Via della conoscenza: perdita, fascino, piccolo vuoto 7

[Sommario IA] La spinta al cambiamento nasce da una profonda stanchezza e insoddisfazione verso il percorso interiore intrapreso, una sensazione di essere prigionieri di una gabbia mentale.
Questa stanchezza genera un senso di insufficienza e un bisogno di ricerca, spingendo l’individuo verso nuove strade, anche se incerte.

La spinta non è riconducibile a un singolo fattore (fuoco interiore, azione dell’Oltre, emozioni), ma è un processo complesso che coinvolge la globalità umana (pensieri, emozioni, azioni).
La “via della Conoscenza” rappresenta un esempio di questo nuovo percorso, caratterizzato da un’altalena di fascino e perdita, di svuotamento e messa in crisi del proprio “io”.

Fonte: Via della conoscenza, comunicazioni fondanti riviste e aggiornate nel 2024.

Un partecipante: Voi avete affermato che la possibilità che accada una trasformazione nell’uomo implica che lui sia profondamente stanco di ritrovarsi sempre dentro la stessa gabbia mentale. Il presupposto al cambiamento è che ci sia nell’uomo una spinta che lo metta talmente nell’angolo da permettergli di comprendere che la vita è più potente della mente. Ma cos’è questa spinta e da dove nasce? È forse quello che in molte esperienze spirituali è considerato un fuoco interiore, oppure è l’azione dell’Oltre, o sono solo emozioni?  

Una voce: Tu ci domandi come sia possibile, pur collocati dentro un percorso interiore, affascinarsi di un contro-processo che, come nel caso della via della Conoscenza, toglie spazio alle certezze precedenti e nega tutto quel bagaglio di concetti di cui l’uomo si è riempito nel suo percorso interiore. E poi chiedi anche come può un uomo abbandonare una via che, a suo tempo, ha praticato per un certo periodo. La risposta a queste domande parla innanzitutto di un meccanismo psichico nell’uomo.

Quando la via interiore che state percorrendo non vi basta più, ognuno di voi incomincia a cercare e a valutare una nuova strada verso il proprio miglioramento. Cioè quando l’inquietudine torna a mordere dentro, accompagnata da insoddisfazioni e dubbi nei riguardi del cammino che si sta percorrendo, allora ci si scopre proprio stanchi e dubbiosi di quello che si crede di aver raggiunto; questo perché si vede che certi meccanismi continuano a ripetersi e ci si sente prigionieri dentro una gabbia mentale. La spinta, di cui parli tu, parte sempre da un senso di insufficienza e di insoddisfazione che produce una tensione verso una nuova ricerca e un bisogno di indirizzarsi verso qualcos’altro di ancora non preciso. 

È quindi la stanchezza verso le mete spirituali, che un tempo fungevano da motore, a dare l’avvio a una ricerca che abbandona i terreni praticati e conquistati e che vi spinge, a quel punto, a inoltrarvi lungo una nuova fase di ricerca, pur se incerta e non-nota, e per questo affascinante, che prende l’avvio proprio dal vostro bagaglio interiore per spingersi oltre.

Tu domandi anche che cos’è questa spinta e da dove nasce. Ciascuno di voi è pronto ad abbandonare vecchie certezze e progettualità, o mete interiori, e ad avventurarsi su un terreno nuovo e impervio, come quello della via della Conoscenza, solo quando non ne può più del rapporto con se stesso, delle insufficienze che – nonostante i tanti sforzi – continua a scoprire in sé e del modo con cui affronta la vita, l’alterità, il tempo che scorre e il ripetersi di un quotidiano che mai basta a soddisfare le pretese.

Fin quando siete soddisfatti di voi, delle vostre conquiste, delle tante pratiche interiori, del vostro rapporto con gli altri, con la vita e con l’immagine che avete del Divino, voi rimanete fedeli al percorso interiore del “passo dopo passo” verso una meta che possa evolvervi, e che vi mantiene ignari della profondità, che già è unione fra tutti gli esseri.

Ora che siete qui, ci chiedete se questa spinta nasca da un fuoco interiore, da un’emozione o dall’azione dell’Oltre. La risposta è che in ogni processo interiore c’è una dimensione che eccede l’uomo e che non vi è possibile conoscere e nemmeno indirizzare. È ciò che sempre agisce, ma di cui non siete consapevoli, ed è ciò che noi chiamiamo gratuità, che costantemente è presente ma che, non riconosciuta, non la vivete consapevolmente. Però oggi ci limitiamo a parlare di colui che, dentro il percorso interiore, si stanca di quello che pensa di aver ottenuto, perché ne vede difetti e insufficienze, e incomincia a spostare lo sguardo altrove per individuare, sia pure ancora approssimativamente, una nuova possibilità di giocarsi un’altra partita che lo coinvolga interiormente.

Se si vuole capire che cosa sia quella spinta, è necessario tenere conto di ciò che la precede e la prepara, vale a dire l’insoddisfazione che si esprime a un certo punto dentro la globalità umana: nei pensieri, nelle emozioni e nella difficoltà di continuare a mettere in atto quelle azioni che non bastano più e sembrano insufficienti perché non producono risultati interiori soddisfacenti. Nella via interiore questa stanchezza, che mette in crisi pensieri, emozioni e azioni indirizzate verso una trasformazione evolutiva, è da osservare e approfondire, perché rivela che cosa stia sorgendo dentro di sé come esigenza, anche se accompagnata dalla riproposizione di vecchi processi che sono stati vissuti passando da situazioni insoddisfacenti ad altre situazioni che hanno lasciato l’amaro in bocca.

Questa è la premessa al nascere del fascino per la via della Conoscenza, che rappresenta un nuovo motore proprio a ridosso di un’insoddisfazione ancora imprecisa, sfumata, che però bussa. Si tratta di una stanchezza che ha la capacità di rendere poco importante ciò che prima lo era e che contemporaneamente rende possibile il lasciarsi mettere in crisi in quello che si credeva e nelle scelte rispetto all’agire, ma soprattutto ha la forza di creare la disponibilità a perdere quello che – per così dire – è stato conquistato, in quanto se ne vedono i limiti.

Si apre internamente un piccolo vuoto che lascia emerge il fascino verso la possibilità, mista a desiderio, di perdere qualcosa di sé, che prima era così amato e così difeso. Quindi, sia la stanchezza per il passato, che un’apertura verso la possibilità di perdere, e poi ancora perdere, sono le premesse all’emergere di un nuovo fascino per il contro-processo della via della Conoscenza, che sembra presentare alternativamente momenti di desiderio di svolta a momenti di forte radicalizzazione.

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