Ciclo sulle varianti secondo il Cerchio Firenze 77. Riunione 332, 13 aprile 1972 (da Opera Omnia del Cerchio Firenze 77)
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➡️Kempis. Perché esistono le varianti, se tutto è scritto?
Il problema del “divenire”, nell’essere di Dio, è sempre stato un problema che ha fatto spuntare le corna dei filosofi. E non dico dei mistici per i quali quello che conta è il “sentire”, più che il ragionamento; ma indubbiamente dei filosofi e di tutti coloro che cercano di spiegare con la logica l’essere delle cose. Sì, perché, e non v’è bisogno che a voi lo illustri dal momento che voi stessi vi siete spuntati le corna diverse volte, e fino a che noi abbiamo cercato di farvi dei punteruoli di metallo ben temprato.
E fino a che appunto non abbiamo cercato di farvi intravedere qual è l’esistere dell’Assoluto. Perché, inizialmente, vi lasciavamo nella vostra credenza, cioè in quella che, più o meno, è possesso di coloro che non sono atei, di un “divenire” in seno all’Assoluto, al Dio, il quale ne sarebbe tanto trascinato – l’Assoluto, è vero?
Non il divenire – l’Assoluto sarebbe da questo “divenire” tanto trascinato da avere una natura di “divenire” anche Lui stesso; così Egli conoscerebbe – in un primo tempo questo vi dicevamo – le scelte dell’uomo perché – forse per Sua onniscienza – ma fino a che l’uomo non le operasse, queste scelte, esse non si realizzerebbero in qualche modo. Questo voi credevate, è vero, figli e fratelli?
Ma noi vi abbiamo detto che assolutamente, in una natura di “essere”, di immutabilità, di eterno esistere, niente può in qualche modo scorrere, in qualche modo “divenire”, sia pure anche in una parte circoscritta e limitata di questa “Esistenza Assoluta”, in nessun modo! È vero? Dunque questo scorrere e questo divenire non sono che un apparente e illusorio proiettarsi di qualche cosa; non è che un fenomeno illusorio, una sorta di miraggio di chi lo osserva. E allora da questo è nato il problema della libertà dell’individuo. Voi avete detto: «Se niente muta, se tutto è così scritto da sempre, quale è la libertà, quali scelte noi abbiamo?».
E allora vi abbiamo ulteriormente spiegato. Vi abbiamo detto: «Facciamo per un solo istante ancora l’ipotesi che la creazione si realizzi man mano, nel tempo, come voi “sentite”. Cioè fino a che voi non avete scelto di costruire una casa, nel piano fisico, la casa non esiste in assoluto, è vero? Ecco, voi avete la libertà di scegliere se costruire o non costruire questa casa – vi abbiamo detto – e fate la vostra scelta». Ecco, se noi diciamo, adesso, che quello che voi avete scelto è sempre esistito e sempre esisterà, così era scritto da sempre, niente muta: voi siete sicuri di avere fatto la vostra scelta in libertà, perché quello che era scritto non era scritto per un motivo trascendentale dalla vostra volontà, ma era scritto conoscendo la vostra scelta.
➡️Voi vivete ora ciò che c’è da sempre.
Voi, in altre parole, non fate che – in funzione della vostra illusione – vivere ora quello che è da sempre; ma lo stesso dire “ora” è un’illusione. Essere vittime di questo “sentire” limitato che per sua natura – proprio per il fatto di essere limitato – crede di provenire “da un” e volgere “a un”. Ma questo è – ripeto ancora – un’altra illusione, perché questo “ora” non è un “ora”, ma è un sempre; è un percepire “ora” proprio perché è un “sentire” limitato e per il fatto stesso che è un “sentire” limitato, dà l’idea di dire “ora”, “io sento ora”.
Allora, a questo punto, convinti voi – io me lo auguro – voi avete cominciato a dire: «Ma dov’è la variante alla storia che voi, in un primo tempo, ci avevate portato come spiegazione delle libertà individuali?».
Noi vi avevamo detto:
«Sì, è tutto scritto così da sempre e sempre lo sarà; ma nel vostro scorrere di “sentire”, là dove voi avete possibilità di scelta, esistono due o più soluzioni secondo quante sono le vostre possibilità di scelta, che tutte portano, queste soluzioni, ad un medesimo approdo, tutte hanno un analogo peso di esperienza e via dicendo, e che una sola di queste, quella che voi sceglierete, verrà da voi vissuta. Le altre esistono come possibilità».
Certo che nell’apprendere la verità che tutto esiste da sempre, ma tutto esiste da sempre in funzione delle vostre scelte, della vostra libertà di scegliere, ecco che a questo punto le varianti alle vostre storie, cioè la materializzazione pratica, l’esistenza pratica nel mondo materiale delle vostre scelte, non ha più ragione di sussistere, voi dite.
👉Per quale motivo esistono queste varianti? Se io sono convinto che la mia scelta è fatta in libertà – quando io la faccio veramente in libertà – ancorché la storia che da sempre è scritta non rechi altre varianti, altri diversivi – e questo nel rispetto della libertà che io ho – che motivi ci sono che esistano questi diversivi e queste varianti? Quando anche non esistessero io egualmente avrei scelto in libertà.
➡️Le varianti si fondano su varie ragioni
E noi vi abbiamo detto che le varianti hanno anche un’altra ragione di esistere e semplice e complesso sarebbe dirlo e spiegarlo. Voi potreste accettare – come altre volte avete fatto – come un principio, quando abbiamo cominciato a parlarvi dello “scorrere del sentire”. Se voi ricordate, vi abbiamo cominciato a dire: «Adesso, tutto insieme, non potete capire; accettate questi principi: la non contemporaneità del “sentire” e via dicendo». Man mano questa accettazione di fede ha lasciato il posto a una convinzione di ragionamento, è vero, figli e fratelli? E allora era utile fare così; ma questa volta delle varianti no! Noi vogliamo che voi stessi comprendiate la ragione, e poi non è così difficile!
Le varianti fondano la loro esistenza su vari motivi; non vi è un solo motivo.
Guardate, noi tutti siamo convinti della preesistenza, della fatalità della nascita di una creatura, è vero? Una creatura come può essere l’uomo. Tutti lo siamo convinti. La nascita di un essere umano non può essere affidata al caso, è vero? Questo noi lo sappiamo benissimo anche senza pensare alla teoria dei fotogrammi e alla verità che tutto esiste – così come noi lo viviamo – da sempre e per sempre.
Dunque, se è scritto che nasca un individuo, è scritto che nasca di un determinato sesso, con certi caratteri ereditari, qualora sia necessario che questo individuo uomo abbia quei caratteri ereditari. E allora spiegatemi perché esisterebbe un’infinità, un numero alto di spermatozoi nell’accoppiamento dell’uomo e della donna? Quando sappiamo che quello e quello solo andrà a fecondare quell’uovo?
Perché se fosse uno diverso, già potrebbe cambiare il sesso del nascituro. Ma noi abbiamo visto che il sesso è già predeterminato, e allo stesso modo i caratteri genetici. Così, perché voi sapete che se cambiasse uno spermatozoo non solo potrebbe cambiare il sesso, ma anche certe malattie ereditarie non potrebbero manifestarsi, è vero? Se esistesse questa “economia” nell’Universo… noi parliamo del piano fisico perché è una cosa che cade sotto la vostra attenzione.
Anche nel mondo naturale voi vedete quanti sono gli animali che nascono, e quante sono le uova che un pesce depone e che un altro pesce feconda. Eppure non tutte riescono a far nascere vite; e anche delle vite, dei piccoli, di quelli che nascono, non tutti riescono a giungere all’età in cui il piccolo diventa adulto. Questo che cosa significa? Che forse le cose sono fatte in gran numero prevedendo uno sciupio? No! Assolutamente no! Ma pure questo principio è una realtà di fatto.
Se tutto è scritto e stabilito in un mondo di fotogrammi da sempre e per sempre, non avrebbero ragione di sussistere queste varianti, queste duplicazioni, queste manifestazioni collaterali in numero superiore a quello che effettivamente si realizzerà all’atto pratico. È vero?
Queste avrebbero ragione di esistere se il mondo fosse quale l’uomo da sempre lo vede e lo percepisce e lo presuppone; cioè affidato in buona parte al caso. Allora sarebbe giustificato, per la riproduzione della specie, per la conservazione della specie, in previsione degli attacchi che dei nemici della specie fanno alla prole; un gran numero di piccoli nascono, un numero molto inferiore di piccoli sopravvive. Perché se il numero dei nascituri fosse molto inferiore, naturalmente gli adulti sarebbero in numero ancora molto inferiore a quelli che crescono, e la specie si estinguerebbe. Questo è il ragionamento dei cultori delle scienze naturali, che fanno vedendo la realtà nel piano fisico.
👉Ma noi come possiamo conciliare questa realtà con il fatto che tutto è scritto da sempre e per sempre con una precisione sbalorditiva? Che non esiste sciupio, che non esiste false – come posso dire? – delle vie intraprese falsamente, ma tutto è perfetto e niente può – anche nell’apparente disordine – andare al di fuori di quelli che sono i “piani”. E purtuttavia noi vi diciamo: «Pregate, agite per il meglio del tutto!».
➡️L’esempio dell’arancia
Adesso supponiamo di essere qua riuniti in questa stanza ed avere, nel centro di essa, un tavolo con sopra un’arancia. Se noi, oggettivamente, guardiamo l’arancia – cioè questo oggetto che noi chiamiamo arancia – l’abbiamo chiamato così perché ha un certo colore, una certa forma, contiene certi succhi, insomma lo abbiamo catalogato in base a quelle che sono le reazioni ai nostri sensi che questo oggetto procura. Che possono essere un po’ diverse le une dalle altre, fra due o più osservatori, ma che insomma, in linea di massima, anche nella loro lieve diversità – una la può sentire più dolce, una più gialla, meno gialla, più aspra, meno aspra, dipende dal gusto personale – comunque corrisponde a una certa analogia per tutti. Noi abbiamo chiamato questo oggetto arancia in funzione di quelle che sono le reazioni che l’oggetto procura ai nostri sensi, così come i nostri sensi lo percepiscono.
Ma se noi guardiamo oggettivamente, non vediamo, sul piano fisico, un insieme di atomi, di molecole, di elettroni, di protoni a seconda del livello a cui lo osserviamo. Se lo osserviamo a livello più grossolano, vedremo delle sostanze, poi delle molecole, poi degli atomi, poi di tutte quelle particelle elementari, per dire, che costituiscono gli atomi. Voi sapete: elettroni, protoni, nuclei, particelle e via dicendo, è vero, figli? Corpuscoli, voi sapete la suddivisione che abbiamo fatto della materia.
Quindi se prendiamo in esame questo oggetto a livello dei corpi atomici, come possiamo chiamarlo “arancia”? Come possiamo distinguere gli atomi che compongono l’arancia dagli atomi che compongono l’aria che sta attorno all’arancia, o del tavolo su cui questa arancia è posata? Evidentemente potremmo dire che esistono un gran numero di atomi, vedremmo questi atomi, in certi punti più vicini gli uni agli altri, in certi punti più lontani, più o meno fermi a seconda della temperatura dell’ambiente e via dicendo, ma indubbiamente l’oggetto arancia sparirebbe, oggettivamente, sul piano fisico.
Quando è che riappare questo oggetto “arancia”? Nel momento in cui io ho degli occhi fisici e un corpo fisico; allora posso dire che questa è un’arancia, perché già intanto ha quel colore, ha quel profumo, ha quel sapore, ha quel peso e via dicendo. Se io dunque voglio avere un quadro completo, un’antologia completa dell’arancia – noi siamo attorno a un tavolo, non dimentichiamolo – esistono due sistemi: uno molto più limitato, quello di prendere l’arancia in mano e girarla da tutte le parti, ma sarebbe un “conoscere” da un unico punto di vista. L’altro è quello invece di mettere insieme tutte le visioni dell’arancia dei vari osservatori che sono intorno al tavolo. Se io dunque devo fare una raccolta di tutte le conoscenze intorno all’arancia, non posso fare altro che raccogliere tutti i punti di vista dei singoli osservatori che osservano questo oggetto. Non so se mi sono spiegato.
Allora, che cosa significa questo? Obbiettivamente, al di fuori degli osservatori, noi abbiamo visto che l’oggetto arancia non esiste più, o per lo meno non esiste più con le caratteristiche che si è abituati a conoscere nel piano umano. Non esisterebbe più la forma, non esisterebbe più il colore, non esisterebbe più il sapore, non esisterebbe più il peso, perché per avere tutte queste note, tutti questi requisiti, tutte queste proprietà – come chiamarle volete – occorre che l’osservatore sia un uomo, sia a livello umano, non a livello della materia.
E allora 👉la conoscenza a livello umano di questo oggetto è costituita dall’insieme delle singole conoscenze individuali. Ecco il mondo del “sentire” degli individui e dell’Individualità. Il mondo del “sentire” dei “centri di sensibilità e di espressione”, dei “centri di coscienza e di espressione”.
Dunque, come si conosce un Cosmo? Può dunque conoscersi un Cosmo oggettivamente? No! Come non si conosce oggettivamente l’arancia, perché oggettivamente un Cosmo è una cosa tutt’affatto diversa da quella che voi siete abituati a considerare e a vedere. 👉Un Cosmo dunque è costituito unicamente dall’insieme del mondo dei fotogrammi.
Non esiste più nè tempo e nè spazio, questo lo sappiamo ormai da tempo. Il Cosmo può essere sperimentato unicamente nel “sentire” degli individui, il Cosmo quale voi lo conoscete, e quale cade sotto la vostra attenzione.
Allora ditemi: come si può pensare che a livello di Coscienza Assoluta sia possibile percepire anche tutti insieme i Cosmi, secondo una percezione individuale? Questa è una cosa impensabile, è vero, figli e fratelli?
Il “sentire” dell’Assoluto è dunque un “sentire” del tutto affatto diverso – tutt’affatto diverso – da quello che fino a questo momento potevamo pensare. Non è dunque un “sentire” totale del Tutto, ma è un “sentire” che prevarica il Tutto; che non è composto di piccoli “sentire” individuali come noi possiamo essere portati a credere. Ma che, tuttavia, comprende questi “sentire” che stanno alla base del Suo Essere infinito.
State attenti: se un’altra Entità, un Maestro – come dir volete – volesse scendere in un Cosmo diverso da quello al quale appartiene nei suoi stati di esistenza più grossolani, non potrebbe andarvi altro che se fosse prevista una serie di fotogrammi, in quel Cosmo, in quell’altro Cosmo, nei quali fosse prevista la sua visita.
Perché – questo avete cominciato a comprenderlo anche voi – non è possibile una visione di un Cosmo, da un punto di vista oggettivo, come non è possibile una visione dell’arancia – che abbiamo visto – visione “oggettiva”.
Ma il Cosmo può essere visto e sperimentato e “sentito” unicamente attraverso al percepire dei centri di sensibilità e di espressione e di coscienza e di espressione. Dunque questi centri di sensibilità e di coscienza e di espressione non sono che i raggi, le propaggini, le radici che provengono e conducono al centro di ogni cosa, dell’unico “sentire” il quale – badate bene – è di natura tutt’affatto diversa dalla totalità dei “sentire” individuali, di questo o di altri Cosmi. Kempis
Nota di uma: indirettamente Kempis risponde alla questione dell’assenza di sciupio nel Cosmo.
Sì, in quel passo Kempis non lo esplicita subito, ma il senso emerge dal contesto generale dell’insegnamento.
Dice che non c’è “sciupio” perché nulla esiste inutilmente o accidentalmente. Anche ciò che nel mondo naturale appare dispersione, perdita o fallimento rientra nella totalità delle esperienze del Cosmo.
L’esempio delle uova e dei piccoli animali serve a mostrare che:
- la molteplicità delle possibilità non implica spreco;
- molte potenzialità devono esistere perché alcune precise esperienze possano compiersi.
Nel linguaggio delle varianti, ciò significa che il Cosmo non funziona secondo economia quantitativa umana (“tutto deve realizzarsi”), ma secondo necessità del sentire.
Quindi non c’è sciupio perché:
- ogni possibilità ha una funzione nella struttura complessiva del divenire;
- anche ciò che non si manifesta pienamente contribuisce all’equilibrio delle esperienze;
- nulla è “inutile” rispetto alla totalità.
È collegato all’idea che il Cosmo non sia costruito per efficienza materiale, ma per consentire tutte le condizioni necessarie all’evoluzione del sentire.
CONCETTI CHIAVE ALLA LUCE DI UN POSSIBILE CONFRONTO CON SETH
✦ v2, 297 E infine poi il “Sentire Assoluto”. […] Raggiunta la Coscienza Assoluta, il “Sentire Assoluto”, v’è tutto.
V’è non solo il “sentire” come coscienza, ma il“sentire” completo del Tutto. Il tutto conoscere ed essere presente nel Tutto. Quindi non solo nei fotogrammi che un individuo può avere scelto, ma 👉 nelle varianti che l’individuo può non avere scelto 👈.
✦ v4, 299 Ma se noi analizziamo tutta la serie, noi vediamo 👉un “sentire” alla volta, dal più semplice al più complesso, che vibra successivamente.
👉Le varianti esistono e sussistono solo ove non c’è Karma, non v’è passaggio obbligato
Voi vedete che 👉se questo denaro non fosse il comun denominatore della storia dei tre, le tre storie sarebbero divergenti e non esisterebbe più un Cosmo, ma sarebbe tutto un mondo di sogno.
👉solo quando questo possa bene intessersi sul comun denominatore delle storie individuali; solo quando questo non porti ad una serie di fotogrammi del tutto aliena, lontana, dalle altre, da quelle di altre creature che sono attorno al protagonista.
✦v5, 301 👉Esistono quindi varianti di fotogrammi del piano fisico, varianti di fotogrammi del piano astrale, varianti di fotogrammi del piano mentale.
“qualunque serie di fotogrammi appartenenti a qualunque creatura, comprese le varianti, 👉lo scenario è quello”
Vi è stata una grande eruzione vulcanica; non esiste possibilità di variante.
La vita macrocosmica, la vita del macrocosmo, non ha varianti
La sua libertà pura è piccola. «Quindi le varianti – voi direte – sono minime!». Sì, le varianti, quel genere di varianti è minimo. Ma esistono anche in una visione un po’ più ampia; sempre varianti, ripeto, del piano fisico.
Per comprendere la soluzione di questo enigma, occorre rifarsi non solo alla libertà che ha una creatura, ma 👉alle conseguenze dell’azione compiuta dalla creatura nell’ambito della sua libertà. Perché ciascuna azione ha un suo peso e se questo peso c’è, deve colpire qualcuno. Non può annullarsi, deve avere una sua esistenza, una sua vita.
✦ v6, 302 queste varianti sono di 👉breve percorrenza, ed ai fini del peso ben presto si ricongiungono
Le vite individuali si intrecciano. Così se possono esservi dei momenti di queste vite “sentiti” unicamente dallo stesso individuo, tuttavia questi sono momenti, sono varianti, ma 👉debbono necessariamente reintegrarsi con le storie degli altri individui, in senso generale.
un fatto esistente secondo una variante, che può essere “sentito” da una creatura e non “sentito” da un’altra creatura egualmente protagonista; la quale altra creatura percorre invece la variante di quel fatto e quella variante “sente”.
✦ v7, 303 è logico che nel piano fisico esistono questi due fatti rappresentati nelle serie dei fotogrammi; per cui se io scelgo la prima di queste serie anziché la seconda, dissi che precludo la strada ad altre creature che sono come me rappresentate in entrambe le serie, a 👉percorrere la seconda delle serie, quella che io ho scartata. (👉affermazione smentita da quella che segue)
Vi abbiamo anche detto che esistono, però, varianti vissute unicamente da un protagonista, mentre gli altri protagonisti del medesimo fatto rappresentati nelle varianti vivono la variante scartata.
👉chi prima sceglie, per così dire, preclude la strada a chi “sentirà” successivamente, preclude i fotogrammi all’altro protagonista – vedi esempio del cinema – allora come può essere che il Santo, il quale – detto per assunto – ha più evoluzione e quindi più possibilità di scelta – perché noi abbiamo detto che le varianti esistono in proporzione alla libertà degli individui – come è possibile che il Santo, il quale ha più libertà del selvaggio, sia dalle scelte di questo condizionato
✦ v10, 306 Dunque noi dovremmo scegliere il tempo e lo spazio. E ponendo di scegliere questo tempo e questo spazio, noi troveremmo egualmente una staticità del Cosmo, se alla successione dei fotogrammi del piano fisico non ci legassimo.
Noi troveremmo una serie di situazioni congelate, è vero, figli e fratelli? Se non ci limitassimo in ciascuna situazione, non limitassimo la nostra attenzione a ciascuna situazione ed al moto che queste situazioni avviano, da una situazione all’altra. Solo allora troveremmo il movimento che voi sentite, che noi sentiamo e che vediamo ora.
Che cosa significa “variante”, figlio Aldo? Significa semplicemente una strada diversa per giungere a una stessa meta.
Naturalmente, poiché per definizione, libertà pura significa “azione al di fuori di influenza”, in misura maggiore questa esiste nell’evoluto; ma anche nell’inevoluto vi sono gesti dovuti alla libertà pura. 👉Qualunque azione nata spontaneamente, al di fuori di influenze, può essere dunque retaggio della libertà pura dell’individuo👈. Un esempio concreto non possiamo farlo; possiamo farne quanti volete. Potremmo capovolgere la domanda e dire: «Quale azione è al di fuori dell’egoismo?».
Quello che è certo è che le varianti – cioè la possibilità di compiere un’azione o non compierla, 👉limitatamente ad azioni che rientrano nell’ambito della libertà pura👈 – 👉certo si è che sono azioni di poco conto👈.
Occorre che nel piano fisico esistano queste due serie di fotogrammi. Non solo, non basta. Occorre anche che, all’occorrenza, sia l’una che l’altra, possano essere o siano realizzate (?, ndr).
Non approfondiamo – perché dovremmo entrare in una tale complessità, come diceva giustamente la figlia Zoe, degli eventi che non avremmo la facoltà di seguire con chiarezza – non approfondiamo come, quando e perché, ma certo si è che entrambe le varianti debbono o possono essere seguite. Cioè: se durante la lettura del vostro libro, o il gioco del solitario, è presente un’altra creatura – e non è detto che sia una persona, è vero? – cioè l’una variante o l’altra è comune ad altre creature al di fuori di voi, ebbene perché validamente queste varianti esistano ed abbiano significato, occorre che possano essere indifferentemente seguite dall’una o dall’altra creatura.
Ecco quindi la necessità delle varianti della libertà pura, la ragione della loro esistenza. Se hanno eguale peso karmico, se sono di breve durata, se sono di eguale peso, di breve durata, di limitata portata e via dicendo, non importa. Sono egualmente importanti perché affermano e fanno sussistere la libertà pura dell’individuo. E perché questa esista e sussista, occorre che queste varianti possano indifferentemente essere seguite dall’una o dall’altra creatura. Abbiano dunque la stessa facoltà e possibilità di dare un “sentire” alle creature che in essa sono rappresentate.
✦ v12 308 Allora nel momento prima di iniziare a percorrere una di queste serie di fotogrammi, noi vediamo 👉le due storie, identiche nel valore, identiche nella vitalità, nell’importanza, nella validità. Solo che l’individuo dovrà percorrerne una.
✦ v12a 308 Allora abbiamo appurato che queste varianti riguardano la libertà di un individuo, sia essa pura che spuria: la libertà relativa. E anche, poi, assoluta, è vero? Per questo voi sapete che la libertà assoluta corrisponde alla cosiddetta “volontà universale”, alla “volontà del Tutto”, è vero?
Dunque se io dico: «Allora, 👉dov’è il “sentire” della figlia Nella?». Il “sentire” della figlia Nella è nei fotogrammi che la figlia Nella sceglierà di seguire, di “sentire”.
E dico: «👉Dov’è il corpo fisico della figlia Nella?». Il corpo fisico della figlia Nella è tanto nei fotogrammi in cui ella è rappresentata – cioè in questi fotogrammi della serata – quanto nei fotogrammi in cui è rappresentata al cinematografo.
«👉E dov’è il corpo astrale della figlia Nella?». I fotogrammi del corpo astrale della figlia Nella sono tanto qua che là, e così i fotogrammi del corpo mentale, quelli che costituiscono il suo veicolo mentale, che ha questa specie di sdoppiamento nel mondo dei fotogrammi; ma che 👉non lo ha, in effetti, se noi lo consideriamo dal mondo del “sentire”.
Perché il mondo del “sentire” conserva una sua unicità, in quanto la figlia Nella 👉“sente” una ed una sola delle varianti. O questa serata – perché abbiamo visto che non ha possibilità in effetti di scelta, in questa serata – come se avesse avuto possibilità di scelta, invece, in una serata al cinematografo.
✦ v14, 332 «Sì, è tutto scritto così da sempre e sempre lo sarà; ma nel vostro scorrere di “sentire”, là dove voi avete possibilità di scelta, esistono due o più soluzioni secondo quante sono le vostre possibilità di scelta, che tutte portano, queste soluzioni, ad un medesimo approdo, tutte hanno un analogo peso di esperienza e via dicendo, e che una sola di queste, quella che voi sceglierete, verrà da voi vissuta. Le altre esistono come possibilità».