Contemplazione: i ritmi quotidiani tra Essere e divenire

Il ritmo quotidiano ha una dimensione interiore e una esteriore: il contemplante sente innanzitutto il ritmo in sé nella dinamica fluttuante della sua consapevolezza d’Essere e divenire.

Questo è il ritmo fondamentale. La consapevolezza oscilla come un pendolo e questo conferisce ritmo all’Esistere che è e diviene. Nella consapevolezza di fondo del piano immobile e senza tempo dell’Essere, il contemplante ha una percezione concreta, sente nella sua carne, è il ritmo ed è l’Eterno Essere. Simultaneamente.

La dimensione esteriore è rappresentata dalla liturgia delle ore: il sonno e la veglia; il lavoro e la meditazione; l’attività e il riposo; il fare e lo stare; l’esserci e lo scomparire; la routine e la creatività; l’incontro e la solitudine; l’eremo e il cenobio.

Ogni creatura e ogni individuo ha i suoi ritmi interiori ed esteriori e pulsa con se stesso e con il mondo, il creato, in modo unico e originale. L’incontro con l’altro è non solo incontro con una alterità nel sentire, ma anche con la sacralità della sua manifestazione che avviene al confine tra i mondi dell’Essere e del divenire.

3 commenti su “Contemplazione: i ritmi quotidiani tra Essere e divenire”

  1. Se fino ad ora i ritmi erano più o meno costanti, ma adattati alle esigenze, ora si tratta di adattare le esigenze ai ritmi della liturgia quotidiana.
    Esercizio di disciplina che richiede un ulteriore consapevolezza e maturità nella Via.

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