| Utente | Messaggio |
|
05:50 18 febbraio 2012
| eremo
| | |
| |
|
|
"Comunque tu ti perda, questa avviene sempre in me.
Insieme a te cammino, rido, soffro, attendo.
Ogni volta che cadi, con te cado.
Ogni volta che ti perdi, con te mi perdo.
Sono il perdersi e il ritrovarsi,
sono te che incontri,
sono l'incontro e sono il non trovarsi.
Sono il senso e l'assenza di senso.
Sono ciò che tu sei,
niente altro ed infinitamente altro,
da ciò che tu sei e da ciò che vivi.
Sono anche il tuo non sapere,
il buio nei tuoi occhi."
Read original blog post
|
|
|
05:59 18 febbraio 2012
| eremo
| | |
| |
|
|
Vorrei discutere del perdere e del ritrovarsi.
Dei giorni in cui nulla ha senso e il nostro cammino diventa privo di significato e gli avvenimenti ostili.
Come torniamo a casa?
Come ritroviamo quella consapevolezza che il nostro perderci è solo un gioco della mente?
|
|
|
09:36 18 febbraio 2012
| Federica Pinna
| | |
| |
|
|
Nel buio dei miei occhi provo a lasciare andare qualcosa…
Nell'accogliere, nell'incontro e nel lasciare trovo senso, senso che non mi si svela subito nella sua integrità…nella sua pregnanza.
Sto ferma, ascolto, tremo, osservo e ciò che vedo mi sconquassa, respiro e sento che il buio adesso ha il suo senso, senso che non colgo, ma sto in questo, questo porta già a qualcosa.
Ora non mi è chiaro, mi lascio attraversare e provo a leggere nel cielo il linguaggio delle stelle, le forme delle scie degli angeli.
Vorrei essere capace di fare quel passo, ma adesso posso solo con tenerezza tenere i palmi aperti…e lasciare scorrere: sola minuscola come quella goccia di neve proseguo il viaggio confondendomi con i rivoli caldi che tracciano un disegno.
Nel senso e nell'assenza di senso…
|
|
|
17:42 18 febbraio 2012
| eremo
| | |
| |
|
|
Vedi il condizionamento e apri le mani.
1-vedi il condizionamento, la paura, la fuga, l'identificazione;
2-lasci andare focalizzandoti su un elemento del presente, sapendo che la mente non te la racconta giusta;
3-ti affidi; concavità che si dispone. Sorgerà ciò che deve sorgere.
|
|
|
08:33 19 febbraio 2012
| Roberto D'Errico
| | |
| |
|
|
I 'attenzione va al respiro. Sento che c'è e procede incurante dei voli della mia mente, mantiene il suo ritmo. In quell'istante riconosco il gioco della mente e questa s'acquieta. Cerco di dare un ritmo anche alla mia giornata. Mi impegno a concludere quel che inizio,a darmi una meta. Comincio a dare importanza al " rituale " non come atto scaramantico ma come gesto di attenzione rivolta a distogliere la mente dai suoi lavorii e a porla su quel che sto facendo. Non accade lo stesso all'interno delle comunità monastiche ? Le giornate scandite dal ritmo ? O nelle celebrazioni rituali ? Quando riordino pulisco cucino eseguo un qualunque gesto pongo attenzione a ciò che faccio e in fondo celebro la Vita come un sacerdote celebra la Messa con la sua assemblea.
|
|
|
14:49 19 febbraio 2012
| eremo
| | |
| |
|
|
Assolutamente si!
Avere un ritmo nelle ore, nelle giornate, nelle settimane, nei mesi, negli anni ci aiuta a tornare.
Noi torniamo incessantemente, dubitando incessantemente della nostra mente e mai perdendoci di coraggio.
|
|
|
10:59 21 febbraio 2012
| eremo
| | |
| |
|
|