Appunti sull’unità d’Essere e sull’abisso che segue 1

Gli appunti che seguono sono una discesa nel vuoto e del vuoto avranno i caratteri, dell’assenza che sorge dal perdere, dello scomparire affinché solo l’Essenza sia.

36. Ogni ulteriore aggiornamento su questo procedere nell’abisso, da febbraio 2026 lo si troverà in questa serie di post: Post importanti per il contemplativo

35. Appunti provvisori sulla natura e l’esperienza dell’Assoluto Essere 1

34. Si legga: Consapevolezza, autoconsapevolezza, Tutto/Niente

33. Si veda anche il ciclo: Oltre sé, contemplazioni sui temi della vdC

32. Vuoto di ogni aspetto di sé: le diverse implicazioni

31. Le parole/simbolo, le parole/esperienza e l’apofatismo

30. Una contemplazione sull’esperienza del Tutto/Niente

29. Ciò-che-È reale e quotidiano

28. La condizione di vuoto riguarda innanzitutto la narrazione

27. Un aggiornamento in questo post del 4.1.26.

26. Un aggiornamento qui (sarà online entro settembre ’25.

25. Lo stato dell’opera in questo post.

24. In questo post considerazioni essenziali. Anche in questo.

23. Come un dono appare l’inutilità consapevole.

22. Ciò che appaga l’umano anche io l’ho sperimentato ma non sono mai riuscito ad identificarmi con esso, era sempre irraggiungibile e io uno straniero. Sperimentavo ma nel mezzo c’era un diaframma: ho vissuto questa vita separato da un velo di lontananza.

Il mio reale interesse non è mai stato qui, questo è solo un passaggio: ho sempre guardato altrove, sentito altro, aspirato ad altro. Solo nell’unione dell’Essere sono a casa e l’umano è stata casa solo nei momenti in cui c’è stata unione a determinati livelli, ben oltre il piano fisico e psichico.

Ho fatto come meglio ho potuto, sbagliando molto: oggi la consapevolezza dell’officina esistenziale è estrema, ma rimango uno straniero, non mi sento comunque parte. Da questa consapevolezza sorge la ricerca, il cammino nell’abisso. “Il figlio dell’uomo non ha dove appoggiare il capo”, tutto inizia da qui.

21. L’errore risiede in una sorta di attesa di qualcosa di riconoscibile, un segno decodificabile.
Il grande vuoto è il segno e si offre come possibilità di essere indagato ma vuole essere libero dal conosciuto e dall’ipotizzabile, vuole poter uscire dallo spettro del già declinato personalmente o storicamente.

20. Vengono cercati appigli per non essere competamente solo davanti all’ignoto, dentro di esso. In realtà questo abisso accade in questi termini solo per me e sto verificando che non c’è esperienza altrui che possa essere utile.

19. Ciò che attrae la nostra attenzione è un simbolo inequivocabile. Nelle molte ore del giorno osservo come niente della narrazione duale è di qualche interesse, solo lo sprofondare nel vuoto sembra avere senso.
Osservo l’inquietudine di superfice che si placa solo con il precipitare nell’abisso.

Un ritmo naturale alterna inquietudine e consapevolezza del vasto: là dove l’inquietudine è figlia dell’immanenza illusoria e il vasto è l’acqua definitiva che disseta, nel mezzo si trova la scomparsa di sé. Scomparendo, tutto si placa.

18. Oltre la preghiere, l’unione. Oltre l’unione, l’Essenza.
Forse l’Essenza non la si può indagare, si può esserla.

Essendola si dischiude come un fiore al mattino.
È oltre vuoto/pieno, oltre ogni categoria e oltre ogni conosciuto.

Qui sono giunto, posso contemplare ma non indagare contemplando.
Contemplare indagando è ancora un moto, un protendere che deve cessare: solo ascolto.

L’abisso vuoto è un aspetto di questa contemplazione dell’Essenza, la risultante di questa esperienza.
28.3.25

La serie di post di “Contemplazione quotidiana” che precede queste riflessioni sull’abisso.

2 commenti su “Appunti sull’unità d’Essere e sull’abisso che segue 1”

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