Queste beatitudini sono state trasmesse da una entità denominata La Voce durante una seduta del Cerchio Firenze 77.
Una presentazione de La Voce, il testo completo delle beatitudini
e gli altri interventi dell’entità all’interno del Cerchio Firenze 77
2- Beati voi siete che non conoscete l’obbligo di partecipare nolenti ai riti religiosi, ma guai a chi non trova tempo di dire una preghiera, perché di chi ama Dio è il Regno dei Cieli.
L’obbligo di partecipare nolenti ai riti religiosi: la pratica è un dovere? Chiaramente non lo è, chi dall’esterno può obbligarti a praticare? Può essere un dovere auto imposto? Certamente sì e non è negativo. Perché? A causa della pigrizia, ad esempio, o della perdita di motivazione di alcuni periodi, perdita che ciclicamente ricorre e che abbisogna di una disciplina interiore per non essere assecondata.
Bisogna distinguere tra le tante stagioni della vita nella Via, stagioni della formazione e stagioni della maturità: ogni stagione ha le sue discipline, ogni individuo le sue peculiari fino alla fine di ogni disciplina. Il neofita affronta volentieri alcune rinunce perché sa che deve strutturare il proprio sistema, lo deve addestrare alla nuova vita che ha scelto liberamente di seguire.
Il discepolo con alcuni decenni di Via alle spalle è già come uno di quei sentieri in mezzo al bosco: è tracciato, libero dalla vegetazione che potrebbe ostacolare il passo, le indicazioni della direzione sono chiare perché impresse interiormente come abitudine, il tracciato ha una sua saggezza ed equilibria i tratti esposti al sole e quelli in ombra. Ci sono momenti, o stagioni, in cui il decano si prefigge dei compiti e li assolve con decisione e disciplina: nessuno lo obbliga o lo controlla, ma sa che può fare meglio, sa che può andare più a fondo e lo fa, ha le risorse interiori e il sentire per farlo.
L’anziano della Via è un essere a parte perché è divenuto la Via e pertanto non ha sentiero da seguire: la sua vita e il suo essere sono la Via. Come descrivere diversamente il superamento del due? Tutto è due per la vista e per il sentire comuni, ma non per l’anziano della Via, egli sente la Realtà, la sente perché è la Realtà – non conta il grado di questo sentire – conta che egli è interno a questo, non altro.
Essere interno al Reale significa essere come tutti perché non vi è chi sia esterno, significa che di questo è maturata una lucida consapevolezza. Non una consapevolezza cognitiva, bensì di sentire. Una consapevolezza unitaria.
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Grazie..
Grazie
Essere interno al Reale rispetto a chi, almeno come me, abita il reale imponendosi una disciplina. Sento che in questa fase l’imposizione di una disciplina è fondamentale.
“…il tracciato ha una sua saggezza ed equilibria i tratti esposti al sole e quelli in ombra. Ci sono momenti, o stagioni, in cui il decano si prefigge dei compiti e li assolve con decisione e disciplina: nessuno lo obbliga o lo controlla, ma sa che può fare meglio, sa che può andare più a fondo e lo fa, ha le risorse interiori e il sentire per farlo.”
Questo lo comprendo come esperienza.