Contemplazione nel quotidiano: le zone di confine dell’interiorità

Il web, con la possibilità di pubblicare in forma anonima, permette l’emergere di zone di confine dell’interiorità umana, maschile e femminile.

In questi giorni molto la stampa ha discusso della pubblicazione di immagini intime delle partner a opera di autori maschi. Una profusione di aggettivi ha definito questi comportamenti ma a me l’unica espressione che viene in mente è: scarsa evoluzione.

Certamente ciò che si pubblica nel web, come sulla carta stampata, come ciò che si pensa e si agisce, parla del proprio personale sentire: tutto svela il sentire conseguito e mille e mille sono i gradi di questo sentire.

Se la cultura esoterica fosse più comune e diffusa, sarebbe di dominio pubblico che l’attuale umanità è composta per i 3/4 da una razza incarnativa giovane e poco evoluta e solo1/4 è rappresentato da individui di media e alta evoluzione: sapendo questo molti fatti e comportamenti sarebbero più facili da spiegare.

Ma, naturalmente, queste sono credenze di esoterisiti creduloni e anche un po’ stupidi. Chi scrive appartiene a questa categoria di idioti e ritiene che ogni tensione che attraversa gli individui e le società sia la conseguenza del sentire conseguito, perché ritiene che sia il sentire a generare la realtà, non il caso o la prepotenza umana. La prepotenza è conseguente a un sentire in evoluzione, come il femminicidio non deriva dalla società/mentalità patriarcale ma da un sentire che non ha ancora compreso la gravità di quella sopraffazione.

Il web, la realtà che in esso si palesa, è lo specchio di aree interiori di confine: confine tra il compreso e il non compreso, confine tra il non compreso conscio e quello inconscio, confine tra diversi livelli di non compreso.
La spazzatura del web è la nostra spazzatura, quella di tanti, tantissimi di noi. Il web, quel certo web, non parla di una minoranza, parla della parte più ampia dell’umanità e del suo tentativo di evolvere, tentativo che avviene per prove ed errori, tentativo che vede coinvolte cause karmiche che azzerano ogni logica vittima/carnefice, per affermare il principio che impari sperimentando nell’esercizio attivo e in quello passivo, inferendo e subendo.

È interessante l’ipocrisia che emerge sempre attorno alle questioni di sesso, una delle aree più confuse e torbide dell’umano perché in essa compreso e non compreso si innervano su forze istintuali profonde e potenti. Quel torbido ci fa paura ma quanto sarebbe bene che lo riconoscessimo in noi…

Il contemplativo vede e sente tutto questo, lo conosce perché è stato anche suo: non è cosa di altri, quel torbido ha conosciuto e ammaestrato e ha potuto farlo sbagliando, ferendo, soffrendo.
Il contemplativo vede l’altrui processo e non se ne meraviglia, conosce la compassione per sé e non gli rimane difficile applicarla all’altro.

Conosce l’ombra e il torbido in sé, conosce le forze che generano equilibrio e quelle che squilibrano e rendono unilaterali, conosce il fiore che nasce dal fango e ha imparato a non temere questa complessità perché altro non è che l’umanità che si misura con se stessa e che transita oltre se stessa.



3 commenti su “Contemplazione nel quotidiano: le zone di confine dell’interiorità”

  1. Forse con presunzione penso di appartenere a quel quarto più evoluto.
    Anche se non abbiamo nessun potere sul processo di apprendimento altrui, come ribadisce Scifo nella lettura di oggi, vorrei poter contribuire affinché prevalga un noi e non un io.

    Spesso devo constatare di essere in minoranza. Accettare che ognuno esprime il compreso conseguito, non sempre è immediato. La compassione emerge, quando cade anche l’ultima pretesa.

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