Il ritmo quotidiano ha una dimensione interiore e una esteriore: il contemplante sente innanzitutto il ritmo in sé nella dinamica fluttuante della sua consapevolezza d’Essere e divenire.
Questo è il ritmo fondamentale. La consapevolezza oscilla come un pendolo e questo conferisce ritmo all’Esistere che è e diviene. Nella consapevolezza di fondo del piano immobile e senza tempo dell’Essere, il contemplante ha una percezione concreta, sente nella sua carne, è il ritmo ed è l’Eterno Essere. Simultaneamente.
La dimensione esteriore è rappresentata dalla liturgia delle ore: il sonno e la veglia; il lavoro e la meditazione; l’attività e il riposo; il fare e lo stare; l’esserci e lo scomparire; la routine e la creatività; l’incontro e la solitudine; l’eremo e il cenobio.
Ogni creatura e ogni individuo ha i suoi ritmi interiori ed esteriori e pulsa con se stesso e con il mondo, il creato, in modo unico e originale. L’incontro con l’altro è non solo incontro con una alterità nel sentire, ma anche con la sacralità della sua manifestazione che avviene al confine tra i mondi dell’Essere e del divenire.
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Non solo una liturgia comunitaria ma anche la necessità di una personale in cui ritrovare l’essenziale nel rito senza scopo.
Comprendo l’ importanza dei ritmi esteriori che sostengono e portano consapevolezza di quelli interiori.
Se fino ad ora i ritmi erano più o meno costanti, ma adattati alle esigenze, ora si tratta di adattare le esigenze ai ritmi della liturgia quotidiana.
Esercizio di disciplina che richiede un ulteriore consapevolezza e maturità nella Via.