Oltre sé: l’Esistere non riguarda sé 7

Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenzail dolore per una perdita e la scomparsa di sé.

Per voi la morte segna la scomparsa di qualcosa e l’emergere di qualcos’altro, più sottile, più vero, più autentico, che vi collega al Divino, agli altri e alla vita, poiché per voi morire significa nascere in un altro modo o in un’altra forma.

Dunque per voi il morire non è mai veramente un morire, è sempre un ricostituirvi, partendo da premesse diverse a seconda delle culture religiose, degli approcci, delle ipotesi, e delle speranze.

Questo vi porta a credere che la morte non sia mai definitiva, ma sempre un evento che arriva e che però lascia un conto in sospeso: quello che riguarda ogni uomo nella sua più profonda natura, e cioè nell’esistere. Proprio sulla base dell’ipotesi di continuare a esistere in forme progressivamente più sottili, voi vi create l’idea che anche quelle forme sottili saranno soggette a un processo di trasformazione evolutiva, fino a quando, purificati, sarete pronti per un incontro diretto con l’amore divino e così potrete restare totalmente immedesimati in Lui. (Pag.5)

Lo scomparire di tutto ma non dell’Esistere: questa è la prospettiva di fronte alla quale si trova il contemplativo. Ciò che la Voce della via della Conoscenza afferma va ben oltre il contesto della perdita di una persona cara, entra nel ventre della realtà che il contemplativo sente come la più veritiera.

Qual è questa realtà? Il contemplativo è di fronte all’abisso – condizione della quale molte volte parliamo in questo sito – e non coltiva alcuna illusione su di una sua sopravvivenza: perché mai dovrebbe interessargli una simile prospettiva? Non ambisce a qualcosa il contemplativo, non vuole né esserci né scomparire, né trasformarsi.

Ha finito per trovarsi in un grande spazio vuoto e non cerca di riempirlo, né qualcosa lo porta a ridefinire sé: c’è solo spazio ed Esistenza. Non la sua esistenza, del contemplativo, l’Esistenza, il Ciò-che-È.


Ciclo “Oltre sé”

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