La metafora del deserto indica la vita lontana dai valori del “mondo”, vita orientata da una moltitudine di archetipi transitori cui il nostro sentire aderisce e di cui è parte costituente e attiva. Il contemplativo diviene uno straniero perché ogni aderenza agli archetipi transitori viene meno e così si consegna a una vita nel deserto.
L’archetipo transitorio è il dito che indica la luna, dove per luna si intende l’archetipo permanente.
L’archetipo transitorio è anche lo scheletro del duale, è ciò che conferisce al divenire una struttura.
Il deserto del contemplativo è anche vivere senza una struttura, una adesione, una appartenenza a qualcosa: il contemplativo che sente il nucleo dell’esistere non crede, è.
Nella visione ordinaria, l’archetipo permanente è l’ideale, l’alto, l’unitario: l’archetipo transitorio ne rappresenta una riduzione didascalica. Nella visione del contemplativo, l’archetipo permanente è il deserto stesso, lo spazio vuoto in cui non c’è indicazione e dove l’archetipo non è altro da sé.
Il contemplativo non è un “sé”, è niente. L’archetipo permanente è niente. Non c’è una vita orientata dalle stelle, c’è invece una vita che in sé è orientamento, in sé è stella che guida e da questa vita il contemplativo non è condotto, egli è quella.
Nel duale tutto è un guidare e un essere guidati, un ricevere e un donare: tutto è relazione, flusso, ritmo. Nell’Essere non è così, tutto questo scompare e rimane solo spazio, vuoto: l’Essenza dell’esistere non è da raggiungere, da conseguire, è qui, è la nostra esistenza, accade a ogni attimo e non è emblematica, è anonima, feriale.
L’Essere visto dal duale è l’ideale alto, l’Essere sentito è ordinario. L’Essere di chi non è più, è vita in un deserto senza riferimenti e senza confini, senza meta e senza scopo: è solo Essere.
Per vedere bisogna togliere l’ingombro, per vedere bene bisogna togliere ogni ingombro e non rimane niente: la contemplazione di questo niente è l’Essere, che non è il niente, è Quel-che-È.
Inutile definire il Quel-che-È, diventa cibo per le menti: bisogna stare nel deserto finché non si sente la natura del niente/Essere.
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