La persistenza di una manifestazione non basta a dimostrare che la persona non abbia compreso o accettato nulla.
☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati.
La pagina Facebook di Elias
MONOGRAFIE
12. Salute, malattia e guarigione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 5
1. Il passaggio dalla creazione all’accusa
L’affermazione secondo cui l’individuo crea la propria esperienza può essere trasformata in un’accusa: se ho creato questa malattia, allora ho sbagliato; se non riesco a guarire, continuo a sbagliare. In questo passaggio, però, alla descrizione della creazione viene aggiunto un giudizio sulla persona.
Per comprendere Elias occorre tenere distinti questi due livelli. Una cosa è interrogarsi sul proprio rapporto con la manifestazione corporea; un’altra è usare quella manifestazione come prova della propria inadeguatezza. Il titolo di questo capitolo esprime tale distinzione: è una formula editoriale, che verrà sviluppata attraverso le fonti, non una citazione letterale.
Nella Sessione 1545 Elias precisa che una persona può creare una manifestazione senza riconoscere di sceglierla, senza trovarvisi a proprio agio e senza apprezzarla. Aggiunge che il desiderio di modificarla non è sbagliato e può motivare la ricerca di persone capaci di aiutare. [Parafrasi — Sessione 1545.]
Il verbo creare, quindi, non può essere sostituito automaticamente con desiderare coscientemente. Nella spiegazione di Elias, partecipare alla formazione dell’esperienza non equivale ad aver formulato il proposito di ammalarsi. [Raccordo editoriale — Sessione 1545.]
2. Perché il senso di colpa non coincide con la comprensione
Nella Sessione 510 Elias presenta il senso di colpa come un’espressione che rinforza la svalutazione e la mancata accettazione di sé. Lo collega alla duplicity, il sistema di credenze attraverso cui si attribuiscono giudizi di bene e male, giusto e sbagliato. Nel contesto del passo, il problema è il modo in cui tali giudizi si trasformano in una diminuzione del proprio valore.
Elias usa un’espressione forte: se fosse possibile sprecare energia, il senso di colpa ne sarebbe un esempio. Qualifica però l’affermazione, precisando che, nella sua concezione, nessuna energia è realmente sprecata. Il suo punto è che il senso di colpa non è necessario. [Parafrasi — Sessione 510.]
Applicato alla malattia, il passaggio permette di distinguere l’osservazione di sé dalla condanna di sé. Riconoscere una reazione, una tensione o una credenza significa acquisire informazioni. Concludere «questo dimostra che valgo meno» aggiunge una valutazione della persona, senza spiegare meglio la manifestazione. [Raccordo editoriale — Sessione 510.]
La distinzione non richiede di fingere che il disagio sia piacevole: riguarda il giudizio su chi lo sta vivendo.
3. Responsabilità come riconoscimento della propria partecipazione
Un chiarimento particolarmente esplicito compare nella Sessione 202403042, in un dialogo sui rapporti familiari. L’interlocutrice riconosce di essere stata, in alcuni momenti, emotivamente poco disponibile verso i figli. Elias la invita a riflettere sulle proprie azioni e sulla loro influenza, ma distingue questa riflessione dall’accusarsi e dal sentirsi colpevole.
La direzione proposta è concreta:
— riconoscere il proprio comportamento,
— vedere ciò che è cambiato
— e rendersi disponibili a partecipare diversamente alla relazione presente.
Elias non le chiede di negare ciò che è avvenuto; le propone di non ridurre se stessa a quel comportamento. [Parafrasi — Sessione 202403042.]
Il contesto riguarda le relazioni, non l’origine di una malattia. Offre però una distinzione utile al nostro tema: riconoscere la propria partecipazione significa poterla osservare e modificare; colpevolizzarsi significa trasformarla in un giudizio contro di sé. La prima attività può includere l’ammissione di una difficoltà o di un comportamento dannoso; non richiede la seconda. [Raccordo editoriale — Sessione 202403042.]
In questo senso useremo qui la parola «responsabilità»: riferita alle proprie azioni e possibilità di scelta, senza attribuirle il significato di colpevolezza per il fatto di essere malati.
4. Quando Elias parla di autopunizione
Nella Sessione 1649, un’interlocutrice parla di malessere fisico e di cambiamenti nelle proprie abitudini. Elias collega, nel suo caso,
— frustrazione,
— ribellione contro ciò che le è familiare
— e durezza verso se stessa.
Descrive il disagio anche come una forma di punizione che lei sta generando in relazione alle proprie credenze sulle conseguenze delle azioni. La invita a recuperare gentilezza verso di sé. [Parafrasi — Sessione 1649.]
Descrivere un’attività autopunitiva non significa affermare che la punizione sia meritata. Nel dialogo, Elias invita a riconoscere e interrompere la durezza; non conferma un debito morale da pagare attraverso il corpo. La spiegazione riguarda questa persona e non diventa una causa universale delle malattie. [Raccordo editoriale — Sessione 1649.]
Più avanti, quando emerge il senso di colpa per le proprie preferenze, le propone di immaginarsi come un’altra persona e di rivolgersi a sé con l’incoraggiamento che offrirebbe a quella persona. L’esempio rende concreta la gentilezza: osservare la propria esperienza senza usare contro di sé parole che non si userebbero con un altro. [Parafrasi — Sessione 1649.]
5. La salute non è un attestato spirituale
Nella Sessione 132 Elias contesta la valutazione automaticamente negativa della disfunzione corporea, ma precisa anche che manifestarla non rende una persona più spirituale. Il suo discorso non attribuisce quindi alla sofferenza un rango superiore. [Parafrasi — Sessione 132.]
Questa precisazione impedisce di sostituire una gerarchia con un’altra: prima considerare il malato meno realizzato, poi considerarlo più profondo perché soffre. In entrambi i casi si userebbe la condizione del corpo per classificare il valore della persona. [Raccordo editoriale — Sessione 132.]
La Sessione 196 affronta l’altro lato del problema. Un interlocutore osserva che alcuni hanno dedotto dall’insegnamento di Elias che accettare le credenze comporti non essere più malati. Elias respinge questa deduzione: accettare le credenze non equivale a eliminarle e non interrompe la creazione di esperienze. [Parafrasi — Sessione 196.]
Di conseguenza, la persistenza di una manifestazione non basta a dimostrare che la persona non abbia compreso o accettato nulla. Questo non spiega ancora perché quella condizione persista; impedisce però di usare la persistenza come prova automatica di un fallimento spirituale. [Raccordo editoriale — Sessione 196.]
6. Creare la propria esperienza non obbliga a fare tutto da soli
Un’altra possibile trasformazione del principio di creazione è: se dipende da me, dovrei riuscire a guarire senza aiuto. L’eventuale ricorso a un professionista diventerebbe allora un’ammissione di incapacità.
Il passaggio già richiamato della Sessione 1545 va in una direzione diversa: Elias include la ricerca di altre persone fra le possibilità attraverso cui l’individuo può modificare l’esperienza. Il riconoscimento della propria attività creativa non esclude la relazione con chi può essere utile. [Parafrasi e raccordo editoriale — Sessione 1545.]
Nella Sessione 201608211 Elias precisa inoltre che non sta qualificando come sbagliato l’uso di metodi o risorse esterne per la guarigione, né sostenendo che sia preferibile farne a meno. Il suo esame riguarda la motivazione e il rapporto con ciò che viene vissuto, oltre al metodo impiegato. [Parafrasi — Sessione 201608211.]
Accettare assistenza non contraddice quindi, di per sé, la fiducia nelle proprie possibilità. Una persona può riconoscere ciò che sta vivendo e, nello stesso tempo, utilizzare competenze, trattamenti e sostegno. Il rapporto con la medicina sarà approfondito nei capitoli dedicati; qui importa non trasformare l’autodirezione in obbligo di autosufficienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 1545 e 201608211.]
7. Dall’accusa all’ascolto
Possiamo ora precisare la differenza da cui siamo partiti. La domanda «Che cosa sto vivendo e quali possibilità riconosco?» apre un’indagine sull’esperienza. L’affermazione «Sono malato perché sono inadeguato» pretende invece di aver già concluso quell’indagine con un giudizio sulla persona.
Questa distinzione guida il passaggio dal tema della colpa a quello dell’ascolto: la domanda deve consentire di osservare, senza contenere già una sentenza. [Raccordo editoriale.]
Il passaggio successivo riguarda il sintomo come comunicazione. Per ascoltarlo occorrerà osservare ciò che accade, senza presumere che il corpo stia pronunciando un’accusa e senza attribuirgli in anticipo un significato valido per tutti.
Fonti verificate per questo capitolo
Le formulazioni sono parafrasi, salvo i raccordi e le sintesi editoriali segnalati. Non sono presenti citazioni letterali.
- Sessione 132 — Counterpart Encounters, 10 novembre 1996. Passaggio sulla disfunzione corporea e sull’assenza di superiorità spirituale di chi la manifesta.
- Sessione 196 — Change/Healing/Acceptance, 20 luglio 1997. Accettazione delle credenze e inferenza indebita della necessaria cessazione della malattia.
- Sessione 510 — Acceptance, Tolerance, and Patience, 4 dicembre 1999. Passaggi sul senso di colpa, la svalutazione di sé e la qualificazione dell’immagine dello spreco di energia.
- Sessione 1545 — You Create What You Concentrate Upon, 15 aprile 2004. Creazione non necessariamente riconosciuta o apprezzata; desiderio di modificazione e ricerca di aiuto.
- Sessione 1649 — Listen to What Your Body Consciousness Is Expressing, 26 ottobre 2004. Caso individuale di durezza e autopunizione; proposta di gentilezza verso di sé.
- Sessione 201608211 — Healing Defined, 21 agosto 2016. Precisazione sull’uso di metodi e risorse esterne nella guarigione.
- Sessione 202403042 — Family Issues, Part 1, 4 marzo 2024. Distinzione fra riconoscere la propria partecipazione alle relazioni e colpevolizzarsi.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
