Il Cristo-Coscienza Unitaria e il Regno 2

Continua dal post: Il Cristo-Coscienza Unitaria e il Padre 1

Lo stato di unione che la Coscienza Unitaria-Cristo vive in sé è offerto come prospettiva prossima ai discepoli e all’umano in genere: è il Regno di Dio, il dominio dell’unità d’Essere che prevale sulla divisione e frantumazione nelle soggettività e nei loro limiti.

È regno interiore ed esteriore, dimensione intima e sociale: realizzazione interiore esistenziale e giustizia sociale. Il contemplativo sa che ciò che nell’intimo è realizzato, nel divenire si afferma.
Ecco che il Padre realizza il la Sua presenza nella dimensione intima e da questa deriva la sua proiezione sociale.

Nella Realtà, oltre il divenire, la regalità di Dio è già: oltre il divenire tutto è già compiuto. Il Regno non diviene, È. Nell’umano il Regno sembra divenire, ma in realtà è la consapevolezza umana che lo scopre, che lo sente progressivamente, ma sente qualcosa che in sé è già, aldilà del tempo.

L’azione di Dio che “realizza” il Regno è il movimento della consapevolezza che dalla limitazione passa alla coscienza di essere già Quello. Dio da forma al Regno nel senso che esso si dischiude nell’interiore come un fiore al sole del mattino: per le stesse leggi di Dio, il sentire unitario diviene prevalente sull’identificazione e la separazione. Questo “movimento” è sentito dalla Coscienza Unitaria-Cristo e diviene il tema delicato e frainteso della immanenza del Regno.

Non esiste dunque una realizzazione del Regno da parte di Dio – Regno che è da sempre -, ma il dischiudersi – nel divenire – della consapevolezza dell’umano che impara a sentirlo: mentre lo sente sperimenta la fiducia e il senso di protezione che gli trasmettono l’impressione di essere accudito, sostenuto, protetto, parte di un dominio di armonia che il Creatore gli rende disponibile. Nella logica duale e affettiva, il Padre ha preparato un posto per noi, in realtà noi scopriamo, sentendo e comprendendo, che quel posto è lì da sempre, che mai ne siamo usciti.

Tra unità nel Padre e manifestazione tangibile della realtà del Regno dell’Unità, la Coscienza Unitaria-Cristo irradiava questa consapevolezza nell’ambiente che contribuiva a creare insieme ai suoi seguaci: quel sentire unitario accadeva in un ambiente e lo plasmava attraverso i segni, la presenza, l’insegnamento con parole, con gesti, con l’esempio personale.
I discepoli, e coloro che entravano in relazione con questo ambiente vibratorio, ne ricavavano una profonda impressione esistenziale, le loro coscienze si trovavano immerse in una vibrazione di sentire che le faceva consonare con le note più profonde del loro sentire.

Così sente il contemplativo la questione della figliolanza divina e del Regno di Dio: mille altre parole dividerebbero e frantumerebbero questo sentire.
Da questo essere unito al sentire unitario e dal vivere in sé la regalità di Dio, deriva, a caduta, ogni scena, ogni relazione, ogni insegnamento che il Cristo ha portato: tutto è accaduto perché in Lui viveva quella unità, perché Lui era quella.

Premesso che la Coscienza Unitaria-Cristo manifestava la regalità di Dio in se stesso e la testimoniava come esistente nell’intimo di ogni vivente, e che esprimeva questa complessità e unità attraverso i veicoli transitori che appelliamo con il nome di Gesù, veicoli che ora esprimevano più compiutamente il sentire dell’individuo Gesù, ora la Coscienza Unitaria – quindi due livelli di consapevolezza di sentire attraverso un unico insieme di veicoli – dobbiamo addentrarci nella contemplazione delle testimonianze che i discepoli ci trasmisero, testimonianze del mondo complesso che si sviluppava in loro in virtù dell’insegnamento e della frequentazione ordinaria con la Coscienza Unitaria-Cristo.
Testimonianze del loro comprendere e di una unità relativa sperimentata che cercava di divenire linguaggio e gesto.

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