Cerchio Firenze 77: il sentire relativo 63

[Continua da 62] Il sentire che fa parte del proprio intimo essere non è legato al ricordo di esperienze avute.

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Oltre l’illusione
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Ciò che è entrato a far parte del proprio sentire non è più perduto, ancorché si dimentichi l’avvenimento o gli avvenimenti che hanno determinato l’ampliamento del sentire. Così, il sentire che, per ampiezza, contiene sentire meno ampi, è quello che è anche se l’individuo che lo manifesta non ricorda le esperienze che manifestarono i sentire meno ampi contenuti nel suo sentire attuale. Tuttavia, nell’essere di ognuno è sempre contenuta, ed è sempre possibile riviverla, ogni esperienza di ogni esistenza nei minimi dettagli che, vissuta, fu capace di manifestare il relativo sentire.

Se ciò è vero per il sentire di coscienza, non lo è però per il sentire in senso lato. Tutti i condizionamenti che l’in­dividuo subisce dall’ambiente e dall’educazione, i quali determinarono, quando il suo sentire di coscienza era esiguo, il suo modo di pensare, i suoi desideri, le sue aspirazioni, sono qualcosa che gli è appiccicato addosso; che non viene dal suo vero essere se non in quanto il suo essere non si oppone al recepimento di quei condizionamenti. Perciò quei pensieri, quei desideri, quelle aspirazioni sono strettamente connessi a una mentalità legata al ricordo degli ammaestramenti avuti per mezzo dell’educazione; quando quel ricordo viene a cadere, cade la mentalità posticcia.

In certe società, fra gli elementi che concorrono a rendere stimato un uomo c’è la non disponibilità della propria moglie all’adulterio. È paradossale: quello che, tutt’al più, può essere considerato un comportamento censurabile della moglie, diventa disonore del marito. Ebbene, gli uomini di quelle società naturalmente diventano tutori dell’onestà delle loro mogli, non tanto perché un adulterio li colpisce affettivamente quanto per salvaguardare la loro reputazione. Invero, un simile costume sociale fa presa perché non si è morti a se stessi, cioè non si ha quel sentire che fa trascendere l’ambizione ispirata dall’io egoistico e fa capire che quello che gli altri possono pensare non cambia quello che in realtà si è.

Ora, una tale sollecitudine a salvaguardare il proprio onore è chiaramente posticcia, portata dalle consuetudini e credenze sociali e legata al ricordo di simili regole. Se il ricordo venisse meno e l’individuo fosse trapiantato in un altro diverso ambiente, il suo sentire lato verrebbe meno quale non facente parte del suo intimo, reale essere. Il giorno invece in cui supererà il processo di affermazione del suo io egoistico, e quindi l’ambizione e la sensibilità all’altrui giudizio favorevole, in qualunque ambiente sarà posto che subordini l’onore dell’uomo alla fedeltà della moglie, egli non sarà mai condizionato da tale regola, perché il suo vero, intimo, reale sentire glielo impedirà.

Da quanto ho detto non traete delle facili conclusioni: per esempio che gli anticonformisti siano persone dall’ampio sentire. Come sempre abbiamo detto, non si potrà mai sapere, esaminando un comportamento, qual è l’intenzione e quindi il sentire vero di chi ha quella tale condotta.
Il senso del mio discorso è di non indurvi a esaminare voi stessi se non per scoprire la realtà del vostro essere; e ciò può avvenire solo scoprendo i vostri comportamenti, le vostre intenzioni al fine di vedere chiaramente qual è il vostro sentire.

Così, quando siete irritati, quando provate dell’astio nei confronti degli altri, o addirittura odiate; quando desiderate qualcosa o qualcuno a tal punto che fareste di tutto per raggiungere l’oggetto del vostro desiderio, domandatevi quanto tutto questo sia frutto dei condizionamenti ambientali, l’efficacia dei quali voi rendete possibile con la mancanza di un vero sentire che vi sottragga alle lusinghe e ai richiami sensuali. Una tale deficienza non è una colpa, tuttavia il fatto che non lo sia non vi esime dall’adoperarvi per far fluire in voi un sentire più ampio.

Le strade che possono tanto sono, come minimo, due:

  • lasciarsi trasportare, fino alla saturazione, dai richiami e dagli stimoli dell’ambiente credendo che siano ciò che si vuole e di cui si ha bisogno in senso vitale;
  • o rendersi consapevoli di essi e quindi sdrammatizzare il richiamo e il contenuto, sostituire la funzione stimolante e promovente che essi hanno con una visione, una concezione della vita più nobile e più vera.

Di tutto ciò abbiamo già diffusamente parlato e non c’è bisogno che ci ripetiamo. Mi pare più utile invece riflettere un poco di più sul sentire, per esempio domandandosi come è possibile che la diversità porti all’unità.

Continua in 64

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