L’esplorazione non aggiunge qualcosa a ciò che la coscienza è: ne esprime possibilità in configurazioni vissute specifiche.
INDAGINI SU TEMI SPECIFICI
L’esperienza medianica e intuitiva nell’Essenza-focus
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Una riflessione di uma in dialogo con l’insegnamento di Elias. I riferimenti alle sessioni documentano le formulazioni di Elias; il percorso interpretativo sviluppato nel testo è proposto come riflessione, non come sua dottrina esplicita.
Se l’Essenza conosce, quale significato ha il suo esplorare? Che cosa accade nell’esperienza, se non dobbiamo immaginare una coscienza incompleta che accumula conoscenze per diventare completa?
Il mio punto di partenza è questo: sapere e conoscenza vissuta (comprensione nel linguaggio del Sentiero) non si esauriscono l’uno nell’altra. Tra il sapere e il vivere conoscendo fino in fondo, si apre tutto l’esplorare dell’Essenza, tutto il suo concreto esistere.
Dire che l’Essenza sa non significa avere già descritto che cosa sia il suo vivere. La conoscenza non sostituisce l’esperienza, né la rende superflua. L’esplorazione possiede una consistenza propria: è il prendere forma del vivere consapevole nelle sue molteplici espressioni.
Occorre tuttavia precisare la premessa. La formula «l’Essenza già tutto sa» diventa fuorviante se quel “tutto” significa che ogni esperienza è già compiuta e ogni possibilità di scoperta esaurita. Nella Sessione 777 Elias distingue quanto è creato e conosciuto dalle nuove espressioni che la coscienza crea nell’esplorazione. Il suo discorso comprende dunque una novità reale dell’espressione, che non può essere cancellata invocando una conoscenza totale e immobile. [1]
La completezza e il vivere
Nella Sessione 549 Elias distingue l’espansione della consapevolezza e dell’esperienza dall’espansione di ciò che si è. La coscienza, in quanto tutto ciò che è, non riceve qualcosa da un proprio esterno. L’esplorazione riguarda le sue capacità e le azioni che esprime. [2]
Questa distinzione consente di porre la domanda in termini più precisi: che cosa muta nell’esperienza, se non aumenta ciò che la coscienza è?
La mia lettura è che muti il concreto modo del suo vivere consapevole. L’esperienza è specifica: una relazione, una prospettiva, un’espressione, una particolare configurazione di possibilità. Affermare che tutto questo appartiene alla coscienza non ne annulla le differenze.
Si può essere completi senza essere immobili. Si può esplorare senza che l’esplorazione debba colmare una mancanza. Il problema nasce quando attribuiamo alla completezza il significato di un’esistenza conclusa, nella quale il vivere non abbia più nulla da esprimere.
Una consapevolezza che vive
Un’analogia può aiutare, purché resti un’analogia umana: conoscere una composizione musicale non equivale a eseguirla. L’esecuzione ha una propria realtà, fatta di ascolto, relazione e concretezza espressiva. La conoscenza della composizione non cancella ciò che accade nel suonarla.
Non intendo con questo rappresentare l’Essenza come un musicista davanti a una partitura già scritta. L’esempio serve soltanto a distinguere la conoscenza da quel particolare accadere che è l’esperienza vissuta.
Quando dico che nell’esplorazione vi è un mutamento della consapevolezza, mi riferisco a questa concretezza. La consapevolezza è vissuta secondo qualità, relazioni e forme differenti. Il mutamento non deve essere necessariamente tradotto in un passaggio dall’ignoranza al sapere o da un grado inferiore a uno superiore.
L’espressione “esperienza di natura diversa” riguarda qui la qualità dell’esperienza, non una trasformazione della natura ontologica della coscienza. Non sto affermando che l’Essenza diventi più Essenza. Sto cercando di riconoscere la realtà del suo esistere nelle differenze del vissuto.
L’esperienza non è esterna all’Essenza
Nella Sessione 1879 Marta propone che non vi sia separazione fra chi esperisce e l’esperienza, e mette in relazione azione, conoscenza e consapevolezza. Elias conferma questa comprensione e riconosce, nello stesso dialogo, l’unicità dell’espressione esperienziale e la personalità. [3]
Questo passaggio mi conduce a precisare anche l’idea che l’Essenza “acquisisca dati” dal focus. La formula cerca di riconoscere che l’esperienza concreta ha un significato per l’Essenza, ma può suggerire due soggetti separati: uno vive, l’altro raccoglie i risultati.
Nella prospettiva che sto proponendo, il vivere del focus appartiene al vivere dell’Essenza. L’esperienza non deve compiere un viaggio per raggiungerla. La specificità di quella vita è già interna alla sua espressione.
L’inseparabilità di esperienza e consapevolezza, tuttavia, non mi sembra eliminare il mutamento. Se esse sono inseparabili, il differenziarsi dell’esperienza riguarda il concreto esprimersi della consapevolezza stessa. Questa è la mia interpretazione del rapporto, non una conclusione che Elias espliciti in questi termini.
Il sapere non conclude l’esplorazione
Rimane una tensione nelle fonti.
— La Sessione 549 insiste sul fatto che la coscienza non aumenta ciò che è;
— la 777 parla di nuove espressioni e di scoperta.
Non considero risolta questa tensione attraverso una formula, né la trasformo in una successione universale di esperienze che l’Essenza accumulerebbe nel nostro tempo. [1][2]
La riflessione può però mantenere insieme due esigenze: la completezza non diventa immobilità, e il mutamento esperienziale non diventa necessariamente progresso verso una perfezione futura.
L’Essenza vive la propria conoscenza nell’esplorazione. Quel vivere ha una realtà specifica che il “sapere già” non esaurisce. È in questo senso che considero l’esperienza un mutamento delle forme vissute della consapevolezza: l’esistere della coscienza nella concretezza delle sue espressioni.
uma: Rimane una tensione nelle fonti.
— La Sessione 549 insiste sul fatto che la coscienza non aumenta ciò che è;
— la 777 parla di nuove espressioni e di scoperta.
È verosimile che le nuove espressioni e scoperte siano relative proprio a ciò di cui stiamo discutendo? Espressioni e scoperte interne all’insieme del già conosciuto ma non esperito nella consapevolezza…
Un’esperienza medianica, o un processo intuitivo “strutturale”, pur interni al conosciuto, producono variabili della consapevolezza sempre nuove…
Sì, è un’interpretazione verosimile, purché precisiamo che cosa intendiamo per «già conosciuto». Il punto della tua proposta è distinguere la conoscenza della realtà dalla specifica esperienza consapevole che si esprime al suo interno.
Nella mia formulazione precedente ho lasciato troppo separati i due enunciati: la coscienza non aumenta ciò che è; la coscienza crea nuove espressioni. Non sono necessariamente in contraddizione: possono descrivere rispettivamente la completezza dell’essere e la novità del suo concreto esprimersi.
La Sessione 549 offre già un sostegno a questa lettura: Elias ammette un’espansione della consapevolezza e dell’esperienza, distinguendola dall’espansione di ciò che si è. La novità esperienziale, dunque, non richiede un’aggiunta all’essere della coscienza. eliasweb.org
La precisazione riguarda la Sessione 777. Qui Elias non dice soltanto che qualcosa di conosciuto viene finalmente esperito: parla di nuove espressioni che non sono conosciute perché non sono state create. Perciò sarebbe troppo restrittivo ricondurre quel passo alla sola esperienza di un contenuto già interamente determinato e noto. eliasweb.org
La tua intuizione può essere mantenuta formulandola così: la coscienza esplora ciò che è, ma la conoscenza di ciò che è non esaurisce le configurazioni esperienziali del suo esprimersi. La novità può riguardare proprio queste configurazioni:
— come una possibilità viene vissuta,
— attraverso quale relazione,
— secondo quale prospettiva
— e con quale qualità di consapevolezza.
Consideriamo una relazione medianica. Il contenuto comunicato può essere conosciuto dalla presenza comunicante; l’incontro comprende però anche il suo esprimersi attraverso quel focus, il rapporto con quegli interlocutori, le possibilità di comprensione e di traduzione che si manifestano. La conoscenza comunicata e l’esperienza della comunicazione sono distinguibili, anche quando appartengono a un’unica azione.
È significativo che Elias, nella Sessione 800, collochi proprio nella propria interazione con gli umani 👉le nuove espressioni dell’Essenza e le nuove scoperte nella manipolazione dell’energia. Questo è il riferimento più diretto a favore della tua lettura: l’esplorazione riguarda anche chi offre l’informazione. eliasweb.org
Per un processo intuitivo «strutturale» — intendendo un modo di vivere nel quale l’intuizione partecipa stabilmente al rapporto con la realtà — la tua ipotesi acquista un’ulteriore articolazione.
Non si tratta soltanto del riconoscimento di un contenuto: quel riconoscimento entra nelle relazioni, nelle scelte, nel modo di percepire e di esprimersi. Ogni concreta espressione può costituire una diversa configurazione della consapevolezza vissuta. Questa è un’applicazione interpretativa, non una descrizione esplicita ricavata dalle sessioni citate.
Userei proprio configurazioni della consapevolezza al posto di variabili: rende più chiaro che parli di modi effettivi del vivere consapevole. E manterrei «sempre nuove» come tua tesi, senza attribuirle alle fonti come una legge secondo cui ogni esperienza debba necessariamente produrre novità.
La completezza della coscienza e la novità dell’esperienza possono essere affermate insieme.
— L’esplorazione non aggiunge qualcosa a ciò che la coscienza è:
— ne esprime possibilità in configurazioni vissute specifiche.
— Una relazione medianica o un processo intuitivo possono muoversi entro conoscenze già disponibili e, nello stesso tempo,
— costituire nuove espressioni della consapevolezza.
È questa novità del vivere, e non soltanto l’acquisizione di informazioni, che la nostra riflessione intende mettere a fuoco.
Fonti
- Sessione 777, 15 febbraio 2001 — Imagination. Distinzione fra ciò che è creato e conosciuto e la creazione di nuove espressioni.
- Sessione 549, 20 gennaio 2000 — Cosmology/Probabilities; Expansion vs. Becoming. Completezza della coscienza, esplorazione, espansione di consapevolezza ed esperienza.
- Sessione 1879, 3 dicembre 2005 — Regional Area 4. Comprensione proposta da Marta e confermata da Elias sull’inseparabilità di esperienza, azione e consapevolezza.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
