Elias può riconoscere beneficio, efficacia e risultati specifici senza conferire alla pratica un’autorità assoluta.
☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Capitolo 7
Quando il risultato sembra confermare la teoria
Una pratica può produrre un effetto riconoscibile: rilassamento, maggiore concentrazione, diversa disposizione dell’attenzione, sensazioni insolite o una maggiore facilità nel percepire determinate comunicazioni. Quando questo accade, è naturale concludere che anche la spiegazione fornita dalla tradizione che propone quella pratica sia stata confermata. Le sessioni esaminate da Elias richiedono invece di distinguere accuratamente i due piani. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Il problema non consiste quindi nello stabilire se una pratica «funzioni» oppure no.
— Una tecnica può essere realmente efficace per una persona e, nello stesso tempo,
— la cosmologia, le interpretazioni o le beliefs («credenze») associate a quella tecnica possono non possedere il carattere universale che viene loro attribuito. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Il caso del Kriya Yoga
Nella Sessione 1238 un’interlocutrice domanda a Elias se le tecniche del Kriya Yoga possano aiutarla a ritrovare una condizione pacifica. Elias non respinge la pratica. Ne riconosce la possibile utilità per rilassare l’espressione energetica dell’individuo, pur indicando contemporaneamente altri aspetti che considera più decisivi nella situazione concreta dell’interlocutrice. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1238]
Questo passaggio è importante perché Elias non assume una posizione secondo cui una pratica tradizionale sarebbe inutile semplicemente perché nasce entro un particolare sistema spirituale. L’effetto può essere reale: una disciplina può favorire rilassamento o contribuire a una determinata direzione dell’attenzione. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1238]
Nella stessa conversazione, tuttavia, la domanda si amplia.
— L’interlocutrice chiede se la Kabbalah e altre tradizioni mistiche esprimano delle truths («verità», nel senso tecnico usato da Elias).
— Elias risponde negativamente,
— pur riconoscendo che esse possono contenere elementi parzialmente corretti o validi entro la struttura dell’esperienza fisica. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1238]
Le due risposte, lette insieme, producono una distinzione molto netta: una pratica può risultare utile senza che il sistema interpretativo al quale appartiene debba essere assunto come descrizione universale della realtà. [Raccordo editoriale — Sessione 1238]
Effetto e spiegazione non sono la stessa cosa
Supponiamo che una pratica produca esattamente l’esperienza annunciata: quiete, chiarezza, concentrazione o un’altra modificazione riconoscibile. Quel risultato documenta anzitutto che, nelle condizioni date, l’individuo ha generato quell’esperienza. Non dimostra automaticamente che siano vere tutte le premesse utilizzate dalla tradizione per spiegarne la causa e il significato. [Raccordo editoriale — Sessione 1238]
La distinzione può essere formulata in questo modo: «questa pratica ha prodotto un effetto» e «questa tradizione descrive correttamente la struttura della realtà» sono due proposizioni diverse. La prima può essere verificata nell’esperienza senza che la seconda ne segua necessariamente. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
È proprio questo passaggio inferenziale che il corpus impedisce di compiere automaticamente. L’efficacia non certifica la truth («verità») universale dell’interpretazione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Il caso dello Dzogchen
La stessa struttura riappare nella Sessione 201401141. Un’interlocutrice presenta a Elias alcune concezioni e pratiche dello Dzogchen. Elias riconosce esplicitamente che la pratica può essere utile e benefica, ma non accetta per questo tutte le interpretazioni che l’accompagnano. [Interlocutrice / Elias — Sessione 201401141]
Il valore documentale della sessione, per questo capitolo, sta precisamente qui: Elias può riconoscere l’efficacia di una pratica e contemporaneamente contestare una parte della spiegazione mediante la quale quella pratica viene interpretata. I due giudizi non si contraddicono perché riguardano due livelli differenti: l’effetto e la teoria dell’effetto. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 201401141]
Non utilizziamo qui gli altri aspetti della discussione sullo Dzogchen, già affrontati nei capitoli precedenti. Ci interessa soltanto il principio metodologico che emerge dalla risposta: un risultato positivo non rende automaticamente vera l’intera cornice interpretativa nella quale quel risultato viene collocato. [Raccordo editoriale — Sessione 201401141]
Non occorre scegliere fra credere e svalutare
Questa distinzione permette di evitare due reazioni opposte. La prima consiste nel pensare:
— «ha funzionato, dunque tutto ciò che la tradizione insegna deve essere vero». La seconda procede nella direzione inversa:
— «la cosmologia non è universalmente vera, dunque la pratica non può avere alcun valore». Nessuna delle due conclusioni corrisponde alla struttura delle risposte di Elias nelle sessioni esaminate. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Elias può riconoscere beneficio, efficacia e risultati specifici senza conferire alla pratica un’autorità assoluta. Il valore di uno strumento non dipende quindi dalla necessità di considerare universalmente vero il sistema dal quale proviene. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Allo stesso modo, mettere in discussione una spiegazione non richiede di negare ciò che una persona ha realmente sperimentato. L’esperienza e la sua interpretazione possono essere vagliate separatamente. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Molti metodi, senza assolutizzarne uno
La Sessione 991 converge con questa impostazione da un’altra direzione. Elias riconosce l’esistenza di molti methods («metodi») e processes («processi»). La scelta di una particolare struttura non costituisce, di per sé, il punto decisivo; ciò che conta è anche come l’individuo la utilizza e dove dirige la propria attenzione. [Elias — Sessione 991]
Il fatto stesso che possano esistere metodi differenti impedisce di dedurre automaticamente dall’utilità di uno di essi la sua necessità universale. Una struttura può funzionare come strumento senza diventare per questo l’unica descrizione valida del processo. [Raccordo editoriale — Sessione 991]
Non svilupperemo ancora qui la questione se un metodo sia necessario o meno: appartiene a un passaggio successivo della monografia. Per il momento basta fissare il criterio più limitato: pluralità dei metodi e utilità concreta sono compatibili con il rifiuto della loro assolutizzazione. [Raccordo editoriale — Sessioni 991, 1238]
Una distinzione utile anche per chi pratica
Questa impostazione modifica il modo in cui una pratica può essere valutata. Non è necessario rispondere immediatamente alla domanda «questa tradizione è vera o falsa?». Si può formulare una domanda più circoscritta: «che cosa mi permette effettivamente di fare o di riconoscere questa pratica?». [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141, 991]
Una tecnica può favorire rilassamento, orientare l’attenzione o generare altre condizioni specifiche. Questi effetti possono essere riconosciuti senza trasformarli in conferme automatiche delle spiegazioni metafisiche, religiose o cosmologiche che li accompagnano. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
In questo senso la pratica può essere considerata uno strumento. Il termine non la svaluta: significa semplicemente che il suo valore può essere esaminato a partire dalla funzione che svolge, senza attribuirle necessariamente una truth («verità») universale. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 991]
Conclusione
Le Sessioni 1238 e 201401141 mostrano una posizione che evita sia la credulità sia il rifiuto indiscriminato delle tradizioni. Una pratica può essere utile, produrre effetti riconoscibili e offrire esperienze significative; nulla di questo obbliga però ad assumere come universalmente vera l’intera struttura teorica che la interpreta. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
L’efficacia documenta un effetto; non certifica automaticamente una cosmologia. Questa distinzione permette di utilizzare una pratica senza dover trasformare il metodo in autorità e senza negare il valore dell’esperienza soltanto perché la sua spiegazione rimane una belief («credenza») relativa. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 201401141]
Una volta stabilito questo criterio, la domanda successiva diventa molto concreta: se non giudichiamo una pratica dal prestigio della tradizione che la propone, che cosa fa effettivamente? Nel capitolo successivo esamineremo uno dei casi principali, la meditation («meditazione»): quiete, attenzione e possibilità di riconoscere comunicazioni che normalmente possono passare inosservate. [Raccordo editoriale — Sessioni 1238, 991; ponte verso Sessioni 202601121, 201604151]
Fonti
- Sessione 1238 — Eliasweb
- Sessione 201401141 — Eliasweb
- Sessione 991 — Eliasweb
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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