Eppure dal tempo del maestro Nagarjuna e del discepolo Kanadaiba, di tutti i personaggi che per generazioni e generazioni in ogni luogo dei tre paesi (India – Cina – Giappone) hanno appreso nel giusto modo la via di Budda, nessuno lo ha testimoniato come Nagarjuna e Kanadaiba.
Ma quanti professionisti e commentatori di Sutra procedono col piede sbagliato e vanno fuori dalla via dei budda e patriarchi! In Cina fin dall’antichità hanno cercato di descrivere il rapporto che muove la realtà, ma non andarono a segno né nel delinearne il corpo né il cuore, nemmeno nel delinearne il vuoto né il muro. Con la punta del pennello tracciavano la figura di un cerchio a forma di specchio sopra il cuscino e sventatamente lo facevano consistere per loro nella forma della luna rotonda dell’essere corpo di Nagarjuna. Ormai, alla brina di secoli e secoli, i fiori sono sbocciati e caduti; nel mentre tutti costoro vantano di fare di questo insegnamento il frammento d’oro del loro occhio[3], ma in verità non ce n’è uno che comprenda l’essere. Come fa compassione! Tutti gli sviamenti avvengono così! Prendere un cerchio rotondo per la figura della luna rotonda dell’essere corpo, è come prendere il dipinto di un moci[4] [palla di riso] per il moci reale. Che presa in giro, fa ridere da morire! Meglio, c’è da piangere!
Fra laici e monaci neppure uno solo ascolta e comprende la parola di Nagarjuna, segue e indica la via di Kanadaiba. In altre parole, è perché non hanno famigliarità con l’essere corpo! Sono all’oscuro della luna tonda, rendono mancante la luna piena. È il comportamento di chi si addestra verso l’antico insegnamento in modo negligente, cosicché non arriva ad affezionarsi concretamente per quell’antico insegnamento. Voi budda del passato, voi budda del presente, poiché incontrate il vero essere corpo, non perdete tempo trastullandovi attorno a una palla di riso dipinta.
[3] Il frammento d’oro nell’occhio è un’espressione che simboleggia l’illuminazione.
[4] Moci è una specie di pagnotta di riso, fatta di un tipo di riso molto ricco di amidi che, bollito a vapore e poi pestato in un mortaio di legno, diventa una pasta collosa che viene modellata in forma tonda. Assume così la forma di una piccola luna tonda e bianca. È un cibo molto amato dai giapponesi, che viene anche offerto sugli altari nelle feste di fine anno.
In verità, per delineare la figura della figura della luna tonda che è essere corpo, bisogna che sul cuscino sieda la figura che è essere corpo. Il sollevare le ciglia e il battere dell’occhio[5] devono rimanere fenomeni del tutto naturali. La custodia della visione autentica, che è pelle carne ossa midollo, intrinsecamente altro non è che sedere immobili. Quindi rompi quella faccia rigida e sorridi: è così che si edifica il Budda, è così che si edificano i patriarchi. Sai perché ciò che è dipinto non diviene mai la figura della luna? Perché non attua l’immagine viva, né annuncia la vera norma, né ha voce e colori, e non è mettere in pratica. Se tu ricerchi l’essere corpo devi disegnare la figura della luna tonda. Se disegni la figura della luna tonda, devi disegnare la figura della luna tonda che è l’essere corpo che è la figura della luna tonda.
Delineare la figura della luna tonda è disegnare la figura della luna piena, è rendere presente la figura della luna piena. Perciò se non disegni l’essere corpo, se non disegni la luna tonda, se non disegni la figura della luna piena, se non tracci la mappa del multiforme corpo autentico, se non dai corpo a in questo modo io manifesto, se non tracci la mappa dell’annuncio della vera norma, ma ti accontenti vacuamente di tracciare il disegno di un moci su un foglio, dillo! che cosa mai stai facendo?
Osserva con cura, con occhio rapido e perspicace; vedi chi è che subito arriva a saziarsi e non soffre più la fame! La luna è la fisionomia dell’essere tondo, l’essere tondo è l’essere corpo. Se vuoi apprendere l’essere tondo, non impararlo come il tondo di una monetina, non impararlo come il tondo di un moci. La forma del corpo è il corpo della luna tonda, l’immagine viva è l’immagine viva della luna piena. La monetina e il moci: imparali da questo essere tondo!
5] Allude a un episodio molto famoso nella tradizione Zen. Una folla si radunò sul monte per ascoltare il sermone di Budda. Budda sollevò le ciglia e sbatté le palpebre: Mahakasyapa aprì il volto in un sorriso. Questo è chiamato l’inizio della trasmissione integrale dell’insegnamento, e Mahakasyapa è da allora considerato il primo patriarca dello Zen. Un altra versione dice che Budda sollevò un fiore da terra e Mahakasyapa sorrise.
[Tollini traduce] Tuttavia, dopo Nâgârjuna e Kânadeva tra le generazioni che si sono succedute nei tre paesi264 e che hanno studiato il buddhsimo, finora nessuno si è espresso come hanno fatto Nâgârjuna e Kânadeva. Quanti maestri dei sûtra e dei commentari sono andati fuori della Via dei buddha e dei patriarchi!
Nella Cina dei Song265 fino dall’antichità si è cercato di rappresentare con dipinti questa storia, ma non sono riusciti a dipingerla nei corpi, né nella mente, né nel cielo, né sulle pareti. Vanamente dipingendo con la punta del pennello, hanno tracciato la forma di un cerchio che sembra uno specchio sulla sede del Dharma per rappresentare la forma della luna rotonda della manifestazione del corpo di Nâgârjuna in quel momento.266 Sono ormai passati varie centinaia di anni267 ed è come se una foglia d’oro negli occhi degli uomini [li avesse accecati] e non c’è stato nessuno che abbia riconosciuto questi errori. Che peccato che le cose si siano impantanate in questo modo! Se si capisce che la forma della luna rotonda della manifestazione del corpo è la forma di un cerchio rotondo, [allora] è davvero un mochi dipinto.268 Se ci vogliamo divertire possiamo riderne fino a morirne!
Che tristezza! Sia laici sia religiosi del paese dei Song (Cina), nessuno, conosce o ha sentito le parole di Nâgârjuna, nessuno ha visto o sperimentato la Via di Kânadeva. Neanche a dirlo, nessuno è diventato familiare con la manifestazione del corpo. Sono ciechi alla luna rotonda e manchevoli verso la luna piena. Ciò è perché essi hanno trascurato lo studio delle cose del passato e il loro desiderio di apprendere le cose antiche non è stato sufficiente. Vecchi buddha e nuovi buddha! Incontrate la vera manifestazione del corpo e non venerate un mochi dipinto.
Si sappia che dipingendo la forma della luna rotonda della manifestazione del corpo, questa dev’essere la forma della manifestazione del corpo sulla sede del Dharma. Lo sguardo degli occhi e le sopracciglia sollevate devono essere appropriate. La pelle, la carne, le ossa, il midollo e il Tesoro dell’occhio della vera legge devono essere sicuramente seduti saldamente in zazen.269 Dev’essere trasmesso con un sorriso, poiché si tratta di fare un buddha e fare un patriarca.270
Se questo dipinto non diventa l’immagine della luna, allora non è forma della realtà, non è insegnamento del Dharma, non è suono e forma, non è l’esposizione [del Dharma].271 Se si ricerca la manifestazione del corpo, bisogna disegnare la forma della luna rotonda. Se si disegna la forma della luna rotonda, si deve disegnare la forma della luna rotonda, poiché la manifestazione del corpo ha la forma della luna rotonda. Quando si dipinge la forma della luna rotonda, si deve dipingere la forma della luna piena, si deve manifestare la forma della luna piena.
Quindi, non dipingere la luna rotonda, non dipingere la forma della luna piena, non disegnare il corpo di tutti i buddha, non incarnare l’espressione,272 non disegnare l’insegnamento del Dharma, ma disegnare vanamente la figura di un mochi, che senso ha tutto questo? Dando un’occhiata affrettata a questo [mochi] chi può direttamente e sul momento saziare la sua fame?273
La luna è una forma rotonda, la rotondità è la manifestazione del corpo. Quando studiate la rotondità non dovete studiarla come se fosse una moneta [rotonda], né bisogna farlo assomigliare a una focaccia di riso rotonda. La forma del corpo è il corpo della luna rotonda. La forma della realtà è la forma della luna piena. Una moneta e una focaccia di riso devono essere studiate nella rotondità.274
264 India, Cina, Giappone.
265 Dinastia cinese 960 d.C.-1279 d.C.
266 La rappresentazione di un cerchio vuoto è una delle più comuni simbologie del vuoto nella scuola zen.
267 Letteralmente: sono fioriti e caduti varie centinaia di fiori di brina. Espressione poetica per indicare il tempo che passa.
268 Cioè qualcosa che non serve a nulla! Mochi è un biscotto di riso.
269 Meditazione seduta, la principale forma di pratica secondo Dôgen.
270 Si riferisce al sorriso di Mahâkâsyapa quando sul Picco dell’Avvoltoio ricevendo un fiore dal buddha ebbe la comprensione.
271 Questa frase viene tradotta rispettivamente da Waddell, N. e Abe M., op. cit., 1976, p. 99-100, “If this picture is not the the shape of the moon, there is not the shape of the suchness; it does not preach the Dharma, and it makes no sight, no sound, no sermon” e da Nishijima, G.W. e Cross C., op. cit., p.20: “Se queste immagini sono diverse dalla forma della luna, allora mancano della forma della realtà, non predicano il Dharma, sono prive di suoni e visioni e non hanno una funzione reale.”. La prima parte della frase ha la struttura imada + verbo nella forma negativa che significa “non ancora…”, perciò traduco ” Se questo dipinto non diventa “. Mizuno, op. cit., p. 110 rende con “Quando non è…”. Riguardo a gyônyo, questo termine è reso con “shape of suchness” e “shape of reality”. Mizuno lo rende con : “la verità della forma stessa”. Io interpreto questa frase nel modo seguente: se il dipinto di un cerchio non diventa per lo spettatore l’immagine della luna rotonda, cioè se resta soltanto un cerchio astratto, allora vengono a cadere le ricadute contenutistiche attribuite a questa immagine.
272 Waddell, N. e Abe M., op. cit., 1976, p. 100, traducono “non diventare “esprimendo così'”, mentre Nishijima, G.W. e Cross C., op. cit., p. 20, traducono “non realizzano fisicamente la dimostrazione con mezzi concreti”. Io intendo che “non incarnando l’espressione”, cioè non diventando tutt’uno con l’espressione della natura-di-buddha nella figura del cerchio, non si può giungere alla sua vera comprensione, e questa figura rimane come un mochi senza scopo.
273 Vi sono due versioni della prima parte di questa frase, entrambe possibili. Waddell, N. e Abe M., op. cit., 1976, p. 100, traducono “Posate subito gli occhi su questo, in fretta!”. Nishijima, G.W. e Cross C., op. cit., p. 20, traducono “Putting on the eyes at once and looking at it”. Masutani, op. cit., p. 283, rende “Guardando di fretta ciò”. Mizuno, op. cit., p. 110, legge: “guardando fisso”. Grosnick, op. cit., pp. 299-300, traduce:”Quickly heed this”. A me sembra che quella di Masutani sia la versione più coerente. Il senso della frase è che dando solo un’occhiata al mochi non si placa certo la fame!
274 Cioè: non in quanto tali, ma in quanto rotondità. La rotondità è la forma della manifestazione del vero aspetto della realtà.
Fonte: Busshō. La natura autentica, di Eihei Doghen. A cura di Giuseppe Jiso Forzani. Edizioni EDB, Bologna, marzo 2000.
Fonte: Aldo Tollini
Nota del curatore
Lavorando sullo Shōbōgenzō di Dōgen e non volendo in alcun modo produrre una esegesi delle sue parole, la mia unica preoccupazione è: di fronte a questo concetto, a questa visione, a questo stato che Dōgen dichiara, io cosa provo, cosa sento? Sono capace di indagare il mio interiore nella sottigliezza di certi stati, e possiedo un linguaggio, dei simboli per trasmettere il provato/sentito?
Dōgen mi mette con le spalle al muro e, quando fatico per attraversare le nebbie del testo tradotto, il mio intento è quello di giungere a cosa sentiva lui, a quale sentire rimanda la sua parola, per compiere il percorso che dal suo simbolo mi conduce a ciò che sento. È nel sentire che lo incontro, passando attraverso le nebbie delle parole e dei concetti.
Il passo successivo è: posso osare trasmettere ciò che sento utilizzando il linguaggio simbolico che mi è proprio e che credo sia, in questo tempo, più universale di quello tramandatoci dagli antenati?
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Spunti di riflessione molto importanti. Grazie