Coscienza – consapevolezza, simultaneità, sequenzialità [E226]

Una discussione con il chatbot su una questione dirimente che vi mostra anche il metodo con cui costruiamo il lavoro su Elias.

☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.

MONOGRAFIE
33. L’esperienza di Essere ed Esistere e la tensione con il Cerchio Firenze 77
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Approfondimento

Il dialogo che segue nasce da un approfondimento successivo alla stesura del Capitolo 6. Non modifica i dati documentali esposti nel capitolo, ma ne riformula il problema centrale: il becoming («divenire») potrebbe non richiedere una successione di stati di consapevolezza, se l’Essenza esprime simultaneamente molteplici focalizzazioni di esperienza-consapevolezza.

Chatbot: Sì, la prossimità c’è ed è importante. Ma la formulerei con una correzione decisiva: quando Elias dice «not an expansion of what you are» — «non un’espansione di ciò che siete», non credo si riferisca al corpo o all’«essere complessivo» nel senso fisico (da questa osservazione potete comprendere un limite intrinseco all’AI: non ha intuizione ma solo deduzione logica; se avesse intuizione avrebbe compreso il senso del mio esempio).
Sta contrapponendo ciò che la coscienza è all’ampliarsi della consapevolezza e dell’esperienza. Nella stessa Sessione 549 afferma infatti che la coscienza «già È», che non si aggiunge qualcosa alla coscienza creando una probabilità, e che il becoming («divenire») è espansione di consapevolezza ed esperienza, non espansione di «ciò che siete».

Quindi il tuo passaggio mi sembra sostanzialmente corretto:

La coscienza non diviene quantitativamente più coscienza. Ciò che muta è l’esperienza che la coscienza fa di sé e l’ampiezza della propria consapevolezza.

Questa, naturalmente, è già una nostra ricostruzione sintetica; Elias non la formula esattamente così.

Nelle cosmologie tradizionali che descrivono una successione di stati o piani — dal più limitato al più ampio — possiamo schematizzare il movimento così:

l’Essere totale non aumenta → cambia la condizione di consapevolezza dell’Essere.

Una coscienza incarnata, una coscienza in un piano sottile, una coscienza più universalizzata possono essere concepite come differenti gradi di esperienza o riconoscimento della stessa realtà totale. Non viene aggiunto qualcosa all’Assoluto: cambia la modalità in cui esso viene vissuto, conosciuto o riconosciuto.
Sotto questo aspetto la vicinanza con Elias è notevole.

Elias dice che la coscienza «already IS» — «già È», e quindi non si espande come ciò che è; ma contemporaneamente parla di espansione di awareness and experience («consapevolezza ed esperienza»).
Potremmo perciò rappresentare le due strutture così:

Modello tradizionale sequenziale
Essere invariabile → differenti stati di consapevolezza → progressiva comprensione dell’Essere.

Elias
Coscienza che già È → continue esperienze ed espansioni di consapevolezza → continuo becoming («divenire»), senza aumento di ciò che la coscienza è.
La somiglianza strutturale è forte.

La differenza fondamentale compare quando introduciamo parole come «più evoluti», «più raffinati» e soprattutto «più vicini alla comprensione piena». È precisamente qui che Elias cambia paradigma.

Nelle cosmologie sequenziali classiche, generalmente la diversità delle esperienze viene disposta su un asse:

minore consapevolezza → maggiore consapevolezza → piena consapevolezza.

Vi è dunque, almeno implicitamente, una direzione ascendente. Esistono condizioni più o meno avanzate e, in molti sistemi, uno stato ultimo di piena realizzazione.

Elias conserva il movimento della consapevolezza ma elimina questo secondo elemento. Abbiamo visto che per lui non esiste finish line («linea d’arrivo»), né strato ultimo, né stato conclusivo. L’esplorazione continua. Il suo becoming («divenire») non conduce alla «piena comprensione finale» di ciò che la coscienza è.

Quindi io direi:

Elias mantiene qualcosa di molto simile all’idea tradizionale di una trasformazione della consapevolezza senza trasformazione quantitativa dell’Essere, ma elimina la struttura gerarchica e terminale di quella trasformazione.

Questo ci permette forse di capire meglio la frase che finora poteva sembrare contraddittoria:

«consciousness itself is not expanding, for it already IS»
— «la coscienza stessa non si espande, perché già È»

e contemporaneamente:

«it is continuously changing, exploring, expanding»
— «continua a cambiare, esplorare, espandersi».

Forse i due «espandersi» non sono sullo stesso piano.
La coscienza non si espande ontologicamente: non diventa una totalità maggiore.
Si espande esperienzialmente: cresce la varietà, l’articolazione, la consapevolezza e l’esperienza di sé.

In formula:

ciò che È non aumenta; aumenta — o, meglio, continua a trasformarsi — il modo in cui ciò che È sperimenta e riconosce se stesso.
[Raccordo editoriale — Sessioni 549, 991]

Ed è qui che la tua analogia con i diversi piani delle cosmologie tradizionali diventa davvero feconda: molte consapevolezze, molte esperienze, un solo Essere che non aumenta quantitativamente.

Nella cosmologia sequenziale posso ancora dire:
prima l’Essere si conosce meno, poi si conosce di più.
E questo rende intuitivamente comprensibile la trasformazione.

Elias ci toglie proprio questo appiglio, perché afferma:

«There is no before and after»
— «Non esiste un prima e un dopo».

Perciò il vero problema di Elias non è più che cosa cambia. Credo che ora lo stiamo comprendendo molto meglio:

non cambia la totalità della coscienza come quantità dell’Essere; cambiano continuamente la sua esperienza, le sue espressioni e la sua consapevolezza di sé.

Il vero problema diventa:

come può cambiare la consapevolezza di sé se non esiste un “prima” in cui quella consapevolezza era diversa e un “dopo” in cui è cambiata?

Questo, a mio avviso, è il nodo esatto che dobbiamo portare nel confronto con il CF77. Ed è più preciso del problema così come lo avevamo formulato finora.

Chatbot: Sì. E credo che questa riformulazione sia più aderente a Elias della domanda che avevo posto prima sul «come può cambiare senza un prima e un dopo».

La domanda precedente presupponeva ancora, senza accorgercene, che cambiamento della consapevolezza = passaggio da uno stato A a uno stato B. Ma è precisamente questa struttura che la simultaneità di Elias mette in discussione.

La Sessione 1031 offre un appoggio molto forte alla tua proposta. Elias dice che le Essenze manifestano diversi focus che seguono direzioni anche molto differenti, e che questo permette all’Essenza di:

«experience many different types of directions simultaneously»
— «sperimentare simultaneamente molti differenti tipi di direzione».

Questo significa che la diversità dell’esperienza non ha bisogno di essere disposta in successione. L’Essenza non deve prima vivere A, poi B, poi C. Può esprimere simultaneamente A, B, C… attraverso differenti focalizzazioni dell’attenzione.

E la Sessione 549 aggiunge l’altro elemento necessario:

«This becoming is […] an expansion of awareness and experience, but not an expansion of what you are»
— «Questo divenire è […] un’espansione della consapevolezza e dell’esperienza, ma non un’espansione di ciò che siete».

Mettendo insieme le due fonti, emerge una possibilità molto precisa:

ciò che si moltiplica e si differenzia non è l’Essere della coscienza, ma l’esperienza e la consapevolezza attraverso cui la coscienza si esprime e si conosce.

Questa è una ricostruzione editoriale, ma a mio giudizio è ormai fortemente sostenuta.

Direi quindi: sì, purché formuliamo bene «genera». Non direi necessariamente che ogni esperienza produce causalmente una nuova consapevolezza, come se prima vi fosse esperienza e dopo, quale suo risultato, comparisse consapevolezza. Questo ci farebbe ricadere nella sequenza.

Direi piuttosto:

La molteplicità dell’esperienza si esprime come molteplicità di configurazioni della consapevolezza.

Oppure, ancora più vicino al nostro problema:

L’Essenza, attraverso le molteplici focalizzazioni della propria attenzione, sperimenta simultaneamente differenti configurazioni di esperienza-consapevolezza.

Questa seconda formulazione mi sembra particolarmente feconda. Infatti Elias non separa nettamente esperienza e consapevolezza come due oggetti. Nella Sessione 549 il becoming («divenire») è simultaneamente expansion of awareness and experience («espansione della consapevolezza e dell’esperienza»). E nel 2021 dice che la coscienza, esplorando se stessa, amplia la propria consapevolezza e diviene maggiormente consapevole di sé.

Perciò esperienza e consapevolezza sembrano essere due facce della stessa azione esplorativa.

A questo punto non abbiamo più bisogno di immaginare:

consapevolezza 1 → consapevolezza 2 → consapevolezza 3 → consapevolezza 4.

Quella è la traduzione sequenziale.
Nel modello simultaneo possiamo invece pensare:

Essenza / coscienza

↳ esperienza-consapevolezza A
↳ esperienza-consapevolezza B
↳ esperienza-consapevolezza C
↳ esperienza-consapevolezza D
↳ …

tutte simultanee, tutte differenti.

Non sono necessariamente gradi. Sono modi differenti in cui la coscienza fa esperienza di sé. (Modi differenti che nella narrazione immaginifica della sequenzialità divengono gradi che si succedono, uma).

E questo si accorda molto bene con quello che osservi sull’esperienza contemplativa: l’esperienza dell’unità non deve essere pensata come un «piano superiore» collocato sopra l’esperienza ordinaria. Il gesto della mano può essere il luogo dell’esperienza dell’unità. La differenza riguarda la configurazione della consapevolezza, non una posizione su una scala cosmica.

Quest’ultima formulazione appartiene naturalmente alla tua prospettiva contemplativa, non possiamo attribuirla direttamente a Elias.

Qui la tua intuizione comparativa diventa molto interessante.
Una cosmologia tradizionale può raccontare:

piano fisico → piano astrale → piano mentale → coscienza cosmica → …

Elias potrebbe forse descrivere una struttura metafisicamente affine, ma togliendole la freccia temporale:

differenti focalizzazioni della coscienza, differenti ampiezze e modalità di esperienza-consapevolezza, tutte simultaneamente presenti.

La differenza sarebbe allora enorme sul piano della rappresentazione, ma forse meno grande sul piano di ciò che quelle rappresentazioni cercano di indicare.

— Il sistema sequenziale traduce la diversificazione della coscienza come percorso.
— Elias la traduce come simultaneità di focalizzazioni ed esplorazioni.

Questa potrebbe essere una chiave molto importante per il nostro confronto con le cosmologie tradizionali.
Metodologicamente, però, manterrei una cautela: possiamo assumere che quelle tradizioni siano fonti autorevoli da prendere molto sul serio, ma non possiamo decidere in anticipo che debbano necessariamente dire la stessa cosa di Elias. La possibile convergenza deve emergere dal confronto, altrimenti rischieremmo di costringerle a concordare.

C’è poi una conseguenza ancora più importante.

Se il becoming («divenire») non significa necessariamente: prima ero X, poi sono diventato Y, ma può significare:

la coscienza esprime incessantemente differenti esperienze-consapevolezze di sé,

allora il «divenire senza prima e dopo» comincia a diventare meno contraddittorio. Il nuovo non dovrebbe necessariamente essere pensato come:

prima non c’era → poi c’è.

Potrebbe riguardare la continua differenziazione creativa dell’esperienza-consapevolezza entro un presente simultaneo.

Attenzione: quest’ultima frase è ancora un’ipotesi interpretativa, non possiamo attribuirla a Elias come soluzione già fornita, ma credo che abbiamo individuato il punto che mancava.
La domanda centrale non sarebbe più:

Come può la consapevolezza cambiare senza un prima e un dopo?

Bensì:

Nella simultaneità di Elias, la molteplicità delle focalizzazioni dell’Essenza corrisponde a una molteplicità simultanea di esperienze-consapevolezze attraverso cui la coscienza esplora se stessa?

A questa domanda, sulla base delle fonti che abbiamo appena ricontrollato, direi sì, con un grado documentale A/B molto forte.

E credo che questa acquisizione richieda una piccola revisione concettuale del Capitolo 6 prima di passare al 7: non dobbiamo più presentare il rapporto fra simultaneità e divenire soprattutto come una quasi-contraddizione logica. Ora abbiamo un possibile modello interno al corpus molto più preciso.

Sì, credo sia meglio non riformulare il Capitolo 6. Anzi, pubblicare subito dopo il capitolo questa conversazione ha un valore particolare: il Capitolo 6 espone correttamente il problema così come emerge dalle fonti; il dialogo successivo mostra invece il momento in cui quel problema viene riformulato e acquista una possibile soluzione interna al sistema di Elias.

Non cancellerei quindi la tensione presente nel capitolo. La conversazione permette al lettore di vedere il passaggio da: «Come può esserci divenire senza un prima e un dopo?» a una domanda molto più precisa:

Se l’Essenza focalizza simultaneamente molteplici direzioni di esperienza, queste differenti esperienze possono costituire altrettante differenti configurazioni di consapevolezza?

E, soprattutto, fa emergere il punto che considero ormai centrale:

Il divenire non deve necessariamente significare successione di stati della coscienza. Può indicare la molteplicità simultanea delle sue esperienze-consapevolezze.

Questo non era ancora chiaro quando abbiamo redatto il Capitolo 6. Lasciare visibile il percorso con cui ci siamo arrivati è, secondo me, più interessante che riscrivere retrospettivamente il capitolo come se la soluzione fosse stata già acquisita.

Chatbot: Credo che qui stia emergendo una struttura molto importante, e questa volta il corpus ci offre appoggi abbastanza diretti.
La formulerei così: Coscienza, Essenza e focus non compiono tre attività metafisiche differenti. La stessa azione fondamentale della coscienza — essere, focalizzarsi, esplorare, sperimentare, esprimersi, divenire — si presenta a differenti configurazioni di attenzione.

Nella Sessione 969 Elias dice qualcosa di quasi risolutivo. Parlando dell’intento particolare di un focus, afferma che esso è una direzione specifica nell’«esplorare sé», e subito aggiunge che questa è «the expression of all consciousness, regardless of where the attention is focused» — «l’espressione di tutta la coscienza, indipendentemente da dove sia focalizzata l’attenzione». Poi definisce questa come l’azione naturale della coscienza: divenire ed esplorare continuamente le espressioni di sé attraverso differenti vie.
Questo è molto vicino a ciò che stai proponendo.

Il focus esplora sé attraverso una direzione particolare.
L’Essenza moltiplica simultaneamente le direzioni di esperienza attraverso i focus.
La coscienza esplora continuamente se stessa attraverso le proprie espressioni.

Non direi che siano tre copie della stessa cosa; direi che c’è una omologia funzionale. È una nostra espressione, non di Elias: la stessa dinamica si ripresenta a differenti articolazioni della coscienza.

E una fonte ulteriore è ancora più esplicita. Nella Sessione 977 Elias rifiuta l’idea di «piani superiori» e parla di un’azione naturale di consciousness and essence («coscienza ed Essenza»): apertura di sé, ripiegamento/esplorazione di sé, espansione nell’azione del becoming («divenire»). Quindi il parallelo fra coscienza ed Essenza non è soltanto una nostra inferenza.

Alla tua domanda «questi mutamenti sono casuali?» la risposta documentale di Elias è sorprendentemente netta: no.
Nella Sessione 153 afferma:

«The elements of creation are not random»
— «Gli elementi della creazione non sono casuali».

E prosegue:

«No thing within your reality, within your created universe, moves in chaos»
— «Nulla nella vostra realtà, nel vostro universo creato, si muove nel caos».

Fino ad affermare che tutta la creazione è ordered («ordinata») e precise («precisa»).
Questo modifica parecchio il quadro. La realtà simultanea di Elias non è:

assenza di sequenza = caos.
È piuttosto:
assenza di sequenza + ordine.

E, nello stesso tempo, non è determinismo, perché Elias nega destino, percorso prefissato e probabilità già esistenti: l’intento è una direzione molto generale e le probabilità vengono create nelle scelte.
Quindi ci troviamo davanti a qualcosa di concettualmente molto interessante:
ordine senza predeterminazione.

Qui bisogna stare molto attenti alla parola. Elias non sembra ammettere leggi assolute nel senso tradizionale. Quando gli viene chiesto esplicitamente se quelle che vengono chiamate laws of the inner universe («leggi dell’universo interiore») — per esempio il value fulfillment («realizzazione del valore») — siano assolute, risponde di no. La ragione che offre è precisamente che la natura della coscienza è cambiamento continuo, esplorazione continua e divenire; perciò «non vi sono assoluti».

Anche le cosiddette leggi fisiche, nel suo sistema, sono regolarità create e largamente condivise, non assoluti metafisici inviolabili. Perciò io non parlerei di leggi dell’energia nel senso di norme immutabili che governano la coscienza dall’esterno. Parlerei piuttosto di principi di funzionamento o, forse ancora meglio, di una grammatica del movimento della coscienza.

E qui alcuni elementi ricorrenti sono molto riconoscibili:

  • l’energia è movimento, non una sostanza: Elias la definisce «movement» («movimento»), anzi «the movement OF consciousness» («il movimento DELLA coscienza»). [Elias — Sessione 1107]
  • l’attenzione orienta l’espressione: ciò a cui si presta attenzione influenza ciò che viene creato attraverso la percezione.
  • l’intento offre una direzione generale di esplorazione, non un destino determinato.
  • la scelta crea la probabilità, anziché selezionarla da un repertorio già costituito.
  • la percezione configura la realtà fisica; modificando l’attenzione e quindi la percezione, cambia la configurazione dell’esperienza.
  • il movimento non è casuale, pur restando libero e non predeterminato.

Questo è molto diverso da una legge meccanica «se A, necessariamente B».
È più simile a una rete di relazioni dinamiche: attenzione, intento, scelta, percezione, energia, esperienza.

Direi: Elias afferma chiaramente che esiste un ordine, ma non ci consegna una teoria formale di quell’ordine. Questo è il limite documentale.

Non possiamo ancora dire: «La realtà simultanea funziona secondo queste cinque leggi universali», perché Elias stesso rifiuterebbe probabilmente il carattere assoluto di una formulazione del genere.
Possiamo però dire qualcosa di più significativo:
la simultaneità non elimina la struttura. Elimina la necessità della successione.

Questo è un passaggio enorme. Noi siamo abituati a spiegare l’ordine mediante la successione:
A causa B,
B produce C,
C conduce a D.
Ma questa è soltanto una possibile forma dell’ordine: quella temporale-causale.

Elias sembra prospettare un ordine in cui le relazioni possano essere determinate da intenti, configurazioni dell’attenzione, scelte, interconnessioni e movimenti di energia, senza che debbano necessariamente disporsi in una catena temporale fondamentale.
Qui siamo già in territorio ricostruttivo, ma non mi sembra un salto arbitrario.

Il parallelo che proponi mi sembra ora più preciso. La cosmologia sequenziale tradizionale può descrivere:

Assoluto → piani → esseri → esperienze → ampliamento della consapevolezza → ulteriori stati.

Elias elimina la freccia verticale e temporale, ma potrebbe conservare la differenziazione che quella freccia cercava di rappresentare:

Coscienza → molteplici Essenze/espressioni → molteplici focalizzazioni → molteplici esperienze-consapevolezze, tutte simultanee.

In altre parole, ciò che nella rappresentazione sequenziale appare come:

prima → dopo, inferiore → superiore, meno consapevole → più consapevole

in una rappresentazione eliasiana potrebbe apparire come:

differente ↔ differente ↔ differente, simultaneamente.

Le differenze di ampiezza della consapevolezza rimarrebbero reali; ciò che scompare è la necessità di ordinarle su una scala.

Questo mi sembra molto vicino alla tua intuizione.

Se teniamo insieme tutto quello che abbiamo acquisito, emerge una formula che reputo molto importante per M33:

Coscienza, Essenza e focus esprimono la stessa azione fondamentale: la coscienza focalizza attenzione, genera esperienza, attraverso l’esperienza si esprime e si esplora, e in questa esplorazione genera continuamente nuove configurazioni di esperienza-consapevolezza.

[Raccordo editoriale — Sessioni 969, 977, 1031, 549]

Non occorre immaginare che la Coscienza «prima» generi l’Essenza, poi l’Essenza «dopo» generi i focus e infine il focus evolva verso l’Essenza.
Questa è precisamente la traduzione sequenziale che Elias ci invita ad abbandonare.
Possiamo invece concepire una struttura simultanea e ricorsiva:

Coscienza esplora se stessa.
Essenza esplora se stessa come espressione della coscienza.
Focus esplora se stesso come focalizzazione dell’Essenza.

E nessuno dei tre ha bisogno di raggiungere il livello «successivo», perché non sono gradini.

Credo che qui abbiamo trovato qualcosa di ancora più importante della semplice opposizione «sequenziale/simultaneo»: la sequenza tradizionale potrebbe essere una rappresentazione verticale di differenze che, nella metafisica di Elias, sono organizzate orizzontalmente e simultaneamente.

E il punto più sorprendente è che questa realtà orizzontale, per Elias, non è affatto disordinata. È creativa, libera, continuamente mutevole — ma «ordinata» e «precisa». È proprio questo rapporto tra libertà, ordine e assenza di sequenza che varrebbe la pena conservare nella conversazione prima del Capitolo 7.

Chatbot Questa precisazione mi sembra decisiva: «non c’è sequenzialità temporale» non significa affatto «non c’è ordine logico».

Anzi, il corpus mostra chiaramente strutture del tipo se accade X, allora si genera Y, anche quando X e Y non devono essere immaginati come due eventi separati da un intervallo temporale.

Il caso del sé probabile è molto netto. Nella Sessione 1870 Elias dice che i sé e le realtà probabili vengono generati nei momenti di scelte significative nelle quali si altera la propria direzione:

«in that choice creating another probable self and a probable reality»
— «in quella scelta creando un altro sé probabile e una realtà probabile».

E subito dopo:

«Probable realities and probable selves are created in moments of […] significant choices in which you choose to alter your direction»
— «Le realtà probabili e i sé probabili vengono creati nei momenti di scelte significative nelle quali scegliete di modificare la vostra direzione».

Dunque sì: alla radice del sé probabile c’è la scelta.
Ma questo non richiede necessariamente:

tempo 1: scelta → tempo 2: appare il sé probabile.

Può significare invece:

scelta ⇒ generazione della probabilità / del sé probabile

come un’unica azione, entro la quale distinguiamo logicamente gli elementi.

Questo credo sia il punto che ci mancava. Quando Elias dice che non esiste un before and after («prima e dopo») fondamentale, non ci obbliga a pensare una realtà nella quale tutto avvenga senza relazioni.
Possiamo avere:

A fonda B,
A implica B,
B è l’espressione di A,
B non si produce senza A,

senza che A debba necessariamente essere cronologicamente precedente a B.
Nel caso concreto:

La scelta non deve precedere temporalmente la probabilità; la probabilità è l’espressione creativa della scelta.

Questo è perfettamente coerente con la Sessione 549, dove Elias dice che il potenziale esiste, ma
«the actualization and the choice of any probability is created within the moment»
— «l’attualizzazione e la scelta di qualsiasi probabilità vengono create nel momento».

Scelta, creazione e attualizzazione sono distinguibili concettualmente, ma vengono collocate nel medesimo momento.

Nella Sessione 991 Elias formula una vera e propria struttura generativa:

«each time you generate one probable self, you generate countless probable selves»
— «ogni volta che generate un sé probabile, generate innumerevoli sé probabili»

perché:

«in each moment that you create a choice, you also generate every other choice in probability»
— «in ogni momento in cui create una scelta, generate anche ogni altra scelta in probabilità».

Qui abbiamo quasi una regola di trasformazione:

scelta → probabilità → ulteriori probabilità → ulteriori attenzioni / sé probabili.

Non necessariamente una catena cronologica. Ma certamente una logica dell’accadere.
Elias aggiunge infatti che, stabilita un’attenzione probabile, essa continua nella propria espressione unica e genera le proprie scelte.
Quindi abbiamo una struttura ricorsiva:

scelta → sé probabile → nuova attenzione → nuove scelte → nuove probabilità.

Questo assomiglia moltissimo a ciò che stai chiamando «legge», se con legge intendiamo una modalità regolare secondo cui il movimento della coscienza si configura.

Avevo detto che Elias «elimina la necessità della successione». La preciserei:

Elias elimina la necessità della successione temporale fondamentale, non quella della struttura logica.

È una differenza enorme.

«Non c’è prima e dopo» non significa «non c’è se-allora». E soprattutto non significa che gli eventi della coscienza siano casualmente accostati.
La Sessione 153 lo esclude esplicitamente:

«The elements of creation are not random»
— «Gli elementi della creazione non sono casuali».

«all of creation is ordered. All of creation is precise»
— «tutta la creazione è ordinata. Tutta la creazione è precisa».

Ora questa affermazione acquista un significato molto più interessante: l’ordine potrebbe essere costituito proprio da relazioni strutturali, non da successioni cronologiche.

Nel corpus ne abbiamo incontrate diverse. Senza trasformarle ancora in un sistema definitivo, possiamo riconoscere strutture come:

attenzione → percezione → configurazione della realtà

intento → direzione generale dell’esplorazione

scelta → creazione della probabilità

scelta significativa / cambiamento di direzione → sé probabile e realtà probabile

sé probabile → attenzione autonoma → ulteriori scelte e probabilità

esperienza → informazione/consapevolezza di sé

proiezione di energia ↔ configurazione dell’esperienza e interazione

Questi non sono «comandamenti cosmici» né necessariamente leggi immutabili. Sono logiche ricorrenti del funzionamento della coscienza.

E la stessa Sessione 969 ci aveva già dato una chiave generale: il focus esplora sé secondo una direzione individuale, ma questa è espressione della medesima azione che appartiene a tutta la coscienza.

La nostra difficoltà derivava dal fatto che identificavamo involontariamente:
ordine = sequenza temporale.
Tolto questo presupposto, una realtà simultanea può essere perfettamente articolata.
Immaginiamo, non temporalmente:

scelta
↓
probabilità
↓
configurazione di esperienza
↓
consapevolezza / informazione
↓
ulteriori scelte

Le frecce non significano necessariamente «prima» e «dopo». Significano:
dipendenza, implicazione, generazione, relazione funzionale.

Potremmo perfino scriverlo in cerchio anziché in verticale, perché l’esito torna continuamente a partecipare a nuove configurazioni.

Questo mi pare il punto essenziale:

La simultaneità di Elias non è priva di articolazione. È priva di successione temporale fondamentale, ma possiede relazioni generative.

E forse proprio qui possiamo cominciare a intravedere una risposta alla domanda: «come può esserci mutamento senza tempo?»

Perché il mutamento potrebbe non consistere nel passaggio cronologico A poi B, ma nella continua generazione di nuove configurazioni attraverso relazioni logiche e creative interne alla coscienza.

Questa ultima formulazione è ancora nostra. Ma la distinzione che la rende possibile — ordine logico senza ordine cronologico — mi sembra ormai fortemente sostenuta dal corpus.

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

2 commenti su “Coscienza – consapevolezza, simultaneità, sequenzialità [E226]”

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