Il frutto esistenziale delle relazioni

Di seguito la testimonianza di Luciana R., sorella nel Sentiero.

Nelle esperienze vissute con S. e anche in altre relazioni e perdite, ho osservato che ciò che resta non è tanto un processo di integrazione affettiva della relazione, quanto l’emergere di una maggiore stabilità interiore.

Ogni separazione o contrasto, anche quando sono stati dolorosi, sembrano riportarmi a:
-una più chiara manifestazione del sentire,
-una centratura che non dipende dall’altro,
-una apertura intesa come capacità di osare, di andare oltre ciò che è conosciuto, senza attesa né bisogno.

Più che trattenere qualcosa dell’altro, sento che ogni esperienza mi riconduce a me, a una posizione più essenziale e stabile.

Il legame non rimane come nostalgia o mancanza, ma come forza silenziosa che si traduce in libertà, chiarezza e possibilità di movimento interiore.

Il sentire mi porta a vivere le perdite come passaggi che, pur rendendo più fragili e permeabili, spogliano di ciò che non è necessario.

Non tanto una forza che permette di accogliere il nuovo, quanto il lasciarsi attraversare senza resistenza e bisogno di controllo, qualunque forma esso prenda.

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