Queste beatitudini sono state trasmesse da una entità denominata La Voce durante una seduta del Cerchio Firenze 77.
Una presentazione de La Voce, il testo completo delle beatitudini
e gli altri interventi dell’entità all’interno del Cerchio Firenze 77
4- Beati voi siete che non conoscete il giogo del lavoro ergastolo, ma guai a chi non è produttivo, perché di chi mette a frutto la sua esistenza è il Regno dei Cieli.
Guai a chi non è produttivo, perché di chi mette a frutto la sua esistenza è il Regno dei Cieli: mettere a frutto la propria esistenza può essere interpretato anche come osare la manifestazione del sentire che ci genera e che da forma alle nostre vite.
Possiamo non mettere in atto il sentire? Non siamo altro che sentire e pertanto non possiamo, non abbiamo questo libero arbitrio, chi dovrebbe averlo se siamo sentire? Però possono esserci – nei corpi transitori e nella auto interpretazione di sé – paure e resistenze che rendono il processo della manifestazione complesso.
Il tema dell’osare è stato molte volte affrontato e non ci tornerò, ma qui La Voce lo lega al Regno dei Cieli, ovvero afferma: vivere osando è Essere. Se non ci piace il termine osare possiamo cambiarlo e dire: vivere manifestando pienamente è Essere, è Unità, è Regno dei Cieli, dominio dell’Unità.
Il solo vivere nella pienezza della manifestazione è Unità, è Essere: perché? Perché la pienezza della manifestazione c’è solo quando non c’è frattura nel nostro essere, frattura tra il sentire e l’auto interpretazione di sé: allora – in quell’allineamento, c’è il Vivere, c’è l’Essere, c’è l’Esistere.
Quando il sentire pervade tutto il campo dell’esistere, fluidamente e senza resistenza, allora c’è completezza e pienezza, c’è Unità.
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La manifestazione del Sentire si afferma con le comprensioni che derivano da fratture o da inciampi.
Pur essendo noi sentire , questo va disvelato e riconosciuto, pertanto è necessario “mettere mano all’aratro”, osare.
Mi interrogo mille volte al giorno se il mio vivere è l’espressione piena dell’Essere. Quella perseguo, ma non di rado mi sento in difetto, come se non potessi riconoscermi il diritto a fare parte dell’unità.
Non c’è frattura tra il Sentire e l’autointerpretazione di sé e in quell’allineamento c’è Vivere, Essere, Esistere. Nel nostro cammino credo che di fratture ce ne siano e per comprenderlo occorre farne esperienza. Ossia riconoscere le fratture per superarle
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