di intimità, accudimento, accettazione o valore. [Raccordo editoriale — Sessione 1767.]

Ma nemmeno questa configurazione può essere dedotta dall’esterno mediante una formula. Elias insiste sulla specificità dell’individuo e respinge spiegazioni psicologiche troppo generali. La domanda significativa non diventa quindi:
— «quanto sesso?»
né:
— «quale pratica sessuale?»

ma:
— «che cosa sta esprimendo e cercando questo particolare focus attraverso questa particolare esperienza?»

È a questo livello che preference (preferenza), exploration (esplorazione), compulsion (compulsione), intimacy (intimità) e camouflage (camuffamento) possono essere distinti senza trasformare la sessualità in una classificazione morale o clinica.

Sessioni principali: 308 · 1591 · 1767 · 201205031.

Nota editoriale: «compulsione» è utilizzato qui nel senso in cui il termine compare nella Sessione 1767 e non come diagnosi clinica. La Sessione 1767 è nettamente la fonte portante del capitolo; le altre sessioni servono soprattutto a stabilire che attività sessuale e intimità possono coincidere nell’esperienza, ma non coincidono necessariamente.

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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