Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
Che cosa donate agli altri quando vi dite: “Do amore”?
[…] Quando fai questo, operi spinta dall’idea che tu abbia dentro di te qualcosa che possa servire all’altro. Ma prova a partire da un’altra prospettiva, che fa dire: “Io non so cosa ho dentro da donare, eppure una spinta interiore mi porta a offrire qualcosa che non so. E allora lo faccio”. È semplicemente un moto che nasce dentro e che va verso l’altro senza esigenze, perché non si sa che cosa si dà e non si pensa che quell’offrire sia un’occasione per l’altro. (Pag.2)
“Che cosa donate agli altri quando vi dite: “Do amore”?”.
Doniamo una rappresentazione sentita nei corpi di quello che noi comprendiamo come “amore”.
Amore è uno stato d’Essere ed è una esperienza nel relativo, qualcosa che viene sentito nei corpi transitori e nell’immagine di sé.
Della seconda declinazione di amore abbiamo già detto nel post precedente: una proiezione di una nostra comprensione relativa, qualcosa che, essenzialmente, narra noi stessi.
Della prima declinazione trattano queste parole della via della Conoscenza: “un moto che nasce“.
Amore come moto, spinta, vibrazione che conduce, consapevolezza che sorge e determina il pensare, provare, agire.
Moto che non ha scopo e di certo lo si ignora, che conduce a un pensare, provare, agire non personali, neutrali, vuoti di soggettività.
Un moto che può accadere perché c’è un vuoto di sé, che dunque è oltre sé, indipendente da sé, indifferente a sé.
L’unico amore che l’umano può conoscere non è un “suo” amore dato o ricevuto, è semplicemente Amore.
Siamo anni luce oltre le pretese, prima tra tutte quella di saper dare e di ricevere amore, due non realtà, due suggestioni.
L’amore che serve all’altro, l’amore che necessita a sé: narrazioni.
L’amore che cambia il mondo, l’amore che sana e guarisce, l’amore che salva, l’amore che perdona: narrazioni.
Il contemplativo che sperimenta Amore è attraversato da una forza che lo brucia e lo annienta in ogni certezza: c’è solo Amore. Per chi, per cosa, sono domande che il contemplativo non si pone perché semplicemente Amore accade e non lo riguarda la direzione e lo scopo che ha, non lo riguarda perché lui, il contemplativo, non c’è.
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Si è strumenti. Quando si comincia a comprendere che non c’è necessità di un riconoscimento, che non c’è scopo, ma solo la necessità di seguire un moto interiore, allora si comincia a comprendere la gratuità.
E forse, in parte, l’Amore.