Il secondo capitolo dell’ottavo libro della Via della Conoscenza dedicato al tema dell’amore.
📌 Il vuoto assoluto è amore assoluto: ottavo libro della Via della Conoscenza (2026) in pubblicazione
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Capitolo 2
1. Manifestazione
L’Uno è assenza.
Quindi per parlarne ci serviremo di metafore;
usando una raffigurazione, l’Uno è la manifestazione che esce dallo stato di quiete e appare moto, non mutando ma restando immoto, vale a dire continuità di essere, anche nel momento in cui appare il passaggio dalla potenzialità all’atto.
Atto che è manifestazione, cioè moto apparente.
Ed è essere
il principio che presiede all’emanazione attraverso un moto che è non-luogo, non-spazio e non-tempo, eppure luogo, spazio e tempo sono nel divenire. La spiegazione è che l’universo è espressione del nascere e morire, poiché l’osservatore non comprende cosa sia l’eterna persistenza. [Una voce]
2. Amore nella manifestazione
L’Uno è,
e la manifestazione perennemente presente nel creato è amore divino; ed è amore divino l’animare, il vivificare, lo scomporre e il ricomporre, riconducendo ogni essere all’unità.
L’Uno è trascendenza sia di essere che di non-essere,
ma è anche potenzialità al divenire, al frantumarsi,
allo scomporsi ed al consumarsi.
Però con voi occorre usare, per descrivere l’essenza dell’universo, l’immagine di un punto da dove si originano i vortici necessari al perpetuo frantumarsi del creato sia in svariate forme che mutano, sia nel divenire di attimo dopo attimo.
Vortice, cioè il palpitare che l’essere esprime nel momento in cui apparentemente si origina il divenire.
Vortice, cioè pulsazione, movimento, articolazione, divisione, frantumazione e scomposizione, ovvero pluralità e molteplicità. [Una voce]
3. Molteplicità
L’Uno non “abita” – come pensate voi –
in una dimensione sconosciuta e irraggiungibile;
è il molteplice la Sua espressione,
anche se l’Uno ne è trascendenza.
Voi ponete una separatezza tra Uno e molteplice,
perché introducete una distinzione concettuale,
mentre il molteplice è già potenzialmente nell’Uno,
e quindi è l’Uno;
questo perché ciò che è creato non è separato o distinguibile dall’Uno.
Lo è solo ad uno sguardo duale.
Partecipante: Cosa avviene prima del costituirsi della materia? Che cosa sta fra la materia e la realtà assoluta?
Nulla, è l’unica risposta,
anche se dal vostro punto di osservazione non è possibile spiegare la materia senza frapporre una presenza fra il principio emanante e l’oggetto emanato, poiché per voi dall’Uno non può arrivare il molteplice senza introdurre la dualità.
Nella manifestazione la potenza si traduce in atto,
circoscritta nel tempo e nello spazio
– fatto dopo fatto –
e questo vi fa credere che l’atto sia generato o emanato all’interno di una temporalità.
Partecipante: Ma tra potenzialità e attuazione c’è una differenza.
Appare a voi perché separate l’Uno ed il molteplice
con un’immaginaria barriera.
Ma non c’è distinzione:
in potenza, il molteplice è già, cioè è Uno.
Nell’emanazione si costituisce un flusso
che, per l’osservatore, si scompone,
formando il relativo,
e lì si frantuma, si divide,
si oppone e si consuma in un’apparente dualità.
Ed anche se si dice che dall’Uno si emanano gli universi,
mai si emanano direttamente le forme,
ma solo il principio che le crea,
ed il principio è la dualità,
cioè separatezza, distinzione,
opposizione ed espressione del pensiero “io sono io, tu sei tu”.
[Una voce]
4. Quiete assoluta
L’Uno è quiete assoluta,
cioè immoto,
ma viene concepito come moto perché dall’Uno si origina il molteplice, che è la complessità che voi chiamate mondo.
Nel molteplice l’Uno è,
ma voi lo raffigurate in una dimensione sconosciuta.
Del molteplice, che è espressione delle infinite forme che vengono osservate dall’occhio umano, l’Uno è trascendenza. [Una voce]
5. Causa non causata
Non c’è causa nel principio che governa gli universi.
L’Uno non è causa,
non genera effetti e non produce,
ma niente è separabile da Lui e niente è distinto.
L’Uno è potenzialità di espressione all’infinito,
poiché il manifestato è da sempre essere,
cioè manifestazione divina che si traduce in atto.
Per l’osservatore, che vive in una dimensione spazio-temporale, è potenza che si apre al divenire e che si traduce in quel mondo che è intorno o in quel preciso atto o nel fatto di quel momento. [Una voce]
6. Non-volontà
L’Uno è non-volontà.
Non esiste volontà nella manifestazione,
poiché la potenza non è assimilabile alla volontà che voi intendete,
nella quale è presente la decisione di attuare qualcosa.
Nella realtà divina i fatti non sono attuazioni,
sono Tutto è da sempre
e la manifestazione è apparenza.
Non esiste un momento in cui l’Uno “decida” di emanare
e non esiste nemmeno la volontà
o la necessità di farlo in assenza di pensiero,
di intenzionalità,
di un prima e di un dopo. [Una voce]
7. Moto e immoto
Moto e immoto, riferiti all’Uno, sono inscindibili,
quindi tutto ciò che diviene è conseguenza del già esistente,
che è essere;
questo significa che ogni cosa diviene e pur tuttavia nulla diviene.
Partecipante: Ma come è possibile affermare qualcosa di contraddittorio, e cioè che l’Uno è ma non diviene, e che contemporaneamente diviene?
Dire che Tutto è assoluto
sottintende la presenza anche di ciò che non è mai nato,
che non è mai morto,
cioè che non è mai esistito,
in quanto nella realtà assoluta moto e non-moto,
essere e non-essere sono sintesi,
non separazione e non opposti.
Quindi sono realtà in potenza,
sono sintesi con potenzialità al divenire,
poiché nulla può esistere fuori dalla realtà assoluta.
[Una voce]
8. Il concetto di Spirito Universale
Comunemente si dice che l’Uno emana,
anche se mai emana.
Accade che ciò che è eternamente esistente
si mostri a voi come creazione inserita nel tempo e nello spazio.
Oltre le forme non c’è forma:
dal nulla tutto deriva
e le sole immagini che possono essere aderenti all’Uno
sono quelle di vuoto assoluto o di assenza assoluta,
cioè non-tempo e non-spazio, non volontà e non azione.
Ed allora a voi serve una spiegazione per ciò che eternamente è in potenza e che qui concretizziamo in un punto come origine della manifestazione.
Però parlare di un anonimo punto non vi dà la spiegazione del perché esistano le forme che vi appaiono, ed allora vi immaginate un’estensione che tutto abbraccia, oppure un campo che tutto comprende, e lo individuate nel concetto di Spirito Universale, visto come un contenitore che racchiude ciò che viene creato, poi lo alimenta, lo consuma e lo fa morire. [Una voce]
Stampato.