Non viene richiesto di diventare meno fisici, meno emotivi o privi di aspetti problematici per essere più spirituali.
☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Capitolo 3
Ciò che più facilmente viene escluso
Una volta dissolta la separazione fra vita spirituale e vita comune, rimane una distinzione più sottile. Si può riconoscere l’interezza dell’esperienza e continuare tuttavia a considerare alcune parti di sé meno degne, meno elevate o meno spirituali: il corpo, i sensi, determinate emozioni, le scelte giudicate sbagliate e le esperienze che non corrispondono all’immagine che si vorrebbe avere di sé. È su questo terreno che interviene la Sessione 438. [Raccordo editoriale — Sessione 438]
L’interlocutrice collega la spiritualità anche a una maggiore efficienza personale e a una condizione nella quale alcuni aspetti del sé sembrerebbero acquistare maggiore valore. Elias sposta il discorso: ciò che chiama spiritualità non consiste nella selezione delle espressioni migliori dell’individuo, ma nell’accettazione di tutto ciò che egli è e manifesta. [Interlocutrice / Elias — Sessione 438]
Accettare tutto il sé
Nella spiegazione di Elias entrano esplicitamente le scelte e le creazioni dell’individuo, le esperienze considerate positive o negative, il corpo e i sensi fisici, il pensiero, l’emozione e perfino ciò che viene giudicato un errore. Il punto nuovo non è dunque soltanto che il corpo «appartiene» alla spiritualità: è che l’interezza non può essere ottenuta eliminando preventivamente le espressioni che non corrispondono a un ideale spirituale. [Elias — Sessione 438]
Elias contrappone questa inclusione ai lofty thoughts («pensieri elevati»), agli higher planes («piani superiori») e agli higher selves («sé superiori») quando vengono immaginati come realtà più alte e lontane verso cui dirigersi. In quella prospettiva, ciò che si è concretamente — corpo compreso — rischia di apparire come una condizione inferiore da superare. [Elias — Sessione 438]
Il movimento indicato da Elias procede invece nella direzione dell’acceptance («accettazione») di tutto il sé. Non viene richiesto di diventare meno fisici, meno emotivi o privi di aspetti problematici per essere più spirituali. La spiritualità viene ricondotta precisamente al riconoscimento di ciò che l’individuo è e sta esprimendo. [Elias — Sessione 438]
Accettazione non significa approvazione
Qui è necessaria una distinzione. Includere nell’interezza ciò che viene giudicato negativo o erroneo non significa affermare che ogni comportamento sia equivalente a ogni altro, né che qualsiasi scelta debba essere moralmente approvata. Il corpus autorizza a parlare di riconoscimento non separativo dell’espressione e delle beliefs («credenze») che vi partecipano, non di approvazione indiscriminata. [Raccordo editoriale — Sessione 438]
L’acceptance («accettazione») assume quindi un significato più preciso: un’esperienza può essere riconosciuta come propria anche quando non piace, produce conseguenze indesiderate o viene successivamente scelta in modo diverso. Escluderla dall’immagine di sé perché considerata poco spirituale non la rende meno parte dell’esperienza che l’individuo sta creando. [Raccordo editoriale — Sessione 438]
Questa distinzione è importante anche perché impedisce di trasformare l’accettazione in un nuovo ideale di perfezione. Il punto della Sessione 438 non è costruire un individuo che accetti sempre tutto nel modo corretto, ma contestare la frammentazione mediante la quale alcune espressioni vengono riconosciute come sé e altre vengono respinte perché non corrispondono all’immagine desiderata. [Raccordo editoriale — Sessione 438]
La fisicità non è la parte inferiore
La Sessione 1152 rafforza questo punto da una prospettiva più ampia. Elias afferma direttamente che la spiritualità comprende ogni esperienza e l’intero individuo. Non riguarda soltanto ciò che viene identificato come non fisico o spiritualmente elevato: comprende il focus («focalizzazione individuale»), l’Essenza e la coscienza nell’espressione complessiva dell’individuo. [Elias — Sessione 1152]
Elias osserva inoltre che le manifestazioni fisiche vengono frequentemente considerate meno spirituali. È questa attribuzione di minor valore, più ancora della semplice distinzione fra fisico e non fisico, a essere messa in questione. Essere fisici non costituisce una diminuzione della propria natura né una condizione dalla quale sia necessario emanciparsi per accedere a qualcosa di più autentico. [Elias — Sessione 1152]
Il corpo, quindi, non è soltanto il contenitore nel quale avverrebbe un’esperienza spirituale che avrebbe altrove la propria origine o il proprio valore. Fa parte dell’intera espressione dell’individuo. Il corpus permette di affermare che svalutare sistematicamente la manifestazione fisica come «meno spirituale» riproduce proprio la separazione che Elias contesta. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1152]
Il corpo non deve dimostrare di essere spirituale
Una conseguenza concreta emerge nella Sessione 200807301. Elias discute la convinzione secondo cui modificare o sostenere il corpo senza ricorrere ad aiuti fisici disponibili possa essere considerato migliore o «più spirituale». La questione non riguarda qui una particolare terapia, ma il valore attribuito all’uso o al rifiuto di strumenti materiali. [Elias — Sessione 200807301]
Elias non assume il rifiuto dell’aiuto fisico come prova di maggiore autonomia o spiritualità. Al contrario, osserva che una scelta compiuta per conformarsi a quell’immagine può entrare in conflitto con le beliefs («credenze») effettivamente espresse dall’individuo. Anche l’impiego di uno strumento materiale può essere pienamente compatibile con l’autodirezione e con le proprie scelte. [Elias — Sessione 200807301]
L’esempio permette di precisare il punto senza trasformarlo in un’indicazione medica generale: il carattere materiale di qualcosa non lo rende per questo spiritualmente inferiore. Il corpo non deve essere sottratto alla fisicità, né deve dimostrare la propria spiritualità facendo a meno di ciò che appartiene all’esperienza fisica. [Raccordo editoriale — Sessione 200807301]
Quando la sottrazione diventa un valore
Lo stesso criterio compare, in forma più circoscritta, nella Sessione 255. Elias contesta la credenza secondo cui la negazione di un’espressione corporea possa essere considerata, per questo solo fatto, più spirituale, collegandola alla denial of the flesh («negazione della carne»). Sottrarre un’esperienza fisica non conferisce automaticamente un valore spirituale maggiore. [Elias — Sessione 255]
La Sessione 255 non autorizza qui una trattazione generale della sessualità, del celibato o delle forme di rinuncia; questi temi richiedono altri contesti. Serve soltanto come conferma del principio già emerso: il corpo non acquista valore spirituale negando se stesso. [Raccordo editoriale — Sessione 255]
Non eliminare una parte per ottenere l’intero
Le Sessioni 438 e 1152 convergono quindi su un punto più preciso di quello affrontato nei capitoli precedenti. L’interezza non è semplicemente una definizione generale della spiritualità: comporta che ciò che viene vissuto attraverso il corpo, i sensi, il pensiero e le emozioni non possa essere preventivamente classificato come una parte inferiore dell’individuo. [Raccordo editoriale — Sessioni 438, 1152]
Questo vale anche per le espressioni che l’individuo non apprezza. Se vengono giudicate, modificate o scelte diversamente, continuano nondimeno a far parte dell’esperienza attraverso la quale il sé si esprime. L’accettazione di cui parla Elias non richiede di renderle desiderabili; richiede di non espellerle dall’interezza per costruire un’immagine spiritualmente preferibile di sé. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 438]
Per questa ragione, la fisicità non appare nel corpus come un ostacolo ontologico alla spiritualità. Può essere disciplinata, modificata, curata, ascoltata o utilizzata in modi differenti; ciò che viene meno è la premessa secondo cui sarebbe necessario trascenderla perché appartenente a un ordine inferiore. [Raccordo editoriale — Sessioni 438, 1152, 200807301]
Conclusione
- Il corpo non è meno spirituale perché è fisico.
- I sensi non sono meno spirituali perché mettono l’individuo in relazione con una realtà materiale.
- Pensieri ed emozioni non devono essere selezionati in una categoria superiore e una inferiore per entrare nell’interezza.
Nella spiegazione di Elias, spiritualità e accettazione comprendono precisamente tutto il sé, comprese le espressioni che vengono giudicate negative o imperfette. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 438, 1152]
Questo non cancella le differenze fra le esperienze né impedisce di scegliere, modificare o rifiutare determinate espressioni. Elimina però una specifica gerarchia: quella che identifica il fisico con ciò che è meno spirituale. [Raccordo editoriale — Sessioni 438, 1152]
A questo punto emerge una domanda ulteriore. Se la fisicità non possiede un rango inferiore, il non fisico può davvero essere considerato più alto, più reale o più spirituale? È il problema del capitolo successivo. [Raccordo editoriale — Sessioni 438, 1152; ponte verso Sessioni 828, 991, 201401141]
Fonti
- Sessione 438 — Eliasweb
- Sessione 1152 — Eliasweb
- Sessione 200807301 — Eliasweb
- Sessione 255 — Eliasweb
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
