Contemplazione: il monaco oltre ogni identificazione

Ciò che il monaco coltiva senza fine è il superamento di ogni identificazione: questa è la sua pratica primaria.

L’identificazione corrisponde all’uso di una lente di ingrandimento nel vivere/osservare/interpretare il reale. Se guardi con una lente sei molto vicino, molto identificato con quel piccolo mondo che ti colpisce i sensi, ma questo è incompatibile con la condizione di monaco che tende a realizzare la condizione unitaria.

Essere uniti significa tenere assieme l’ampio panorama e il dettaglio, il sentire che coglie la realtà nei suoi aspetti esistenziali, e il modo in cui esso si incarna: l’intenzione ultima che ti muove e la sua concretizzazione. Nella sostanza, l’unità è la contemplazione del flusso dei dati, vedere, sentire la vita che scorre dall’intenzione all’atto, dall’atto all’intenzione.

L’identificazione conduce a perdere il respiro del processo unitario e privilegia il piccolo circolo dei dati nei corpi transitori: sensazione, emozione, affetto, pensiero divengono prevalenti, il dettaglio sovrasta l’insieme, il contingente soffoca il senso più vasto del vivere e sentire.
Emerge qualcosa che non è la realtà ma un trip, un dettaglio che può dire tutto come niente.
Con il sentire opportuno, il dettaglio è Uno, con lo sguardo identificato è il bicchiere in cui affoghi.

Il monaco è accerchiato da questo contingente, ma in lui tutto lo rifiuta. Egli si sente chiamato al vivere e all’Essere e quando l’identificazione sorge diviene annichilito dal contingente che sente come niente. Qui sorge la comprensione dell’effimero, dell’illusorio, qui la radice dell’impermanenza: dal confronto tra la vastità del sentito e la relatività del percepito e dell’interpretato, emerge un disagio nel monaco che ne rafforza la vocazione perché sente il niente e sa che non è l’alternativa alla sua vocazione. Egli è la sua vocazione anche quando questa sembra assediata.

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Catia Belacchi

Conosco quel soffocamento che soffoca il senso più vasto del vivere e sentire.

Natascia

È ben descritto il disagio che sorge dal contingente.
In particolare in alcune relazioni in cui la possibilità di confronto è nulla, tanto è lontana la visione che si ha e l’interpretazione che sorge per un dato fatto.

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