Oltre sé: l’amore come riempitivo di sé, ma non solo 2

Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenzail dolore per una perdita e la scomparsa di sé.

Se continuate a dirvi che la perdita dell’altro vi fa aprire all’amore, state sostituendo un altro feticcio diverso da quello precedente, perché non vi interrogate mai su che cosa significa ciò che accade rispetto alla vita, rispetto a voi e rispetto all’altro. E spesso li vi fermate, consolandovi per la quantità d’amore che riuscite a dare agli altri, pur magari vedendone le insufficienze, ma non vedendo che quell’amore, che erigete a partire da quei presupposti, è inficiato dagli stessi meccanismi che c’erano prima. Voi state costruendo un nuovo pieno laddove è necessario mantenere aperto un vuoto, quel vuoto che temete. (Pag.2)

Tutto il documento tratta dell’elaborazione del dolore quando avviene la perdita di una persona cara, ma a noi preme andare oltre questo ambito perché qui compaiono espressioni che hanno valore a prescindere dal contesto specifico.

“Consolandovi per la quantità d’amore che riuscite a dare agli altri”
Aldilà dell’amore come consolazione ci interessa l’amore come riempitivo, come esperienza che colma un vuoto, uno scacco, una crisi, una perdita di senso. Quell’amore di cui si parla in ogni dove, amore dato, o amore negato o tradito: un tema per tutti e per tutte le stagioni e tutte le ore, buono per non sentire l’angoscia del perdere e del non senso.
Di questo amore non parleremo perché è l’amore comunemente inteso, è ovunque ed è evidente che è una narrazione necessaria per affermare la presenza di sé, tante volte la stessa sussistenza del presupposto di essere un sé.

Ci interessa invece – e così si chiarisce anche l’uso che noi facciamo qui di questo testo della via della Conoscenza – la comparazione con l’esperienza di Amore che sorge da un vuoto di sé ma che non meno dell’amore convenzionalmente inteso impatta con la sua presenza e anche con la sua assenza.

Se l’amore convenzionale riempie, siamo certi che Amore non sortisca un effetto simile? Provate per giorni, settimane, mesi a essere travolti da ondate imprevedibili di Amore – di quel flusso vibratorio che sorge senza ragione e irradia tutti i corpi – e ditemi se non si imprime in ciascun corpo e – quando non è presente quella vibrazione – se non crea il senso di una mancanza, di una nostalgia, di una amputazione.

Questa esperienza va aldilà della interpretazione di sé, dell’affermazione del proprio esserci in virtù di ciò che viene provato. Non si tratta di sentirsi di essere e di esistere come un sé perché viene provato amore o perché lo si riceve: questa esperienza è oltre sé – anche se un riflesso su sé sempre c’è – è una impronta nella meccanica dei corpi che a un certo punto non è più occupata, è un cambio vibrazionale che produce stati opposti di presenza e di assenza di presenza.

Se una vibrazione potente ti attraversa a lungo, quando non c’è lo senti nitidamente e la consapevolezza d’insieme la può registrare anche come assenza, se non come mancanza.
Diviene mancanza in virtù della interpretazione, ma l’assenza è una percezione precisa se la presenza non è stata breve ed effimera.

Sia amore che Amore sortiscono questa assenza ma la loro interpretazione è completamente diversa: in amore, il deficitario vive un abbandono; in Amore vive un cambio vibrazionale consapevole dei molti riflessi che riverbera su tutti i corpi. Nel primo caso c’è una vittima, nel secondo uno stato.

Quante volte, in certi ambiti spirituali, si parla di dare amore e quante volte non si sa cosa si stia operando? Si reitera l’invito a riempirsi nel dare amore o a dimenticarsi di sé nell’essere attraversati da Amore?
Ha senso invitare a dare amore, se Amore – per Sua natura – non sorge sulla base di una scelta, di una volontà?

Logica vorrebbe che si invitasse a dimenticarsi di sé, lasciando all’onda d’Amore la possibilità di sorgere, se e quando può accadere. L’invito a darsi nell’amore – anche quando è specificato che si tratta del darsi di un amore gratuito – è sempre carico di ambiguità: Amore sorge immotivatamente in un contenitore, in un buzzo vuoto.

Alla fine, quando parliamo di amore parliamo quasi sempre del nostro esserci, ma bisogna stare molto attenti anche quando tiriamo in campo Amore: pur vivendo quegli stati di gratuità, di non senso e scopo, sottili infiltrazioni di sé si insinuano e si impossessano dell’esperienza per riempirsi, per qualificarsi.


Ciclo “Oltre sé”

2 commenti su “Oltre sé: l’amore come riempitivo di sé, ma non solo 2”

  1. “Alla fine, quando parliamo di amore parliamo quasi sempre del nostro esserci, ma bisogna stare molto attenti anche quando tiriamo in campo Amore: pur vivendo quegli stati di gratuità, di non senso e scopo, sottili infiltrazioni di sé si insinuano e si impossessano dell’esperienza per riempirsi, per qualificarsi.”

    Sento che è come dici…grazie!

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  2. Vigilare e discernere. Per me indispensabile, perché pur sentendo la spinta dell’Amore, i condizionamenti sono ancora troppi per potersi affrancare dal sé.

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