Oltre la cristologia cristiana: il sentire simultaneo e senza tempo 4

Continua dal post precedente: Oltre la cristologia cristiana: il Cristo come Coscienza Unitaria 3

La cristologia è una parte fondamentale della teologia cristiana che studia e definisce chi e che cosa Gesù Cristo è, basandosi sulle informazioni che lo riguardano contenute nei vangeli e nelle epistole paoline e cattoliche del Nuovo Testamento, con particolare attenzione alla sua natura umana e divina.
Fonte

Ma è anche, più semplicemente, il pensiero sulla natura del Cristo e non è detto che solo i cristiani siano interpellati da questo tema.

Se chiedete a Kaya Sentiero in merito al Cristo secondo il Cerchio Firenze 77 e secondo il Sentiero, potrete acquisire dati utili a comprendere la questione.
Questione che inizia – e alla fine, finisce – con una domanda: è possibile una cristologia che non appoggi su una antropologia che sia reale, corrispondente alla natura effettiva dell’umano?

Se ignoro chi e cosa sia un umano come potrò comprendere la natura del Cristo-Gesù?
Se non ho idea delle molteplici esistenze generate da una coscienza, se non so che è la coscienza che genera le scene e le forme, le situazioni e le relazioni, cosa può essere la conoscenza che ho del Cristo-Gesù? Con quale autorevolezza – che muove da quali presupposti – parlo di questo simbolo proposto all’umanità con così tanta chiarezza ed efficacia?

Un simbolo, un archetipo: questo è il Cristo-Gesù. Una realtà storicamente accaduta che si è imposta come simbolo perché in sé esprime e compendia l’intero percorso umano e, più in generale, quello di ogni creatura affermando due principi:
– quello di evoluzione;
– quello di simultaneità e compenetrazione.

Evoluzione: l’umano, e ciascuna creatura, evolvono da una condizione di base a una di pienezza, condizioni del sentire di coscienza, non d’altro.
È l’evoluzione del sentire: Gesù rappresenta un dato grado dell’evoluzione del sentire di coscienza, il Cristo l’apice di questo processo evolutivo. Il sentire inizia il suo percorso evolutivo sperimentando nel minerale per giungere infine a essere Sentire Assoluto.

Simultaneità: quanto appena affermato è detto nel linguaggio proprio del divenire, l’esperienza del Cristo-Gesù, il simbolo e la realtà parlano di una complessità ben altra. Cristo e Gesù accadono simultaneamente, solo in una certa logica il secondo è un grado intermedio di sentire e il primo il grado ultimo; in altra logica, tutti i gradi di sentire sono simultanei, coesistono e compenetrano la situazione presente rappresentata.

Accade Gesù e accade Cristo nella stessa situazione/veicolo umano rappresentati esteriormente: interiormente è accadere di gradi di sentire differenti in un presente senza divenire da uno all’altro; sono accadere simultanei, sentire che coesistono nel non tempo e nel non divenire da uno all’altro.

Il simbolo del Cristo-Gesù rappresenta l’illusorietà del divenire, ovvero di tutto quello che l’umano ritiene reale. In quell’esperienza-simbolo viene affermata la limitatezza della nostra percezione e interpretazione in grado di comprendere uno stato alla volta, un sentire alla volta, una dimensione d’Essere alla volta. Tutto coesiste, nulla va da-a, e se nulla va da-a significa che non vi sono nemmeno spazio e tempo e che dunque la realtà spazio-temporale è completamente illusoria.

Il Cristo e Gesù non sono due stati distinti e diversi di sentire di due Individualità, sono due gradi di sentire di una stessa Individualità, quella Cosmica-Unitaria. Il Cristo è Coscienza Unitaria e in sé contiene anche il sentire nel divenire rappresentato dall’individuo Gesù: il sentire più vasto contiene il meno vasto, adesso.

Adesso, in questa situazione che rappresenta quello che chiamo me, coesistono simultaneamente il sentire mediocre e quello terminale: adesso.
Da un angolo visuale il sentire-Cristo rappresenta l’orizzonte esistenziale; da un altro angolo il sentire-Cristo è il sentire totale e unitario di adesso.

Ho accesso, c’è accesso a questo sentire, adesso? Era il sentire-Gesù consapevole del sentire-Cristo? Sono io consapevole del sentire-Cristo? Certamente sì, per il grado di consapevolezza che mi è accessibile da questo punto di osservazione/consapevolezza.

Cos’è l’esperienza unitaria del contemplativo se non questo? Il ponte diretto tra relativo e compiuto che determina la sperimentazione di uno stato altro, di unità senza distinzione?
Cos’è l’esperienza intuitiva da cui sgorgano intenzioni, pensieri, parole e gesti? Non è sentire che si palesa a sentire e che, per una legge del Cosmo, viene sentito nel piano di consapevolezza più relativo? Da quale profondità sgorga l’intuizione? Solo nelle logiche duali ci sono gli strati, i gradi di sentire, solo nella logica duale esiste questa differenziazione: nella Realtà esiste solo l’Unità e non ha strati e gradi, è quella, sempre e comunque.

Per capire il Reale dobbiamo immaginarcelo e raffigurarcelo nella dimensione tridimensionale: tutto ha una forma e ogni forma ha un suo grado ed esiste una graduatoria dei gradi: si prende una mela – che è mela solo se è intera – e la si seziona in tante parti e si afferma che la mela è questo e quest’altro. Ma l’averla sezionata non fa comprendere la mela, ci fornisce la nostra cognizione di mela, una possibilità di interpretarla ma non di sentirla: essa, nella sua unità, rimane a noi inconoscibile perché non è composta dalle parti in cui l’abbiamo sezionata.

Il Cristo-Gesù è una unità inscindibile che distrugge ogni divenire, tutta la nostra progressività, la nozione di limite e quella di perfezione per affermare che tutto-è-Uno. Sempre. Adesso.
Il divenire, la rappresentazione sequenziale del sentire è il frutto della percezione dei sensi ma è totalmente interno all’Essere Uno il quale É, non diviene. Il Cristo-Unità genera l’illusione sensoriale del Gesù-divenire.

Su queste basi di comprensione e di contemplazione si può radicare una nuova cristologia libera dalla radice cristiana e dal suo condizionamento duale. Un modo di sentire e concepire il Cristo e l’umano cui può giungere il contemplativo.

Come abbiamo letto il Cristo-Gesù in modo unitario, così dobbiamo leggere la morte-resurrezione unitariamente. Il termine resurrezione è orribile.
Vita-nel-divenire-Vita-nell’Essere: di questo si tratta. L’esperienza testimoniata dai discepoli del Cristo post pasquale è chiaramente simbolo e dice: questa è la Vita di cui vi ho parlato, la testimonianza di un altro livello d’esistenza, questa è l’Unità che diviene a voi percepibile affinché comprendiate.

Paolo di Tarso non è stato discepolo diretto del Cristo-Gesù ma ha sentito il Cristo in sé e ha compreso tutto questo. Ciascuno di noi può sentire la Vita-nel-divenire e la Vita-nell’Essere come unità inscindibile come inscindibili sono Il Cristo e Gesù.
Nel sentire del contemplativo tutto parla di unità e il divenire è un film che scorre in un ambiente unitario.

3 commenti su “Oltre la cristologia cristiana: il sentire simultaneo e senza tempo 4”

  1. ” Il Cristo Gesù è una unità inscindibile: Vita- nel – divenire- Vita nell’ Essere”.
    Grazie per la profondità del sentire che trapela e per l’analisi.

    Rispondi

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