Il contemplante conosce la pienezza totale di un istante, la totalità d’Essere che si manifesta in un gesto, in una parola, in una intuizione.
La conosce in profondità perché essa, in quell’attimo, è la pelle, la carne, le ossa e il midollo del suo essere.
Quell’attimo è eterno e quella pienezza è senza limite.
Viene senza preavviso e invade la consapevolezza pervasa da quella eternità infinita.
È uno sperimentare quasi fisiologico nel contemplante che oscilla tra questi stati e una consapevolezza più diffusa, più attutita e meno eclatante. D’altra parte, i corpi transitori non reggerebbero questi stati se troppo frequenti o troppo prolungati.
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