Contemplazione: consapevoli di non conoscere (beatitudini1.1)

Queste beatitudini sono state trasmesse da una entità denominata La Voce durante una seduta del Cerchio Firenze 77.

Una presentazione de La Voce, il testo completo delle beatitudini
e gli altri interventi dell’entità all’interno del Cerchio Firenze 77

1- Beati voi siete che potete affinarvi nell’istruzione, ma guai a chi non è convinto di nulla sapere, perché dell’umile è il Regno dei Cieli.

Ma guai a chi non è convinto di nulla sapere: tutti i giorni, soprattutto quando leggo argomenti di carattere scientifico, sperimento il dolore che sorge dalla disposizione di individui che sembrano non conoscere il dubbio. Ma mi accade anche con argomenti spirituali quando gli autori sono così immersi nei loro paradigmi da non coglierne l’estrema relatività.

Certamente anche quello che scrivo io appare ad altri occhi e ad altre comprensioni come avulso dal dubbio e frutto di un eccesso, soprattutto se chi legge non ha conoscenza esoterica.
Eppure per me tutto è dubbio e chi si è addentrato nella visione che sostengo sa quanto io dubiti anche del pensiero dei “grandi”: Dōgen innanzitutto, ma anche il Cerchio Firenze 77.

Proprio stamattina riflettevo sulla continuità tra la trasmissione del Cerchio Firenze 77 e quella del Cerchio Ifior: da metà degli anni ’50 del secolo scorso al 2017 questi due cerchi hanno ininterrottamente comunicato contenuti di altissimo valore ma, per tanti versi, solo a un lettore che abbia una visione unitaria dei due fenomeni, si evidenzia come il Cerchio Ifior abbia messo a terra e dato concretezza ad alcuni postulati del Cerchio Firenze, postulati non inattaccabili e che necessitavano di una più approfondita trattazione.

Quel “guai a chi non è convinto di nulla sapere” mi conduce a diffidare degli scodellatori di verità, anche quando parlano dal piano akasico, perché anche da quel piano – pure parzialmente unitario – sortiscono visioni parziali, ma soprattutto temo i discepoli di tutte le specie perché illusi di possedere un brandello di verità. Saranno così anche i discepoli di questo Sentiero nonostante le tante legnate che hanno ricevuto negli anni della formazione e che ancora, più saltuariamente, ricevono?

Chi è convinto di nulla sapere lo è divenuto perché ha conosciuto un altro sapere, un’altra conoscenza, un’altra consapevolezza del Reale che va ben aldilà della conoscenza e del sapere comunemente intesi. Sai di non sapere perché in te è sorta una qualche comprensione unitaria dell’Essere e dell’Esistere colta con i sensi del sentire: da quel punto di osservazione, dal sentire, ti è stato possibile contemplare – per uno o mille attimi senza tempo – tutto ciò che il sentire precede: la conoscenza cognitiva, quella sensoriale, emotiva, affettiva, quella derivante dalle azioni e dalle relazioni.

Senza la possibilità di comparare due piani di conoscenza e di sapere, non si è in grado di comprendere cosa sia relativo e cosa no. Se ho l’immagine di un oggetto senza una unità di confronto, come faccio a conoscerne la dimensione, la qualità: considero quella come una realtà con tratti assoluti, ma se fosse rappresentata insieme a un altro oggetto ne coglierei la totale relatività.

Se il mio mondo è quello del divenire dove l’intelletto, le emozioni, le sensazioni, gli affetti, le esperienze, le relazioni sono tutto e mi confronto con individui che hanno la mia stessa visione e comprensione, sono immerso in un mondo che in realtà non si confronta con nessun altro, che si racconta storie e ci crede perché solo quelle vede e comprende e non può confrontarle con altre.

Quando, per comprensione acquisita, il punto di vista proprio del sentire di coscienza si dischiude, allora i due mondi sono soggetti a comparazione: dal sentire osservo le logiche duali del divenire, dal divenire contemplo la dimensione unitaria del sentire. È allora che so di non sapere e nessuno potrà convincermi che invece so, che conosco questo e quello, perché di tutto quello che so sento oramai la profonda relatività, limitatezza e illusorietà.

Allo stesso modo, sentendo il piano unitario, sono consapevole di essere un bambino di quel piano e di conoscerlo solo nelle sue sfumature più superficiali: come mi guardo attorno, so di non sapere, di non conoscere, di non aver compreso, sempre.

2 commenti su “Contemplazione: consapevoli di non conoscere (beatitudini1.1)”

  1. Coltivare il dubbio, lo studio, comprendere la complessità della realtà. Questi sono stati di certo i punti cardine di sprone del Sentiero.
    Così ci si plasma all’umiltà, alla consapevolezza della pochezza della condizione umana.

    Rispondi
  2. La verità è qualcosa che procede con l’espansione del Sentire, sappiamo di essere in cammino e, seppur volgendo lo sguardo verso l’Unità; sappiamo di comprendere solo la porzione del reale che il nostro Sentire ci consente.

    Rispondi

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