Cerchio Firenze 77: Dio, l’unica realtà 50

ALAN – Ma questo «sentire», nella struttura, cioè nella so­stanza, che cosa è?

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

KEMPIS – Quando diciamo che Dio è «sentire assoluto», non intendiamo dire che Dio sia un organismo il cui prodotto sia «sentire assoluto». In altre parole, noi non possiamo credere che Dio sia fatto di niente, perciò chiamiamo la ipotetica sostan­za di Dio «Spirito Assoluto». Tuttavia non dobbiamo credere che lo «Spirito Assoluto» dia la coscienza assoluta. Lo Spirito Assoluto è Coscienza Assoluta.
Poniamoci, assurdamente, nella posizione di un osservatore esterno che volesse vedere come è fatto Dio. Nel momento in cui ne osservasse una parte, non osserverebbe più Dio, e lo «Spirito Assoluto», così idealmente circoscritto, diventerebbe relativo, diventerebbe perciò «sentire relativo».

Ma se l’osser­vatore credesse che Dio fosse fatto di «sentire relativo», sarebbe in errore. La somma dei «sentire relativi» non darà mai il «sentire assoluto». Il «sentire assoluto» comprende e riassume in sé tutti i «sentire relativi», ma trascende la totalità di questi (1+1=3, nella logica del Sentiero, ndr). Diversamente da così, ogni parte esisterebbe oggettivamente e Dio sarebbe costituito di parti. Mentre noi diciamo che Dio è la Realtà Unica perché Dio è un’Unica Realtà. Perciò quando parliamo di «sentire relativo» parliamo di virtuale fraziona­mento dell’Assoluto, ossia di una parte dell’Essere idealmente circoscritta, ma della stessa sostanza dell’Essere.

Il «sentire relativo», a sua volta, non è il prodotto di un organismo, è «sentire assoluto» virtualmente limitato, circo­scritto; ossia: una realtà relativa. L’individuo è un insieme di queste realtà relative sempre più estese, ossia di «coscienza d’es­sere» sempre più ampia. Ma siccome la Realtà Totale è unica, ne consegue che questa «coscienza d’essere», man mano che si espande, non può che identificarsi con tutte le altre realtà relative, cioè con tutti gli altri esseri e con la Realtà cosmica, ossia con la coscienza cosmica.
La coscienza cosmica contiene l’intera realtà cosmica perché è la realtà cosmica.

ALAN – Ma come è possibile che uno stato di coscienza com­prenda quello che noi stessi abbiamo definito «piani grossolani»?

KEMPIS – E io ripeto che l’esistenza di questi piani non è oggettiva. L’esistenza di questi piani è un presupposto che si fonda sulla percezione individuale. La stessa scienza umana, con i suoi strumenti, non prova l’esistenza oggettiva di una realtà fisica, perché gli strumenti della scienza non sono che trasposi­zioni dei sensi dell’uomo, strumenti fatti e concepiti in funzione di quei sensi. L’individuo-uomo, attraverso certi sensi, percepi­sce una parte della Realtà Unica e la trasforma in mondi, l’espe­rienza dei quali amplia il suo «sentire». Quando, per un più ampio «sentire» raggiunto, abbandona il gioco della percezione, l’individuo è egli stesso una realtà relativa destinata a perdere il senso della propria limitazione fino a identificarsi con tutti gli esseri, con l’intera Realtà cosmica, e oltre.

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