Ciclo sulle varianti secondo il Cerchio Firenze 77. Riunione 303, 4 marzo 1970 (da Opera Omnia del Cerchio Firenze 77)
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➡️Kempis. Come è possibile che l’inevoluto chiuda la strada all’evoluto?
[…] Dunque, se da sempre e per sempre, se nel tessuto cosmico sono previsti per vita stessa del Cosmo questi fotogrammi, non possiamo parlare di varianti, non possiamo dunque dire che la missione del Cristo poteva avere delle varianti?
Certo che no. Ma allora, nelle varianti degli altri, come può avvenire che altri scelgano, precludendo lo scorrere del “sentire” verso alcuni fotogrammi, quando per un caposaldo queste varianti non debbono sussistere? E ancora di più si complica il problema.
E ancora: com’è possibile che l’inevoluto chiuda la strada all’evoluto?
Occorre fare alcune considerazioni: quando noi abbiamo parlato dell’esempio del cinema ed abbiamo detto che scegliamo di restare qua anziché andare al cinema, abbiamo detto che facendo questa nostra scelta, precludiamo la scelta dei fotogrammi rappresentanti la serata cinematografica nei quali fotogrammi noi eravamo raffigurati. E in forza di questa affermazione abbiamo fatto l’esempio del Santo e del selvaggio.
Ma quando noi scegliamo la serata, come trascorrere la serata, amministriamo un bene nostro, amministriamo una nostra libertà. Intendo dire: Non tocchiamo la libertà della cassiera. Dunque quando parliamo di varianti parliamo certo di libertà, ma non coercitivamente di libertà altrui.
Quando noi diciamo: «Restiamo qua questa sera», amministriamo la nostra libertà, scartiamo la serie di fotogrammi nei quali noi siamo rappresentati come trascorrenti una serata al cinema, scartiamo anche allo scorrere degli altri la serie di fotogrammi nei quali la cassiera riscuote il prezzo del nostro ingresso nella sala di proiezione, ma non tocchiamo la sua libertà, la quale è una cosa diversa dallo scegliere delle nostre varianti.
È chiaro questo? Dunque, se facciamo questa considerazione, noi vediamo che l’esempio della variante e della libertà acquista un sapore diverso. Noi possiamo, scegliendo, toccare la libertà altrui, costringere la libertà altrui, apparentemente, perché nessuno può ingiustamente soffrire per l’opera di altri.
Che cosa significa questo? Significa che se per una scelta che io faccio – ma che non costituisce variante – tocco, 👉costringo la libertà altrui, ciò significa che l’altrui non aveva affatto questa libertà.
Perché ho detto “per una scelta che non costituisce variante”? Perché 👉se l’altrui non aveva affatto quella libertà che io sono convinto di avergli tolta, se non l’aveva affatto, ciò vuol dire che 👉 io non avevo variante quindi non avevo possibilità di scelta. Dunque quella mia scelta era una scelta illusoria, virtuale; faceva parte di quella libertà presunta che decuplica la libertà relativa. Ricordate che vi abbiamo parlato di questo?
Ecco, abbiamo dunque messo a fuoco un altro particolare. Ma non è finito l’argomento; altre considerazioni potete fare. E questa sera vi ho detto qualcosa che voi non avete toccato: queste considerazioni della variante e della libertà, della possibilità di scelta nostra che non tocca la libertà degli altri, pur precludendo ad essi una serie di fotogrammi che però non riguardavano e non riguardano la loro amministrazione di libertà. E vi abbiamo detto questo, queste considerazioni, perché vi abbiamo visti interessati all’argomento.
Ora ripensate all’esempio del Santo e del selvaggio; se dunque il selvaggio, amministrando la sua libertà, sceglie di ascoltare o di non ascoltare il Santo, non è necessariamente vero – anche se questo preclude la scelta di certi fotogrammi, il percorrimento di certi fotogrammi da parte del “sentire” del Santo, mi seguite, figli e fratelli? – non è affatto vero che questo precludimento significhi limitare la libertà del Santo, perché questo è un fatto che riguarda unicamente la libertà del selvaggio, l’amministrazione di questa libertà. Non riguarda la libertà del Santo.
Ma se, invece, fosse necessario che il selvaggio giustiziasse il Santo – cioè esistesse una ragione karmica – ecco che la libertà del selvaggio diventerebbe libertà virtuale, supposta, presunta, non realmente esistente*.
*uma: il soggetto sente di scegliere liberamente, però quella scelta non potrebbe realmente essere diversa, perché deve compiersi un determinato effetto karmico. Per questo Kempis la definisce presunta, virtuale, supposta,
Ma se infine, per l’esperienza evolutiva del selvaggio fosse necessaria una qualche azione costruttiva da parte del Santo – ascolta bene figlio Corrado – ecco che questa volta il Santo verrebbe toccato nella sua libertà, ma ciò non corrisponderebbe a una costrizione di essa, perché man mano che la libertà cresce con lo svolgersi della evoluzione, man mano che l’individuo cammina verso la mèta della santità – tanto per chiamarla in qualche modo – ecco che il suo volere si identifica con il volere dell’Assoluto. Ecco che il suo essere si accosta sempre di più, le sue azioni si uniformano ai moti del Cosmo, al suo svolgere, e quindi la sua libertà è la libertà stessa del Cosmo; il suo desiderio diventa desiderio di fare ciò che è necessario, e quindi anche in questo caso la libertà dell’evoluto, del Santo, rimarrebbe intonsa.
➡️Fissazione di alcuni punti essenziali sulle varianti.
Ma continuate a fare degli esempi sulle varianti, perché l’argomento non è ancora concluso. Io vi consiglierei, insieme, con pazienza, di fissare questi punti che vi abbiamo chiarito. Ecco perché non abbiamo voluto che la cosa rimanesse… Fissare, codificare questi punti, come si usa dire; fissare, proprio, quelli che intanto abbiamo chiariti.
Ricordandovi che:
- esistono varianti percorse da un soggetto e non dall’altro;
- ricordandovi infine che esiste anche una precedenza data dalla precedenza di “sentire”, nel percorrere le varianti, e quindi nello scegliere.
- Ricordandovi ancora una volta l’importanza del numero, di quello che vi dicemmo: «Questa serata ha un numero preciso di partecipanti, quelli e quelli soli». Perché i conti debbono tornare.
Se poi invece l’argomento non dovesse interessarvi, potete cambiare e trovarne un altro. Noi discutiamo sempre di ciò che vi interessa. Kempis