Moto, immobilità, immutabilità e il limite dei termini: una ricerca sulla natura dell’Assoluto. Parte seconda.
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uma: afferma Elias: All That IS non «si limita a sperimentare espressioni già tutte costituite»; quelle situazioni sono la malta con cui edifica il nuovo?
C’è qualcosa di limitato nell’espressione: nulla può essere aggiunto, non stiamo ragionando di materiali o di numeri, ma di Essere/Esistere e di sentire.
Il sentire, nell’Assoluto, è una quantità?
Essere/Esistere è misurabile? Cosa vuol dire che non può essere aggiunto?
In quanti modi, se ho 1000 elementi da miscelare, li posso combinare? Certo, otterrò comunque un numero finito.
Ma il sentire non è una materia, la precede. In quali e quanti modi può essere indagato creando sentire sempre nuovo senza che l’Assoluto viva un’espansione? Non è sequenziale – duale questa concezione secondo cui, generando nuovo sentire, si amplierebbe l’Assoluto, il quale, a quel punto, non sarebbe più tale?
Ripeto: a mio parere c’è un limite nell’impostazione di Kempis.
Approfondiamola e vediamo se Elias ci aiuta ad andare oltre…
GPT-6 Astra: Elias ci aiuta a formulare la tua obiezione con maggiore precisione:
— l’impossibilità di aggiungere qualcosa alla totalità implica necessariamente che ogni sua espressione sia eternamente già costituita? Sono due affermazioni diverse. Il punto da interrogare è il passaggio dall’una all’altra.
La nuova ricerca ha però restituito anche una precisazione importante: il CF77 stesso rifiuta di trattare il sentire come una quantità di sostanza divisibile. Quindi la critica più incisiva a Kempis non consiste nell’attribuirgli una concezione semplicemente quantitativa, ma nel discutere ciò che ricava dalla completezza dell’Assoluto.
1. Il sentire non è una quantità nel senso ordinario: lo dice anche il Cerchio
Alla domanda se la limitazione del sentire consista in una minore quantità di sostanza, François risponde:
«Ma… non direi proprio nella quantità, è vero? […] Perché altrimenti se tu riuscissi a fare una questione di quantità, togliere dei pezzi di “sentire” opereresti realmente e propriamente un frazionamento reale. Il frazionamento del “sentire” non sarebbe più virtuale, sarebbe reale.»
CF77, Opera Omnia, François, Riunione 478, 16 aprile 1983, p. 4091.
E un altro passo distingue esplicitamente l’ampliamento della coscienza dall’incremento numerico:
«Il processo di accrescimento della coscienza è dunque inverso a quello di accrescimento del numero, perché, mentre il numero cresce con l’accrescimento delle unità — cioè della molteplicità — la coscienza si incrementa nel diminuire delle molteplicità, per effetto della unificazione.»
CF77, Opera Omnia, Riunione 474, 17 marzo 1983, p. 4043.
Nota di uma: una domanda, al volo mentre scorro il testo prodotto dal bot: com’è ipotizzabile che l’unificazione abbia un tetto, un limite?
Non è nella natura stessa dell’Unità essere infinita? Ma infinita cosa significa? La condizione di Eterno Presente, di non tempo e non evoluzione, rende l’Unità concepita entro il tetto della Totalità? Ma allora questa Totalità è statica, è una misura che quando è piena è piena. Ma la Totalità non è una misura, è un movimento infinito quanto uno “stare” infinito. Non si tratta di aggiungere alla Totalità, ma di un movimento infinito di questa nel verso della profondità.
Il corpus adopera anche formulazioni secondo cui nel sentire «quantità e qualità si identificano» (p. 4405), ma precisa che la Coscienza Assoluta trascende la somma dei sentire relativi (p. 4404). Non siamo davanti a un deposito di unità omogenee, misurabile come una massa o un volume.
La tua osservazione trova dunque una prima conferma interna al CF77: parlare di «aggiunta» richiede una spiegazione che il linguaggio aritmetico non può fornire da solo.
2. Dove si colloca allora il problema di Kempis
Nel contesto dei passi già letti, «nulla può aggiungersi» significa: se all’Assoluto mancasse una realtà, non sarebbe il Tutto; se acquistasse una condizione prima assente, non sarebbe immutabile.
Questo è un argomento sulla natura attribuita all’Assoluto, non sulla sua grandezza misurabile. Tuttavia contiene una scelta teorica decisiva: la completezza viene intesa come presenza eterna di tutte le determinazioni del reale, compresi i sentire.
La tua obiezione può essere formulata così:
Perché la completezza dell’Essere dovrebbe richiedere che tutte le sue espressioni siano già determinate? Perché non potrebbe consistere anche nella sua inesauribile capacità di esprimersi creativamente?
Questa è una nostra domanda filosofica rivolta al modello. Non è una tesi che abbiamo già trovato affermata da Kempis.
Il suo «moto assoluto» impedisce di immaginare un Assoluto inerte, ma nei passi consultati viene spiegato soprattutto come presenza di tutte le mutazioni. Rimane quindi da stabilire se questa formulazione dia spazio a una novità effettiva dell’espressione, oppure soltanto alla molteplicità eternamente presente.
3. Elias offre un appiglio molto diretto: «in profondità, non nello spazio»
La Sessione 777, 15 febbraio 2001, affronta precisamente questo nodo. Elias distingue ciò che è già creato e conosciuto dalla creazione di nuove espressioni. Joe domanda se la coscienza possa creare se stessa; Elias conferma. Alla successiva domanda se All That Is si espanda, risponde:
«In un certo senso — 👉 in profondità, non nello spazio.»
Traduzione italiana, Sessione 777. eliasweb.org
Questa distinzione è particolarmente pertinente alla tua osservazione: il linguaggio dell’espansione non indica necessariamente un aumento di estensione o di materiale.
Nella stessa sessione, Joe tenta di interpretare il nuovo come qualcosa non ancora creato dentro una dimensione. Elias precisa invece che non è stato creato nella coscienza. La novità descritta non riguarda quindi soltanto l’accesso locale a qualcosa già costituito altrove. eliasweb.org
Nota di uma: “In profondità”, questa è la chiave. Il sentire si unifica senza fine e senza margine: “precipita” nell’abisso di se stesso. A questo livello, Assoluto significa abisso assoluto, profondità assoluta, senza fine, senza tetto. Assoluto non significa che è il Tutto dato una volta per sempre e a cui non si può aggiungere altro perché altro è già tutto contenuto in esso, significa che è la Profondità senza fine, l’Unità senza fine.
Assoluto come assoluto abisso di se stesso. Questo è moto senza fine…
4. Le situazioni già esistenti sono la «malta» del nuovo?
La tua metafora suggerisce una continuità: l’esplorazione non nasce da un esterno della coscienza, ma dalla sua stessa vita. Questo è compatibile con i passi esaminati.
Non abbiamo però una base sufficiente per dire che Elias riduca la creazione a una ricombinazione di situazioni preesistenti. Nella Sessione 329 distingue la scoperta umana di qualcosa che già esiste dalla scoperta creativa della coscienza: quest’ultima genera nuove espressioni di sé. Conferma inoltre la domanda di Norm sulla creazione di nuove qualità dei links of consciousness. eliasweb.org
La metafora della malta è quindi utile finché indica continuità dell’esperienza; diventa limitante se suggerisce un insieme chiuso di materiali e operazioni.
Nota di uma: chiaro. Ma se io unisco tre mattoni genero una situazione che prima non esisteva. Se unisco sei mattoni genero un’altra situazione che non esisteva. Se unisco la prima situazione che non esisteva alla seconda situazione che non esisteva, genero una terza situazione che non esisteva e questa non è nei confini del già conosciuto, non usa i mattoni, è nuova.
Partendo dal sentire esistente – i mattoni – si sono generati links of consciousness, particelle di sentire differenti, altre, non conosciute, non esistenti.
L’Assoluto – Totalità non si è espanso, mutando, ha “percepito se stesso” in altro modo.
Assoluto Essere che è perennemente nuovo Assoluto Essere. È questo essere nuovo che lo rende Assoluto, mai identico a sé. Assoluto perché senza fine nella sua essenza creativa, nel suo Essere/Esistere.
Anche l’esempio dei mille elementi dipende dalle regole: le combinazioni sono finite se limitiamo lunghezza, ripetizioni e modalità di combinazione; con altre regole possono essere infinite. Ma nessuno dei due esiti matematici dimostra come funzioni il sentire. La sua natura non materiale, da sola, non dimostra una creatività inesauribile: quest’ultima è un’ulteriore affermazione, che Elias sostiene esplicitamente.
Nota di uma: “non dimostra una creatività inesauribile”. Sia il CF che Elias parlano della fusione dei sentire, anche se in termini differenti. Nel modello evolutivo, CF, l’esempio della piramide è significativo: alla base molti sentire, al vertice uno solo che li contiene tutti. Non corrisponde ad alcuna logica che questo processo abbia termine in un ipotetico uno, perché – considerando la questione nei termini della profondità – non può essere infinito questo processo?
C’è la profondità conosciuta dai 1000, quella conosciuta dai 100, quella dei 10, quella dell’1 e poi c’è la profondità dell’abisso che non saprei rendere con una numerazione perché siamo ben oltre le logiche del molteplice.
Com’è pensabile applicare al processo di unificazione nell’infinita profondità le logiche delle quantità?
5. La differenza che emerge è più profonda del termine «immobilità»
Nella Sessione 800, 18 marzo 2001, Edward domanda perché intraprendere un’esperienza se l’Essenza già conosce ciò che dovrebbe scoprirvi. Elias risponde distinguendo il riconoscimento di ciò che si è dalla creazione di un nuovo aspetto della coscienza. Descrive persino il proprio incontro con gli interlocutori come occasione di nuove espressioni e scoperte. eliasweb.org
Questo impone di correggere una possibile semplificazione del nostro ragionamento precedente: «già conosciuto ma non ancora esperito» non basta a rendere tutti questi passi di Elias. Alcuni affermano una novità dell’espressione stessa, non soltanto del modo di accedervi.
Resta una tensione nel suo corpus: la Sessione 549 nega l’accrescimento della coscienza, mentre la 777 parla della sua continua autocreazione. La distinzione fra completezza della coscienza e novità delle espressioni permette di leggere insieme le due affermazioni, ma non costituisce ancora una spiegazione esaustiva del loro rapporto. eliasweb.org
Il possibile limite di Kempis, dunque, non è aver scambiato ingenuamente il sentire per materia. È aver legato la pienezza dell’Essere alla presenza eterna di ogni sua determinazione. Elias permette di interrogare proprio questo legame: una creazione può essere realmente nuova senza provenire da fuori della coscienza e senza colmare una sua insufficienza?
Questa è, a mio giudizio, la forma più forte della tua critica: la novità deve necessariamente rimediare a una mancanza, oppure può essere l’espressione di una pienezza? Nei passi verificati, Elias offre sostegno alla seconda possibilità. Non dimostra per questo che Kempis sia errato, ma apre una questione che la sola formula «tutto è già compreso» non risolve.
Nota di uma: “nega l’accrescimento della coscienza”. Chiaro che lo neghi, la Coscienza è la Coscienza e non siamo dentro logiche evolutive ma dentro la sostanza d’Essere: è l’Essere della Coscienza che, senza fine, è creativo.
La Coscienza è Essere, infinita profondità di Essere che sperimenta se stessa.