Ciclo sulle varianti secondo il Cerchio Firenze 77. Riunione 334, 25 maggio 1972 (da Opera Omnia del Cerchio Firenze 77)
Pagina base del ciclo sulle varianti con l’indice di tutti i post pubblicati e il link per l’acquisto dei volumi dell’Opera Omnia del Cerchio Firenze 77.
Kempis cerca di spiegare da altri punti di vista la questione delle varianti.
Cercherò di essere breve, questa sera, per lasciare che altre Entità si manifestino. E anche perché, sinceramente, i vostri dubbi vi hanno, in qualche modo paralizzati. Ma non dobbiamo spaventarci: le cose complesse – lo abbiamo detto più di una volta – vanno affrontate con semplicità.
Certo che questa delle varianti è una cosa alquanto complessa, che richiede un certo sforzo di comprensione, e che quindi ha bisogno di tanta semplicità per essere ascoltata. Del resto quando esiste un ostacolo apparentemente insormontabile, non resta che aggirarlo, cercare di affrontarlo da altri punti di vista, è vero?
➡️È nato prima l’uovo o la gallina?
Ora, il figlio L., e parte anche di voi, vi siete chiesti se questo “ambiente cosmico” non sia una specie di “brodo di cultura” nel quale sono immersi i germi delle individualità e che quindi dà vita, alimenta questa vita individuale per l’evoluzione degli individui, in modo che si abbia poi, successivamente, il congiungimento con l’Assoluto. Oppure se questa bagnarola del Cosmo rappresenti invece giusto lo sgabello dell’Altissimo, la base sulla quale Egli poggia la Sua esistenza.
In effetti, queste definizioni così volgarizzate possono farvi sorridere, ma né l’una e nè l’altra sono vere; come ha detto giustamente la figlia Z.: «L’una e l’altra si compendiano». Perché è certamente vero il simbolo di Salomone dei due triangoli con i vertici che si compenetrano.
Ebbene, la vita microcosmica trova il suo ambiente nel Cosmo; ma la vita dell’Assoluto, la vita – se vogliamo – macrocosmica compenetra questa stessa vita microcosmica. Così l’ambiente cosmico è il “brodo di cultura” per la vita dei microcosmi, ma nello stesso tempo questa vita dei microcosmi è l’elemento essenziale della vita dell’Assoluto. Cosicché siamo all’eterno dilemma: che cosa sia nato prima, l’uovo o la gallina?
Ora, figli e fratelli, noi dobbiamo ricordare che tutte queste distinzioni che noi facciamo, di Cosmo, di relativo, non relativo, di finito, non finito, microcosmo, macrocosmo e via dicendo sono tutte distinzioni convenzionali. Sono tutte definizioni che riguardano parti e porzioni dell’Assoluto, il quale è tutt’altra cosa.
La realtà è nell’Assoluto, e se la realtà è nell’Assoluto, noi non possiamo cercare di paragonarla a una Sua parte; a una parte per comprendere la quale, noi dobbiamo definirci, limitarci e chiuderci. Così quando noi diciamo che il Cosmo, per quanto vasto sia, è l’ambiente nel quale evolvono le vite individuali, diciamo una cosa giusta e vera; ma se ci limitiamo unicamente a questa visione chiusa che noi abbiamo dovuto chiudere per comprendere, per estrarre dall’Assoluto, dal Tutto, che noi abbiamo dovuto definire per farne oggetto della nostra attenzione, per portarla sotto alla nostra attenzione, ai nostri sensi, noi, figli e fratelli, se facciamo questo, non possiamo poi comprendere il Tutto con lo stesso metro, facendo di questa “parte” un modulo per comprendere il Tutto.
Comprendendo la parte noi comprendiamo la parte e basta; ed è dalla totalità delle parti che possiamo condurci sulla strada che comprende il Tutto; non dimenticando che il Tutto trascende la totalità delle cose.
➡️Il “Dossier” Cosmo
Ora, quando noi abbiamo parlato dell’esempio dell’arancia e degli osservatori, abbiamo voluto significare che un Cosmo è fatto da una serie di fotogrammi, innumerevoli, immensa, infinita, come volete chiamarla. Che “oggettivamente” – ormai lo abbiamo detto tante volte – non esiste una “vita del Cosmo” nel senso che eravate abituati a credere; però esiste un insieme di fotogrammi nel quale è rappresentato l’inizio di un Cosmo e il termine dello stesso Cosmo. Con un’infinità di fotogrammi intermedi che uniscono queste due parti.
Orbene, questa storia del Cosmo, indipendentemente, facendo astrazione dalle vite individuali degli uomini, potrebbe esistere anche in modo a sé stante. Cioè se, in qualche modo, si potesse legarsi a questi fotogrammi restandone al di fuori, si vedrebbe il ciclo cosmico della materia e della vita del Cosmo, della vita macrocosmica, è vero? E quella è l’arancia. 👉Ma non può sussistere questa astrazione, non può esistere. La vita macrocosmica si compenetra e compenetra la vita microcosmica. Unitamente a questa serie di fotogrammi che rappresentano la nascita, l’evolvere ed il morire del Cosmo, vi è un’altra infinità di fotogrammi che rappresentano la nascita, l’evolvere ed il morire, in qualche senso, cioè il trasformarsi, dell’individuo e degli individui.
Il “dossier” Cosmo è dunque costituito da tutte queste cartelle formate da una serie innumerevole di fotogrammi; fotogrammi dei vari piani di esistenza, oltre che dei vari individui-individualità.
Quando noi parliamo di vita al di sotto della umana, di quegli individui i quali non animano forme umane – al di fuori quindi di manifestazioni di libertà relativa o non relativa, pura, spuria e via dicendo – noi non parliamo di “varianti” dell’individuo, è vero? Le varianti cominciano a esistere e a sussistere perché hanno necessità di esistere e sussistere – dopo, quando l’individuo si unisce a delle forme umane. Che cosa significa questo?
➡️Tutto è numero.
Significa che è vero quello che hanno detto gli antichi filosofi: «Che tutto, in fondo, è numero». Quando incomincia a costituirsi la coscienza, la coscienza deve nascere, deve costituirsi in un ambiente di libertà. Non importa che si chiami libertà assoluta. Non importa che sia libertà relativa, effettiva possibilità di scelta o supposizione di poter scegliere, ma deve questo senso, questa illusione, anche, di dirsi “libertà”; perché la coscienza – lo ripeto – nasce nella libertà.
Ora, che cos’è un individuo umano in termini matematici? È “espressione letterale”, perché abbiamo visto che deve avere questa libertà.
Il Cosmo è così costruito e se non c’è questa libertà la coscienza non sgorga, non nasce. E mentre l’individuo, al di sotto del livello umano, può essere paragonato ad un’espressione numerica “2 + 3 = 5”, perché non v’è questo margine di libertà e di possibilità di scelta, al di sopra del livello umano – naturalmente senza salti bruschi – ecco che l’individuo può essere paragonato a un’espressione letterale”. Voi direte: «È la stessa cosa». Facciamone una semplice: “+ A – B = + C”. Che cosa vuol dire? Che per quella vita individuale vi sono delle scelte e delle “condizioni” nell’ambito delle quali l’individuo può essere libero di una libertà relativa, o supporre di essere libero, per cui egli ha queste scelte, proprio in funzione di questa libertà ne acquista la sua coscienza. Ma siccome non sono termini rigidi perché parliamo di libertà, ecco l’espressione letterale; anziché avere dei numeri abbiamo delle lettere.
Che cosa significa “+ A – B = + C”? Significa che nell’ambito delle scelte, questa “condizione” sarà sempre risolta come valida se alla lettera “A” diamo un valore numerico maggiore della “B”. Solo in questo modo la lettera “C” potrà avere un segno positivo. Se infatti noi diciamo che la lettera “A” ha valore “10”, la lettera “B”, noi abbiamo visto, deve avere un valore numerico inferiore al “10” – perché la “condizione” sia valida, facciamo “5” – ecco che la “condizione” è soddisfatta perché la lettera “C” resta positiva. Così voi vi domanderete: «Cosa c’entrano le varianti?». C’entrano e come! Perché questa “condizione” rispetto [?, ndr]. Questa espressione letterale che può essere paragonata alla vita dell’individuo al livello umano, significa proprio la sua possibilità di scegliere e quindi delle varianti. Che poi una sola sia la soluzione non ha importanza. L’espressione è valida per un certo numero, fino a che una certa “condizione” è soddisfatta, e nell’ambito di questa “condizione” tante sono le soluzioni e tante sono le varianti. Non potrebbero non esistere perché nell’attimo stesso in cui io pongo la “condizione” per la soluzione o la validità dell’espressione, nel medesimo istante io pongo tutte quelle soluzioni valide che soddisfano la “condizione” stessa, la “condizione” posta. Proviamo ad aggirare l’ostacolo dal punto di vista matematico.
Cosicché perché esistono le varianti? Perché i termini del problema umano sono quelli, ed in forza di questa libertà nell’ambito della quale nasce la coscienza dell’uomo, i termini non possono essere rigidi e le varianti devono esistere proprio perché quella è la “condizione” del problema posto, problema che si chiama “natura umana”. Riflettete. Kempis
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