Elias: il sintomo parla, ma non con un dizionario universale [E283]

Il sintomo può diventare un punto di partenza per conoscere la propria esperienza.

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MONOGRAFIE
12. Salute, malattia e guarigione
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Capitolo 6

Dire che un sintomo «parla» è una formula editoriale. Non significa che nel corpo risieda un altro soggetto, incaricato di inviarci messaggi in codice. Il problema è comprendere come, nella descrizione di Elias, una manifestazione corporea renda percepibile qualcosa dell’esperienza individuale.

Nella Sessione 1818, Axel riferisce una domanda di Julie, che presenta episodi di glicemia bassa e mal di testa. Elias descrive il corpo come un indicatore: richiama l’attenzione di Julie su ciò che sta facendo e sul modo in cui le sue azioni coinvolgono la condizione corporea. Menziona in particolare il negarsi riposo o rilassamento e il rivolgere l’attenzione agli altri prima di prestarla a se stessa. [Parafrasi — Sessione 1818.]

Il passaggio distingue accorgersi del disturbo da osservare l’attività della persona di cui il disturbo è indicatore. Julie può notare il mal di testa senza riconoscere il modo in cui sta trascurando il proprio riposo. Nella spiegazione di Elias, il segnale corporeo la invita ad ampliare l’osservazione. Questo è il significato della comunicazione nel caso discusso; non è una definizione generale del mal di testa. [Raccordo editoriale — Sessione 1818.]

Nella Sessione 1810 Elias usa l’immagine di un telefono che squilla. Lo squillo attira l’attenzione, ma sentire il suono non equivale ancora a ricevere il messaggio. Se la comunicazione non viene ricevuta, il richiamo continua. Nel dialogo con Carl, Elias applica questa immagine al rapporto fra disagio fisico e attenzione a sé. [Parafrasi — Sessione 1810.]

La distinzione è importante perché il dolore può occupare molta attenzione senza che questa attenzione si estenda al resto dell’esperienza. La persona può chiedersi continuamente quanto sia intenso il dolore o quando finirà, e continuare a non osservare ciò che Elias le propone di riconoscere nelle proprie azioni e reazioni. [Raccordo editoriale — Sessione 1810.]

L’analogia chiarisce una funzione possibile del sintomo, ma non fornisce una misura dell’ascolto. Non permette di concludere che un dolore più intenso dimostri una maggiore incapacità di ascoltarsi, né che la persistenza provi necessariamente il rifiuto di un messaggio. Trasformare lo squillo in una legge universale significherebbe attribuire all’immagine più di quanto essa consenta di stabilire sul singolo caso. [Delimitazione editoriale — Sessione 1810.]

Nel capitolo 4 abbiamo incontrato la distinzione fra somiglianza delle manifestazioni e ragioni individuali. Nella Sessione 1545 Elias precisa a Holly che, anche in una famiglia nella quale ricorrono malattie simili, ciascuno ha le proprie ragioni per creare la sua esperienza. [Parafrasi — Sessione 1545.]

Questa distinzione orienta anche la lettura della comunicazione corporea. Il nome di un organo, di un sintomo o di una diagnosi non basta a stabilire che cosa quella persona stia esprimendo. Per comprenderlo, occorre il contesto individuale. [Raccordo editoriale — Sessione 1545.]

Un esempio più articolato compare nella Sessione 1829. Deb chiede chiarimenti su asma e allergie e propone alcune associazioni personali: la presenza dell’asma nel padre, reazioni divenute automatiche e atteggiamenti familiari verso gli animali. Elias conferma le sue osservazioni e aggiunge che, in certi momenti, i sintomi le consentono di non impegnarsi in azioni che non desidera compiere.

Quando Deb domanda quali azioni, Elias non le offre una formula astratta. Le propone di osservare che cosa sta accadendo nell’ambiente e quali aspettative avverte verso se stessa o da parte degli altri. Collega, nel suo caso, il disagio per quelle aspettative a una restrizione che trova espressione anche nel respiro. [Parafrasi — Sessione 1829.]

La spiegazione riguarda Deb. Il punto da conservare è il percorso dell’indagine: dall’espressione corporea alle circostanze, alle aspettative e alla risposta individuale. Non ne deriva l’equivalenza generale «asma significa non voler fare qualcosa». [Raccordo editoriale — Sessione 1829.]

Il rapporto con il corpo non comincia necessariamente da una malattia. Nella Sessione 1861, Elias domanda a Barry che cosa stia facendo mentre siede e ascolta. Barry inizialmente identifica la propria attività con l’ascolto. Invitato a osservare mani e piedi, riconosce che alcuni sono rilassati e altri tesi.

Elias sottolinea che Barry sta compiendo contemporaneamente molte azioni, mentre presta attenzione soltanto a una parte di esse. La postura e la risposta corporea fanno già parte dell’esperienza, anche prima che Barry le noti. [Parafrasi — Sessione 1861.]

Questo esempio permette di distinguere due momenti. Il primo è descrittivo: accorgersi di una mano contratta, di una posizione o di una differenza fra tensione e rilassamento. Il secondo riguarda la comprensione di quella risposta nel contesto. Saltare il primo momento per cercare immediatamente un significato nascosto può far perdere proprio l’informazione concreta disponibile. [Raccordo editoriale — Sessione 1861.]

Elias precisa inoltre che l’osservazione non è un giudizio. Barry non deve dimostrare di essere rilassato: deve riconoscere ciò che sta effettivamente facendo. [Parafrasi — Sessione 1861.]

La necessità del contesto diventa ancora più evidente nella Sessione 3052. Elias descrive il corpo come depositario di memorie e associazioni. Un piccolo gesto dell’interlocutore, registrato dai sensi durante una conversazione, può richiamare informazioni legate a esperienze precedenti, anche se non abbiamo prestato attenzione al gesto.

Può allora emergere una sensazione che sembra non corrispondere alla situazione attuale. Secondo Elias, in questo processo la coscienza del corpo non distingue automaticamente il tempo dell’esperienza ricordata da quello presente. Egli distingue inoltre queste sensazioni associate a esperienze dalle comunicazioni emotive. [Parafrasi — Sessione 3052.]

Per il nostro tema, il contributo è preciso: il fatto che una risposta si manifesti ora non autorizza a spiegarla soltanto con l’interpretazione immediata di ciò che sta accadendo ora. Possono essere coinvolte associazioni che la persona non sta ricordando consapevolmente. [Raccordo editoriale — Sessione 3052.]

Il passo non consente però di dedurre, da una sensazione, uno specifico evento passato. Elias invita anche a non forzare la comparsa di una risposta o di un ricordo. La distinzione serve ad ampliare l’osservazione, non a costruire una storia non verificata. [Parafrasi e delimitazione editoriale — Sessione 3052.]

Se ogni manifestazione può essere comunicativa, si potrebbe pensare di dover controllare continuamente il corpo e trovare una spiegazione per ogni sensazione. La Sessione 151 propone un orientamento diverso.

Elias descrive la comunicazione di sé come continua e usa l’immagine di un sussurro, facilmente coperto dall’abitudine a stimoli intensi.
— Collega la possibilità di riconoscerlo a una maggiore quiete.
— Precisa che questo non comporta isolamento o rinuncia al divertimento;
— contesta inoltre l’idea che analizzare sempre di più sia necessariamente il modo più efficace di comprendere. [Parafrasi — Sessione 151.]

L’ascolto, in questa prospettiva, comprende la disponibilità a notare ciò che emerge senza esigere immediatamente una spiegazione completa. La quiete non è una tecnica che garantisce di decifrare un sintomo: indica una diversa relazione con l’informazione già presente nell’esperienza. [Raccordo editoriale — Sessione 151.]

Nella Sessione 201608211 Elias distingue il manifestarsi attuale di un disturbo dalla ragione per cui l’individuo lo crea.
— Propone di rivolgersi prima a ciò che si esprime nel presente,
— anziché subordinare ogni intervento alla scoperta del perché.
— Aggiunge che il perché può emergere durante questo processo e che, in alcuni casi,
— scoprirlo può non essere necessario. [Parafrasi — Sessione 201608211.]

Questa precisazione impedisce di trasformare la comunicazione corporea in un enigma da risolvere obbligatoriamente prima di potersi occupare del disagio. Riconoscere che qualcosa sta accadendo, descriverlo e prestargli attenzione sono attività possibili anche quando il significato personale rimane incerto. [Raccordo editoriale — Sessione 201608211.]

Occorre mantenere distinti tre aspetti:
— ciò che il corpo manifesta,
— il significato che la persona riconosce in quella manifestazione
— e l’eventuale cambiamento della condizione corporea.
Nelle fonti qui esaminate questi aspetti sono collegati, ma non possono essere ridotti a un’unica operazione automatica. In particolare, attribuire un significato al sintomo non dimostra, da solo, né di averlo compreso correttamente né di aver modificato la condizione fisica. [Distinzione editoriale per la lettura del capitolo.]

Il sintomo può quindi diventare un punto di partenza per conoscere la propria esperienza. Per svolgere questa funzione, non deve essere trasformato in un’accusa, in una parola di un vocabolario universale o in una promessa di guarigione. Resta da precisare che cosa Elias intenda per guarigione: sarà il tema del prossimo capitolo.


Le spiegazioni sono parafrasi dei passaggi pertinenti; raccordi e delimitazioni editoriali sono segnalati. Il titolo è una formulazione editoriale.

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