Riporto, di seguito, un commento che ho fatto in questi giorni lavorando sulla serie di post [braak].
Nel Sentiero diciamo: Ciò-che-È. In questo sito ne parlo in continuazione e, a ogni occasione, cerco di mettere a fuoco un’esperienza che ha mille sfumature e profondità. L’ho fatto così tante volte che mi sembra di non poter dire più niente se non: tutto finisce in un vasto e sterminato deserto.
Il lettore che non sa cosa sia questo deserto rimane disorientato, e le menti cercano subito di riempirlo di qualcosa, ma la via è accettare di perdere senza fine fino ad abitare quello spazio vuoto di tutto, vuoto di sé, innanzitutto.
Vuoto di sé, questa è la chiave, perché tutto ciò che popola il nostro mondo è fatto di noi, è noi. Siamo su un palcoscenico a nostro uso costruito e assistiamo alla nostra rappresentazione: l’esperienza dell’adesso compreso come immenso deserto, è l’esperienza di ciò che è oltre sé, nel vuoto di sé.
- Quel deserto/vuoto si palesa, a un primo approccio, come sentire non meglio qualificato.
- Andando più a fondo viene percepito come sentire d’Essere e di Esistere.
- Andando ancora più a fondo con la consapevolezza si scopre come questo sentire non sia tanto andare oltre sé, come sia unità nell’Essere, unità che tutto fonde e rende Uno senza cognizione di un sé, oltre lo stesso Essere ed Esistere.
Il vuoto sperimentato nel primo passaggio della consapevolezza non deve essere riempito, va lasciato intonso. Allora si possono aprire gli step successivi.
Vi prego di considerare attentamente quanto ho affermato sopra, le tre successioni della consapevolezza che accadono, sono, in virtù della disposizione di fondo a sparire.
Se non c’è questa disposizione, il vuoto viene subito riempito con qualcosa. Per stare nel vuoto ci vuole coraggio, nel vecchio linguaggio iniziatico si direbbe che è una soglia, una porta di accesso ad altro.
E, in effetti, è una soglia che richiede una assenza, quella di ogni narrazione e interpretazione. Vi chiedo: osate giungere in quel luogo dell’interiore in cui non aderite più a niente che rappresenti voi stessi e la realtà?
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Leggo di nuovo e osservo.
Grazie.
La disposizione di fondo a sparire c’è ma ti accorgi come, sottotraccia, si affacci fastidioso l’io come nuvola vagante.
Vedo come il vuoto a volte venga riempito magari leggendo sullo smartphone.
Il sentire d’Essere e d’Esistere è esperienza conosciuta.
Grazie
Nel fluire dei pensieri durante la giornata, mi accorgo quante volte sottotraccia emerge il bisogno di essere vista. Sorrido e lascio fluire. Ne consegue una maggior consapevolezza degli agguati dell’Io.
Sono lontana dal deserto che descrivi, ma è lì che dirigo lo sguardo.