A me sembra che tutto finisca nel vuoto di tutto ciò che qualifica l’umano: vuoto di senso dell’astrale, del mentale, dell’esistenziale.
Semplicemente vuoto, spazio vuoto non riempito e non occupato da alcunché.
Spazio vuoto infinitamente vasto. Qui, forse, la lettrice o il lettore si aspetta che segua un’espressione del tipo: vuoto, ma pieno di…
No, è proprio vuoto. L’esistenza umana vuota di ogni senso presente, passato, futuro.
Vuota. Tutto quello che può essere aggiunto per parlare di questo vuoto: il mistero, l’abisso, l’infinitamente vasto finiscono per diventare dei riempitivi.
Evitando di associare questo vuoto a qualsiasi pieno d’Essere, si lascia risuonare il vuoto, si lascia che il vuoto sia l’Essenza. Questa è la chiave per comprendere, quanto il segno della fine dell’umano.
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Mi pare di comprendere profondamente ciò che affermi…
Parole che aprono il respiro, come un mantra.
Concordo con Nati . Le tue sono parole che impattano, tolgono la terra sotto i piedi .Non sono pronta a pensare ad un vuoto fatto di niente .Ma poi dici che questo vuoto è l’Essenza , allora non spaventa più, o per lo meno ti dà un appiglio .
“Evitando di associare questo vuoto a qualsiasi pieno d’Essere, si lascia risuonare il vuoto, si lascia che il vuoto sia l’Essenza.”
Lasciare risuonare, non etichettare. Ogni aggiunta intorpidisce quel risuonare ciò che rimane è puro ascolto e osservazione ovvero contemplazione.
Parole che impattano. Tolgono la terra da sotto i piedi.