Oltre la cristologia cristiana: su “Gesù e Cristo” di Mancuso e altro 1

È possibile riflettere sulla natura del Cristo andando oltre – non prescindendo – dalla cristologia cristiana? Esiste un’altra cristologia?

Vorrei rispondere prendendo a pretesto il cuore del sentire di Vito Mancuso esposto nel suo “Gesù e Cristo” ed esponendo come nel Sentiero viviamo e sentiamo l’essenza del Cristo.

Qui la sintesi più estesa.

Definire l’uomo (Gesù): critica storica e realtà etica

Gesù, nella prospettiva di Mancuso, è il prodotto dei “fatti documentati”. L’autore si impegna in una rilettura che spoglia la figura storica delle successive sovrapposizioni dogmatiche.

Questa ricerca del Gesù storico porta alla negazione implicita o esplicita dei fondamenti del credo istituzionale. Gesù è descritto come un uomo nato a Nazaret (in contrasto con la narrazione messianica di Betlemme); con un padre “terrestre” (in opposizione al Figlio Unigenito del Padre celeste). Inoltre, l’autore insiste sul fatto che Gesù aveva “quattro fratelli e un numero imprecisato di sorelle”, negando il dogma della perpetua verginità di Maria e collocando Gesù saldamente all’interno di un contesto familiare e biologico umano.

La funzione di Gesù è puramente etica e immanente: egli “denunciava le ingiustizie” e serviva da modello di vita spirituale. Egli è l’uomo che “indica la strada”, il fondamento della vita spirituale basato sulla “sincerità”.

La distinzione più significativa, e teologicamente più radicale, riguarda la Passione. Mancuso afferma che Gesù “morì gridando la sua disperazione”. Questo grido finale di abbandono riflette un’esperienza umana piena e non mitigata, essenziale affinché egli possa servire da modello autentico per l’uomo mortale, confrontato con l’angoscia e il limite esistenziale.

Definire l’idea (Cristo): la costruzione dell’annuncio

Cristo è definito come l’Idea, la figura generata dalla fede della comunità post-Pasquale. Questa figura è stata arricchita nel tempo da “nuovi significati e di nuovi simboli”. Se l’analisi storica suggerisce che l’immagine del Cristo sia stata “costruita” a posteriori per particolari scopi, come il superamento del dilemma storico, Mancuso accetta questa costruzione come necessaria per la religione.

Cristo è il soggetto delle definizioni teologiche: è nato a Betlemme, è il Figlio Unigenito del Padre celeste e la sua funzione è soteriologica, poiché “toglieva il peccato del mondo”.

La figura divina si distingue nettamente da Gesù nell’interpretazione della morte. A differenza del grido di disperazione di Gesù, Cristo “morì gridando la sua vittoria”. Questa inversione teologica asserisce il trionfo divino sulla morte e sul peccato, conferendo all’evento Pasquale un’efficacia metafisica di redenzione. Cristo è, per sua natura, la figura che “propone la salvezza”.

L’adozione di stati opposti per descrivere il momento cruciale della crocifissione—disperazione contro vittoria—è un dispositivo analitico di estrema potenza. Questa mossa partiziona strutturalmente l’esperienza psicologica (umana) e l’interpretazione teologica (divina) della croce.

Il significato profondo di questa polarizzazione è che essa dissolve l’identità unitaria della persona di Cristo (l’unione ipostatica) in due poli concettuali o esperienziali.
Si chiarisce, quindi, che la narrazione della vittoria (Cristo) era spiritualmente indispensabile per la comunità per superare la realtà storica devastante della morte e della disperazione di Gesù.

La necessità dell’integrazione: storia e idea nel contesto moderno

Mancuso non si ferma alla decostruzione. Il secondo, e forse più importante, passo del suo progetto è la ricomposizione dialettica delle due figure. Lo scopo è creare una spiritualità contemporanea che sia al contempo storicamente onesta e capace di offrire significato ultimo.

A. Oltre l’opposizione: le doppie dimensioni dell’essere umano

L’integrazione proposta da Mancuso è fondata su una base antropologica. Egli afferma che le figure di Gesù e Cristo, pur distinte, rappresentano “due dimensioni costitutive di ognuno di noi“. Questo sposta il dibattito cristologico da una disputa su fatti esterni (storici o dogmatici) a una realtà interna, esistenziale, dell’essere umano.

L’autore propende per una ricomposizione che si orienti verso “un’armonia a prevalenza Cristo. Sebbene la storia (Gesù) fornisca l’ancoraggio etico, l’Idea (Cristo) deve prevalere nel dare il significato ultimo.

B. Il duplice scopo: una teologia esistenziale ed etica

La funzionalità di questa sintesi è di rendere la fede praticabile in un’epoca in cui la dottrina istituzionale, nella sua versione ortodossa, è considerata “insostenibile”. Mancuso riconosce che la Chiesa cattolica, professando l’assoluta identità tra Gesù e Cristo, aderisce a una posizione legittima sul piano della fede, ma che essa non resiste al “confronto con l’analisi storica”.

L’ancoraggio etico di Gesù

Ritenere la realtà storica e la fallibilità umana di Gesù è fondamentale per prevenire che la religione degeneri in mera ideologia, garantendo che essa mantenga “umiltà”. Gesù, come maestro etico che ha vissuto pienamente l’esperienza umana, fornisce il fondamento pratico per la vita spirituale.

La struttura di significato di Cristo

L’Idea di Cristo fornisce l’essenziale speranza teleologica, superando i limiti e la disperazione della condizione umana. L’unione delle due dimensioni risponde a un profondo bisogno umano. Questa prospettiva configura una teologia giustificata non primariamente dalla rivelazione esterna, ma dalla necessità psicologica ed esistenziale dell’individuo di trovare un significato ultimo (la “salvezza”).

Continua…

1 commento su “Oltre la cristologia cristiana: su “Gesù e Cristo” di Mancuso e altro 1”

  1. Mi sembra che la tesi di Mancuso di Gesù e Cristo, storia e teologia, non risolva il problema del Cristo che è Coscienza Cosmica che parla attraverso il veicolo di Gesù.

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