Cerchio Firenze 77: il dualismo «io-non io» 42

Noi ci siamo interessati di diversi quesiti importanti della filosofia quali – per menzionare alcuni di quelli che ci hanno interessato – Realtà ed apparenza, divenire ed essere. Ebbene, fra questi occupa un posto preminente il «monismo-pluralismo».

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Può sembrare che questo dilemma sia da relegare fra le inutili esercitazioni accademiche – e questo forse può essere in parte vero – ma se dalla soluzione del quesito ne risultasse prima di tutto una maggior comprensione della realtà in cui ciascuno vive, e poi in che direzione muoversi per vivere armonicamente con questa realtà, non c’è dubbio che un simile approfondimento tornerebbe utile perché, vedete, se il Cosmo è oggettivamente composto da una pluralità di mondi e di esseri, allora la partecipazione ai problemi altrui è una questione di semplice solidarietà umana o spirituale; ma se il «tutto esistente» è una Realtà del tipo di quello concepito dal monismo spiritualistico, allora l’amore al prossimo è qualcosa di pi di un semplice precetto, anche se in ogni caso sempre da seguire.

Il campo ove è focalizzata l’attenzione, onde pervenire alla conoscenza, voi sapete che è diverso fra cultura orientale e cultura occidentale. I due criteri seguiti ricalcano né più né meno, lo schema «io-non io», disegnato dalla mente. L‘«io» è il soggetto della conoscenza, il «non-io» l’oggetto. L’attenzione della cultura occidentale è concentrata, principalmente, alla ricerca dell’oggettività. Infatti ciò che si può analizzare, esaminare scientificamente è il «non-io»; mentre gli orientali polarizzano la loro analisi sul mondo interiore del soggetto. I criteri, essendo seguiti l’uno con l’esclusione dell’altro, non hanno portato ad una visione d’insieme di quel poco della Realtà che l’uomo può cogliere, conducendo gli orientali a poco conoscere del mondo esterno all‘«io», e gli occidentali, fino a pochi anni fa a poco sapere del mondo interiore del soggetto.

Tutto questo naturalmente dando per esatta la suddivisione della realtà operata dalla
mente secondo il criterio «io-non io». Intendo dire che la mente lavora partendo da un postulato dualistico, nel senso che dà come dimostrata a priori ed oggettiva la dualità.
Ma, in effetti, il dualismo «io-non io» è strutturale nella Realtà, oppure deriva unicamente da una percezione limitata ed inesatta di essa?
Crediamo di avere risposto a questa domanda parlando dell‘«io». In ogni caso torneremo su questo argomento con delle considerazioni ad una prossima occasione.

Ricordo solo brevemente che per noi l‘«essere» non è un «io» che «sente», ma è un insieme di «sentire»; e quindi il senso dell‘«io» risulta dal punto d’incontro di due coordinate: l’ascissa, che sarebbe il senso di separatività proprio del «sentire» a livello umano – l‘«io» spaziale, potremmo chiamarlo – e l’ordinata che sarebbe la memoria, ciò che crea la continuità dell‘«io» nel tempo e quindi potremmo chiamarlo l‘«io» storico o temporale. Ma in ogni caso la pluralità comprende ogni dualità, perciò risolvendo il dilemma monismo-pluralismo, ne consegue logicamente una risposta a livello generale di principio, valida anche per il dualismo «io-non io».

Ma come pervenire a capo di questo dilemma? Non abbiamo la pretesa di risolverlo in senso assoluto; la soluzione radicale sta in campi per ora a voi inaccessibili, tuttavia, intanto, abbiamo dato una risposta che sul piano logico e filosofico, in breve, suona così:

  • se si ammette una pluralità oggettiva, allora esiste un tempo oggettivo, uno spazio vuoto, non un Dio ma più Dèi, ciascuno dei quali privo dei caratteri di assolutezza, eternità, infinità, immutabilità ecc., possibili se esiste oggettivamente solo l’Unità.
  • Ma oltre a questo, se si osservano certe manifestazioni chiamiamole naturali, che hanno un carattere indubbiamente unitario, si rileva come l’Unità risulti dalla confluenza di molteplicità, sicché si può ragionevolmente credere che ciò che a noi appare molteplice confluisca nell’Unità.

Per esempio: la consapevolezza, che ha un carattere così unitario, risulta l’insieme di tanti piccoli atti istintivi della mente, cosi diversi che potrebbero essere prodotti da tante menti diverse da quella consapevole. Cosa che non è. E questa consapevolezza non è l’insieme di tante piccole consapevolezze, ma ha un carattere a sé; tanto che certe sensazioni dolorose ben localizzabili, sono localizzate solo di riflesso. Intendo dire che se, per esempio, una parte del suo corpo soffre, l’uomo prima avverte un senso generale di malessere – è lui come unità che soffre – e una frazione di secondo dopo localizza la parte sofferente.

Ancora: se voi chiudete alternativamente prima un occhio e poi l’altro, vi rendete conto come ciascun occhio percepisca un’immagine diversa, cosi diversa che se le due immagini fossero fotografate, le fotografie non sarebbero assolutamente sovrapponibili. Non solo, ma l’insieme delle due immagini è un’immagine ancora diversa, un’immagine che ha una profondità.
Ebbene, se si analizza questo processo, ci si rende conto delle modalità secondo cui si svolge. Voi sapete meglio di me che il vedere non è un processo tanto degli occhi quanto della mente. Un’immagine, in sé, è un insieme di macchie di colori, di chiari e scuri, di luce e d’ombra, di forme. È la mente che analizza quelle macchie colorate e le trasforma in visione consapevole. Io non so se vi è mai capitato di osservare un oggetto in scarse condizioni di visibilità e di non riuscire a capire che cosa sia quell’oggetto. Ebbene, quando la vostra mente ha indovinato che cosa è quell’oggetto, anche la visione pare più nitida, sembra cioè che siano migliorate le condizioni di visibilità, cosa che non è accaduta.

Allora, tornando alle nostre due immagini monoculari è chiaro che la mente esegue per ciascuna di esse una distinta elaborazione, altrimenti non si avrebbero due immagini, ma si avrebbe un duplice insieme di macchie di colore. È come, cioè, se ciascun occhio avesse una sua mente; non solo, ma, siccome la visione simultanea è un’immagine con caratteristiche che vanno oltre la somma delle caratteristiche delle due immagini, è chiaro che la mente – con una terza attività – fonde le due immagini precedentemente elaborate e le trasforma in una visione tridimensionale. Ora questa fusione non avviene per una realtà strutturale del corpo dell’uomo; avviene per un processo mentale, vi è dunque un’azione unificatrice della mente, una sintesi percettiva che rende possibile il carattere unitario della consapevolezza. Aggiungo che, perché questa fusione possa avvenire, è indispensabile una condizione: la simultaneità della percezione.

Vedrò di spiegarmi più chiaramente con un altro esempio, un processo analogo al vedere: il processo dell’udire. Voi sapete che la percezione simultanea di un rumore da parte dei due orecchi, fra l’altro indica il punto spaziale di provenienza del suono. Se la percezione non è simultanea, si ha un effetto eco, con perdita della possibilità di individuazione del punto spaziale di provenienza, sicché la simultaneità della percezione dà alla mente una consapevolezza che va oltre la somma delle informazioni ricevute. Tutto questo è possibile perché la mente è una, nonostante svolga funzioni così diverse che potrebbero essere prodotti di altrettante menti indipendenti, consegnate per la sintesi finale alla mente consapevole. Come si suol dire, la mente svolge più parti in commedia, crea più personaggi, ma è – e resta – una.

Direte voi: « che cosa c’entra questo discorso? ». Ebbene, c’entra. Ho cercato di porre in evidenza tre punti salienti e cioè:

  • che nella sequenzialità appare diverso e molteplice ciò che in realtà è uno;
  • che nella simultaneità v’è fusione,
  • che nella fusione v’è trascendenza.

Invero nella sequenza temporale, dove non esiste alcuna reale contemporaneità, gli uomini appaiono diversi e divisi; si può dire che la molteplicità si mostra in senso orizzontale e verticale. Nella successione dei «sentire», nel tempo del «mondo degli individui» – come lo abbiamo chiamato – «sentire» analoghi sono contemporanei e, per questa simultaneità, si fondono.

Nel non tempo, nell’assoluta simultaneità, tutto è comunione, fusione, unità, trascendenza dalla molteplicità. Che ciò sia vero la stessa logica lo conferma: infatti se la Realtà fosse costituita in senso pluralistico – per esempio alla maniera delle monadi di Leibniz – impossibile sarebbe una coerenza, tant’è vero che lo stesso Leibniz per spiegare l’armoniosa convivenza delle monadi, ricorre al concetto dell’armonia prestabilita. La verità è che la molteplicità è un’apparenza, soggetto ed oggetto sono un’unica cosa, la stessa esistenza ha ciò che percepisce e ciò che è percepito.Tutti i mistici di tutti i tempi e di tutte le religioni, con le loro visioni estatiche, hanno colto l’Unità materiale e spirituale dell’esistente e, se la nostra testimonianza può avere valore, noi pure lo confermiamo ed aggiungiamo: come i singoli atti del processo della consapevolezza sembrano prodotti di altrettante menti indipendenti da quella consapevole – mentre in effetti sono funzioni diverse di una stessa mente – così i «sentire» relativi non sono che virtuali frazioni dell’unico «sentire» che li sovrasta ed abbraccia tutti per il principio della trascendenza.

E come la simultaneità di distinte percezioni sensorie pone la mente in grado di superare la somma delle informazioni ricevute, così «sentire» contemporanei si fondono e sfociano in un «sentire» che li trascende e così via. Ma come la consapevolezza della mente, nella simultaneità della percezione, va oltre la somma delle informazioni ricevute in forza della sua natura unitaria, così la trascendenza di Dio rispetto ai «sentire» relativi deriva dal Suo essere Uno ed Eterno Presente. E come i singoli atti del processo della consapevolezza risultano riassorbiti dalla sintesi finale, così noi in Realtà siamo un solo corpo, un solo spirito, un solo «essere» al di là di ogni apparenza.

Se non riuscite a capire questo, tutto quello che avete udito dai Maestri, dai Profeti, dagli spiriti, dai filosofi più illuminati, non è che una miscellanea priva di costrutto, di senso logico.

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