[Continua da 61] Senza meditare su stati d’essere che sono inimmaginabili per la condizione umana, si può egualmente parlare dell’argomento del sentire soffermandoci a considerare quale parte del sentire relativo, del quale vi parliamo, vi sia nei sentimenti e nei risentimenti dell’uomo.
Fonte: Sentire in senso lato e sentire di coscienza, dal libro: Cerchio Firenze 77, Le grandi verità ricercate dall’uomo, ed. Mediterranee.
Ciclo “Contemplare il paradigma“. Nei brani dei testi sottoposti ad analisi, il grassetto di termini e frasi riguarda parole chiave e concetti cardine da sottoporre alla contemplazione secondo il sentire del curatore; ogni lettore, chiaramente, può sentire in modo differente.
Il commento di uma non vuole spiegare il testo di Kempis e del Cerchio Firenze 77, sono semplici contemplazioni sviluppate a partire da un impulso presente nel testo.
Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
– Dai mondi invisibili
– Oltre l’illusione
– Per un mondo migliore
– Le grandi verità
– Oltre il silenzio
– La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77,indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
– Libri del Cerchio Firenze 77: indice dei commenti di E.Ruggini su YouTube con indicazione dei temi e riassunto vocale di alcuni minuti del contenuto di ciascun commento.
– File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
– L’Opera Omnia del CF77
Quando abbiamo parlato di sentire dell’uomo, peraltro precisando sempre sentire in senso lato, ci siamo riferiti a tutti quei momenti dell’animo umano che sono conosciuti come sensazioni, emozioni, desideri, preoccupazioni, angoscie, gioie, trepidazioni, e a tutte quelle elaborazioni della mente che costituiscono l’attività intellettiva. Infatti, se il sentire nella sua forma più elementare è coscienza di esistere, è sentire in tale senso tutto ciò che dà il sentirsi di essere che fa sentire di esistere.
E che cos’è, nell’uomo, che lo fa sentire di esistere se non il suo intimo essere in cui si ripercuote il mondo esterno, in cui gli stimoli che provengono dall’ambiente si traducono in reazioni e quindi in attività? Ciò non significa però che il sentirsi di essere non possa esistere anche indipendentemente da ogni stimolazione ambientale. L’essere, infatti, può sentirsi vivo anche quando non ha sensazioni, emozioni, desideri, pensieri e via dicendo; ma perché questo sia vero, e possa esserlo, è necessario che il suo intimo essere abbia raggiunto una particolare ricchezza, un patrimonio-retaggio di molteplici acquisizioni; in altre parole, che abbia abbastanza costituita la sua coscienza individuale, ciò che rappresenta e determina il sentire vero e proprio.
Perché sentire vero e proprio? Forse che quando un uomo con fredda determinazione premedita ed attua l’azione di uccidere un suo simile, quell’odio che manifesta e che denota la sua scarsa evoluzione non è un suo sentire, non fa parte del suo essere? O quando, suggestionati da una crudele propaganda, i fanatici arrivano a suicidarsi in massa, si può forse dire che l’azione non rispecchiava la volontà e l’intenzione dell’attore, la sua vera aspirazione non dissimulata e quindi il suo sentire quanto meno del momento? Nessuno certo potrebbe sostenerlo. Tuttavia il vero sentire, quello che va oltre il divenire, che è stabile e indeperibile, che è capace di sottrarre l’essere ai condizionamenti dell’ambiente e alle reazioni scatenate dagli stimoli esterni e alimentate dalla mancanza di amore, è qualcosa di ben diverso.
Il vero sentire è ciò che mai scade, ma cresce e, modificandosi nell’espressione, non è mai in contraddizione con se stesso. Il vero sentire è ciò che fa vivere un essere unicamente per gli altri dimenticando se stesso.
Quindi «vero» non nel senso di veritiero ma nel senso di non deperibile, anzi destinato a crescere in intensità e nobiltà: il sentire di coscienza. Certo anche quando, còlti dall’ira, violentemente reagite o agite colpendo chi è oggetto della vostra collera, manifestate uno stato d’animo e per ciò un sentire in senso lato; cioè agite come sentite, almeno in quel momento; ma in quel sentire poco c’è di quel sentire di coscienza che si acquisisce con l’evoluzione, che non si perde più ma via via cresce ed è capace di fare di un egoista un essere che si consuma d’amore per gli altri, che è capace di trasformare l’angoscia che dànno la crudeltà e l’avidità nella beatitudine di chi ha tutto, perché è tutto.
[→uma] Nei due paragrafi precedenti ho segnalato in corsivo i termini di una enfasi ricorrente in Kempis ma, a mio parere, fuorviante. Ne ho parlato nel post precedente, qui evidenzio che se le cose stessero come afferma Kempis, chi mai uscirebbe dal ciclo delle nascite e delle morti?
L’espressione “si consuma d’amore per gli altri” mi sembra fuori dalla realtà. Rimando, per un approfondimento, a questi file audio, il n° 5 e 6. [/uma]
E proprio la mancanza di un simile sentire che rende gli esseri egoisti e preda dei molteplici condizionamenti ambientali, dei meccanismi animali; è proprio il sentirsi al centro del mondo e quindi il non tenere in considerazione le altrui legittime aspettative, i giusti diritti, e quindi la mancanza di amore altruistico che fanno dell’uomo un essere che vuole prevalere sugli altri, in un modo o nell’altro, in un campo o nell’altro.
Così, c’è difetto di sentire di coscienza, mancanza di coscienza individuale, quando si ruba, si sfrutta, si uccide, si tradisce; quando non si fa il proprio dovere o lo si fa per guadagnarsi il paradiso. E qua si apre un altro aspetto del discorso sul sentire: comportarsi diversamente da come si sente, che è una caratteristica prettamente umana, sconosciuta agli animali.
L’animale, normalmente, non conosce le varie forme di dissimulazione che l’uomo, vivendo in società, per varie ragioni continuamente mette in atto nei suoi comportamenti.
Comportarsi diversamente da come si sente può essere riprovevole, come nella ipocrisia, o encomiabile, come nelle rinuncie che si fanno per non dispiacere agli altri. Anche in questo comportamento, quindi, non si sfugge alla legge generale secondo cui la verità dell’intimo sentire, e quindi dell’individuo, sta nell’intenzione. Ciò è tanto vero che solo quando si ha l’intenzione di danneggiare il comportamento può essere diverso dal sentire.
Infatti, quando per non nuocere si agisce diversamente da come si desidererebbe, anche se si ha un comportamento che non corrisponde al desiderio, e quindi al sentire in senso lato, tuttavia quel comportamento corrisponde all’intenzione di non nuocere e quindi al sentire di coscienza, a quello vero.
[→uma] Ma se il sentire di coscienza ha realizzato il principio del non nuocere, da dove sorge il desiderio dell’azione che produrrebbe un nocumento? Intendo dire che quel desiderio – che produrrebbe un eventuale danno – non è reale, non ha radice e consistenza, o è il frutto di una residuale sfumatura di non comprensione facilmente superabile.
Quando si è compreso che non si può arrecare danno, non si può perché non si vuole, perchè non è nel nostro orizzonte esistenziale, intenzionalmente e consapevolmente non sorge alcun desiderio di compiere qualcosa che possa essere di danno, ma ciò non toglie che si possa danneggiare.
Se prendiamo la sfera affettiva – sfera che non di rado è dura e ruvida – vediamo come la necessità di fare determinate esperienze evolutive porta a produrre sofferenza nell’altro: c’è una intenzione di ferire quando, ad esempio, si tradisce il partner? O si è mossi da una necessità evolutiva, trasformativa? Lo so che sono su un terreno minato, ma vi prego di guardare ai processi con uno sguardo esitenziale, non con il criterio proposto dagli archetipi correnti.
In più di trentanni di accompagnamento ho incontrato molte persone che vivevano l’esperienza del tradire e non ho mai incontrato qualcuno che lo faceva per un vezzo. Mi sono anche trovato nella condizione – per attivare processi in situazioni cristallizzate – di consigliare esperienze trasgressive che permettessero un balzo a sé e alla relazione con l’altro.
È chiaro che rompere uno schema, una stabilità produce dolore: chi attiva una rottura di un equilibrio questo può saperlo, ma si trova nella condizione di privilegiare il propio percorso trasformativo, di non poterlo e volerlo contenere. A volte, e magari l’ha fatto per anni o per decenni, trascende o reprime il propio bisogno, altre volte obbedisce a una spinta profonda e produce dolore a sé e all’altro, ma determina anche il superamento di una situazione.
Tutto questo per dire che il registro seguito da Kempis ha coloriture morali – e comunque interne a uno schema duale e un po’ semplificatorio – abbastanza lontane dalla complessità con la quale l’umano impara. [/uma]
In altre parole: quando tra il fare una cosa che gratificherebbe il proprio egoismo e il non farla per non nuocere agli altri che ne sarebbero dispiaciuti o danneggiati prevale la volontà di non danneggiare, si agisce come si sente anche se l’azione non corrisponde al desiderio egoistico, perché fra i due sentire — quello di desiderio e quello di coscienza — quello vero è il secondo che prevale sul primo: perciò si agisce secondo il proprio vero sentire.
[→uma] Siamo sul registro commentato sopra. Due sentire ma uno solo quello vero. Il desiderio sorge, normalmente, dal bisogno di lavorare una qualche sfumatura di sentire.
I desideri sono del corpo astrale/mentale, i bisogni sorgono dal sentire di coscienza: se c’è un desiderio da qualche parte sorge, c’è un flusso di dati sentire-esperienza-sentire che lo alimenta, un bisogno di comprensione all’opera. Normalmente è così, tranne nei casi in cui cascami di astrale e di mentale generano comportamenti ormai privi di forza e consistenza.
A me sembra che entrambi i sentire, quello in senso lato e quello “vero”, siano reali e da prendere in considerazione perché in realtà sono inseparabili e originano insieme i processi esistenziali. [/uma]
Cosi si spiega logicamente perché abbiamo sempre affermato che è legittimo violentare se stessi solo quando lo si fa per non danneggiare gli altri, perché solo in questo caso il comportamento rispecchia l’intenzione ed il sentire di non nuocere.
Quando invece si violenta se stessi, ad esempio, per meritarsi il paradiso, il comportamento morale non corrisponde al sentire, che è solo quello di meritarsi il premio eterno, cioè egoistico: perciò v’è rottura fra comportamento e sentire, e il dominio di sé, che determina tale rottura, non è positivo. Mentre quando si tiene un comportamento retto, coartando i propri desideri egoistici, convinti di seguire e perseguire il volere di Dio, allora non c’è discordanza fra il sentire e l’agire: entrambi sono ispirati e vòlti a seguire la divina volontà.
[→uma] Ma si possono fare anche grandi danni perché se si è nella necessità di coartarsi significa che delle comprensioni non sono attive e come le si realizza? Reprimendo le spinte a sperimentare perchè le si riconosce egoistiche, perchè posso produrre un qualche dolore all’altro?
La questione è estremamente delicata. Si vede il propio egoismo e lo si abbandona, ma allora quell’egoismo – se si è nella condizione di non seguirlo senza massacrarsi – ha relativa consistenza, è in fase di superamento e quindi abbandonarlo è nella sfera del possibile. Ma se è più radicato? Se la comprensione è più arretrata?
Allora lo si vede ugualmente – ma non sempre e non in tutte le espressioni – e si può comunque decidere di procedere: perché si è molto egoisti? O perché, a prescindere dal molto o dal poco che nulla contano, perché per trasformarlo lo si deve operare?
Se metto a margine il mio egoismo per obbedire un comandamento evangelico, mi autoeduco? Mi trasformo?
La questione è molto complessa e ripeto: solo quando quell’egoismo è oramai alla fine, vacilla e non è radicato in salde non comprensioni. Allora una autodisciplina può essere utile. [/uma]
Se ne può concludere che solo quando si è animati dall’egoismo può esservi discordanza fra sentire ed agire. La discordanza fra sentire ed agire trae seco nel tempo tutte quelle scontentezze, conflittualità, irritabilità, squilibri che sono all’origine di molte nevrosi.
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Interessante, sembra chiaro, grazie.