La pratica meditativa e di vita e la sua interpretazione [braak14]

Fonte: André van der Braak: Reimagining Zen in a secular age, Koninklijke Brill. Il PDF del libro.

[Capitolo3.5, il 4 non è riportato] Le varie pressioni contrastanti discusse finora hanno tutte a che fare con questioni dottrinali. Il bene supremo consiste in una pienezza che va oltre il normale fiorire umano, oppure no? Esiste davvero una dimensione trascendente, oppure no? Queste domande riguardano il credo religioso giustificato. Tuttavia, le varie tradizioni buddhiste, e in particolare la tradizione Zen, non sono caratterizzate in primo luogo dall’ortodossia (che enfatizza il credo giusto), ma dall’ortoprassi (che enfatizza la pratica giusta).

È degno di nota il fatto che tre dei punti di svolta nella tradizione Zen di cui ho discusso nel Capitolo 1 (realizzazione improvvisa contro coltivazione graduale; una trasmissione speciale al di fuori delle scritture contro l’uso delle pratiche buddiste tradizionali come forma di upaya (mezzi abili); lavorare con i koan o l’illuminazione silenziosa) riguardano la pratica piuttosto che la dottrina.

Dōgen afferma: «Per un buddista la questione non è discutere la superiorità o l’inferiorità di un insegnamento rispetto a un altro, né stabilirne la rispettiva profondità. Tutto ciò che deve sapere è se la pratica è autentica o meno». Tale atteggiamento risale al Buddha che rifiutava le questioni metafisiche che comportano false dicotomie e dilemmi.

Non riportiamo la seconda parte di questo capitolo perché di scarso interesse. Tratta di “pratica chiusa e pratica aperta” ma non si comprende cosa voglia sostenere.

Continua…

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