Le credenze non creano direttamente la tua realtà. Le loro influenze partecipano alla configurazione della percezione che la crea.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
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MONOGRAFIE
7. La via indicata da Elias non è per diventare ma per essere
☉Fonti del capitolo presente [Sessioni indicate nel testo]
Capitolo 7
Se il capitolo precedente ha chiarito che scegliere non significa controllare, questo deve chiarire che cosa accade alla scelta quando entra nella costruzione dell’esperienza fisica.
Nel linguaggio comune, la percezione viene normalmente intesa come il modo in cui osserviamo, interpretiamo o valutiamo qualcosa che esiste già. Per Elias, invece, questo significato è troppo debole. Nella sessione 201810262, dopo che John definisce la percezione come una combinazione di ciò che sente, pensa o nota, Elias risponde:
“This is definitely NOT how I am defining perception.”
“Non è assolutamente così che definisco la percezione.”
— 201810262
Pensieri e sentimenti possono influenzare la percezione, ma non coincidono con essa e non ne costituiscono il meccanismo. Questo è il primo passaggio da comprendere:
la percezione non è semplicemente un punto di vista sulla realtà.
Per Elias è ciò attraverso cui la realtà fisica viene prodotta.
1. La percezione è un meccanismo
Nella stessa sessione Elias la definisce direttamente:
“Perception is a mechanism that creates. It projects.”
La percezione è un meccanismo che crea. Proietta.
— 201810262
La paragona a un proiettore: la percezione proietta energia e la configura in manifestazione fisica. Non è localizzata nel corpo come un organo, ma interagisce con il corpo e con i sensi nella costruzione dell’esperienza fisica.
Il giorno successivo formula il concetto in modo ancora più sintetico:
“Perception is simply the projection of energy that YOU generate, in conjunction with time, that creates reality. It is a mechanism that creates reality.”
Ecco la traduzione in italiano:“La percezione è semplicemente la proiezione di energia che TU generi, la quale, in congiunzione con il tempo, crea la realtà. È un meccanismo che crea la realtà.”
— 201810271
Quindi, quando Elias afferma che crei la tua realtà attraverso la percezione, non sta dicendo semplicemente che interpreti soggettivamente una realtà fisica già costituita.
Sta affermando qualcosa di molto più radicale:
la percezione è il meccanismo attraverso cui l’energia viene configurata come esperienza fisica.
Per questo, nella sua metafisica, la realtà che percepisci non è prima costruita e poi osservata.
La costruzione e la percezione appartengono allo stesso movimento.
2. Il pensiero non crea la realtà
Questa distinzione è fondamentale perché gran parte della cultura contemporanea della “manifestazione” attribuisce al pensiero una funzione che Elias gli nega.
In una sessione dedicata proprio al funzionamento della creazione, Elias dice:
“thought does not direct your perception. It does not direct what you create. It translates. It is your objective translator.”
“Il pensiero non dirige la tua percezione. Non dirige ciò che crei. Traduce. È il tuo traduttore oggettivo.”
Il pensiero traduce informazioni, comunicazioni e ciò che stai scegliendo. Non è il meccanismo che produce la manifestazione fisica.
Questa distinzione permette di comprendere perché tu possa creare esperienze che non corrispondono affatto a ciò che stai pensando.
Puoi pensare di volere una certa relazione e continuare a scegliere azioni che si muovono in un’altra direzione. Puoi pensare di essere sicuro e continuare a esprimere comportamenti di forte protezione. Puoi ripeterti mentalmente che tutto andrà bene mentre la tua attenzione, le tue associazioni e le tue azioni continuano a muoversi diversamente.
In questi casi il pensiero non sta necessariamente “creando male”. Sta traducendo in modo incompleto o impreciso ciò che stai facendo.
Elias precisa anche che la distinzione fra scelta, pensiero, comunicazione e percezione serve a comprenderne le funzioni, ma non descrive necessariamente una sequenza temporale. Dice esplicitamente:
“they are all occurring simultaneously.”
“si verificano tutti simultaneamente.
Non vi è una successione percezione → creazione: nel linguaggio di Elias, percepire è già l’atto mediante il quale la realtà viene fisicamente attualizzata.
3. Le credenze influenzano la percezione
Se la percezione è il meccanismo che crea la realtà fisica, quale ruolo svolgono allora le credenze? Elias distingue nettamente le due funzioni:
“Beliefs influence your perception, but perception is what generates your reality.”
«Le credenze influenzano la tua percezione, ma è la percezione a generare la tua realtà.» (1198)
La distinzione è importante. Una credenza non costituisce il meccanismo che crea direttamente una manifestazione fisica. Essa esercita invece delle influenze che partecipano alla configurazione della percezione, ed è la percezione che attualizza fisicamente la realtà.
Questo significa anche che non è sufficiente chiedersi che cosa pensiamo di credere.
Elias utilizza l’esempio di una persona convinta di credere nell’abbondanza ma che continua a sperimentare scarsità. Il pensiero può affermare: «Credo che l’abbondanza sia disponibile per me»; ciò che la persona sta effettivamente generando può però esprimere un’influenza diversa. Elias invita quindi a osservare ciò che viene realmente creato, perché attraverso ciò che facciamo e generiamo possiamo riconoscere le credenze che stanno influenzando la percezione. (200207011)
La realtà che sperimentiamo non deve perciò essere utilizzata per formulare un nuovo giudizio su noi stessi — «se ho creato questo, significa che credo qualcosa di sbagliato» — ma può essere considerata informazione. Ci mostra che cosa stiamo esprimendo.
Questo punto riprende una distinzione già incontrata parlando delle credenze: una credenza non incorpora una sola influenza possibile. Perciò riconoscere una credenza non significa avere già spiegato ciò che stiamo creando. Occorre osservare quale delle sue influenze stiamo esprimendo.
Le credenze non creano direttamente la tua realtà. Le loro influenze partecipano alla configurazione della percezione che la crea. Ciò che fai e ciò che generi può mostrarti quali influenze stai esprimendo, al di là di ciò che pensi di credere.
4. L’attenzione coinvolge differenti influenze
È a questo punto che entra in gioco l’attenzione. Non si tratta di un elemento separato dalle credenze. Elias la collega direttamente al modo in cui differenti credenze, costruzioni e associazioni entrano nella configurazione della percezione.
Spiegando il funzionamento di quest’ultima, afferma:
“however you are moving your attention, you are engaging different beliefs, different constructs, different associations…”
«comunque tu muova la tua attenzione, coinvolgi differenti credenze, differenti costruzioni, differenti associazioni…»
(202210231)
Nella stessa spiegazione Elias arriva a indicare l’attenzione come “the single most important piece in relation to perception”: il singolo elemento più importante in relazione alla percezione.
Questo permette di comprendere perché la percezione possa cambiare senza che sia necessario eliminare una credenza.
Muovendo l’attenzione, l’individuo può coinvolgere differenti credenze, associazioni, costruzioni e influenze. La configurazione percettiva non è quindi fissata una volta per tutte dalle credenze che possediamo.
Elias formula lo stesso rapporto in maniera particolarmente sintetica:
“it is a matter of how you direct your attention in association with beliefs that influence or alter your perception.”
«è una questione di come dirigi la tua attenzione in associazione con le credenze che influenzano o alterano la tua percezione.»
(1198)
Queste funzioni non devono però essere trasformate in una sequenza temporale — prima la credenza, poi l’attenzione, poi la percezione. La distinzione serve a riconoscere che cosa svolge ciascuna funzione, non a stabilire una successione cronologica fra esse.
Prestare attenzione in modo diverso significa coinvolgere differenti credenze, costruzioni, associazioni e influenze. Per questo l’attenzione partecipa direttamente alla configurazione della percezione.
5. Ciò che fai ti informa su ciò che stai esprimendo
Come riconoscere allora le influenze che stanno partecipando alla nostra percezione?
Una delle indicazioni più concrete di Elias consiste nel prestare attenzione a ciò che facciamo.
Non soltanto agli eventi che consideriamo importanti. Anche le azioni più ordinarie contengono informazione.
“every action — EVERY action — that you incorporate within every moment is influenced by a belief.”
«ogni azione — OGNI azione — che compi in ogni momento è influenzata da una credenza.»
(200207011)
Gran parte di queste azioni, aggiunge Elias, viene ripetuta in una sorta di “automatic pilot”. Proprio perché non vi prestiamo attenzione, spesso non riconosciamo che cosa le stia influenzando.
Questo introduce una differenza importante fra pensare a ciò che crediamo e osservare ciò che stiamo esprimendo.
Il pensiero può dirci che vogliamo qualcosa, che crediamo qualcosa o che abbiamo già compreso una determinata idea. Ma ciò che facciamo può offrirci un’informazione differente.
Non perché l’azione riveli necessariamente una misteriosa «vera credenza» nascosta sotto quella cosciente. Piuttosto, l’azione rende osservabili le influenze che stiamo esprimendo in quel momento.
Per questo Elias invita ripetutamente a spostare l’attenzione dal tentativo di spiegarsi attraverso il pensiero a ciò che concretamente si sta facendo e generando.
Ciò che crei non costituisce un verdetto su ciò che sei o su ciò che “credi veramente”. È informazione sulle influenze che stai esprimendo.
6. Cambiare percezione non significa eliminare una credenza
Se una credenza influenza la percezione, potrebbe sembrare che per modificare ciò che creiamo sia necessario modificare prima la credenza.
Elias non propone questo modello. Distingue anzi esplicitamente la relativa stabilità delle credenze dalla mutevolezza della percezione:
“Perception is a powerful tool, and it is quite changeable [and] much different from beliefs…”
«La percezione è uno strumento potente ed è molto mutevole, ed è assai diversa dalle credenze…»
(1070)
Le credenze appartengono alla configurazione di questa dimensione fisica. Il punto non consiste nell’eliminarle, ma nel riconoscere le influenze che stiamo esprimendo e nell’accorgerci che non siamo confinati a una sola di esse.
Qui il rapporto con la scelta diventa decisivo. Riconoscendo un’influenza, possiamo accorgerci che esistono altre possibilità e introdurre una scelta differente. Elias collega precisamente questo riconoscimento alla possibilità di modificare la percezione.
Non si tratta quindi di sostituire una credenza «negativa» con una «positiva», né di convincersi mentalmente che una situazione sia diversa da quella che stiamo sperimentando. Si tratta di ampliare ciò che riconosciamo come disponibile.
Non hai bisogno di eliminare una credenza per modificare la percezione. Riconoscendo l’influenza che stai esprimendo puoi riconoscere altre possibilità e scegliere diversamente.
7. Perché ciò che percepiamo sembra assoluto
Rimane però una difficoltà. Se la percezione è mutevole e influenzata dalle credenze, perché la realtà che sperimentiamo ci appare così indiscutibilmente reale?
La risposta è contenuta nella natura stessa della percezione. La percezione non presenta al focus una rappresentazione mentale della realtà: crea la realtà fisicamente sperimentata. Per questo ciò che genera non viene normalmente riconosciuto come «una delle possibili configurazioni percettive».
Viene sperimentato semplicemente come: ciò che è. Questo aiuta anche a comprendere perché alcune credenze possano essere difficili da riconoscere. La loro influenza non si presenta necessariamente dicendo:
«Questa è una credenza che sto esprimendo.»
Può presentarsi invece come:
«È evidente che le cose stanno così.»
La percezione conferisce quindi alla realtà che genera una qualità di apparente assolutezza. Alterare la percezione non significa fingere che quella realtà non esista; significa riconoscere che il fatto che essa sia reale non la rende l’unica configurazione possibile della realtà.
Una delle ragioni per cui le influenze delle credenze possono risultare difficili da riconoscere è che la realtà generata attraverso la percezione appare non come una possibilità, ma semplicemente come ciò che è.
8. Non esiste una «realtà ufficiale» dietro le differenti percezioni
Da questo deriva una conseguenza particolarmente radicale dell’insegnamento di Elias.
Se ciascun individuo crea la propria realtà attraverso la propria percezione, non esiste dietro le differenti percezioni una singola realtà fisica «ufficiale» che tutti osservano da punti di vista differenti.
Elias lo afferma esplicitamente: “There is no official reality.”
Questo non significa che gli individui vivano in universi chiusi e incomunicabili.
Le realtà individuali si intersecano continuamente. Gli individui scambiano energia e informazione, partecipano alle esperienze reciproche e configurano percettivamente le proprie versioni degli altri e degli eventi ai quali partecipano.
L’interconnessione, quindi, non richiede una realtà fisica unica e indipendente dalle percezioni individuali. Questa distinzione impedisce due interpretazioni opposte:
- non esiste una realtà oggettiva già costituita che ciascuno si limita a interpretare soggettivamente;
- ma non esistono neppure individui isolati che creano senza relazione con tutto il resto.
La realtà è individualmente creata e simultaneamente interconnessa.
La tua percezione non interpreta semplicemente una realtà ufficiale già esistente: crea la realtà che sperimenti, all’interno della continua interconnessione con gli altri.
9. Creare la propria realtà non significa crearla intenzionalmente
A questo punto diventa possibile chiarire un’altra distinzione essenziale. Dire che creiamo continuamente la nostra realtà non significa dire che scegliamo consapevolmente ogni manifestazione che sperimentiamo.
Le credenze esercitano influenze, ripetiamo azioni familiari, muoviamo continuamente l’attenzione, generiamo associazioni e compiamo scelte delle quali possiamo non essere oggettivamente consapevoli. La percezione continua comunque a creare.
Perciò creazione e creazione intenzionale non sono sinonimi.
La seconda implica una maggiore consapevolezza di ciò che stiamo facendo, delle influenze che stiamo esprimendo, della direzione della nostra attenzione e delle scelte che stiamo effettuando.
Questo non introduce un nuovo potere che prima non possedevamo. Rende più consapevole l’esercizio di una capacità che era già operante.
Non cominci a creare la tua realtà quando impari a farlo intenzionalmente. La stavi già creando; ciò che può cambiare è quanto riconosci la tua partecipazione a ciò che stai creando.
10. Creazione intenzionale non significa visualizzazione
Per la stessa ragione, creare intenzionalmente non equivale a pensare intensamente a ciò che desideriamo. Elias distingue con decisione il pensiero dal meccanismo che crea la realtà.
Il pensiero traduce informazioni e comunicazioni. Non è il meccanismo che attualizza fisicamente ciò che pensiamo.
L’esempio dell’abbondanza è ancora una volta illuminante. Una persona può pensare di poter creare abbondanza, desiderarla e concentrarsi mentalmente su di essa, mentre continua a esprimere influenze che partecipano a una percezione di scarsità.
Anche la visualizzazione, quindi, non costituisce di per sé il meccanismo creativo. Può essere un’azione attraverso cui muoviamo l’attenzione, esploriamo possibilità o ci offriamo informazioni. Ma non è l’immagine mentale a trasformarsi automaticamente nella manifestazione fisica.
La percezione rimane il meccanismo che attualizza la realtà.
Immaginare ciò che vuoi non equivale ad attualizzarlo. La creazione intenzionale non consiste nel costringere la percezione a seguire un’immagine mentale.
11. Creazione intenzionale non significa controllo
Infine, riconoscere di creare la propria realtà non significa acquisire il controllo su di essa. Il controllo presuppone che sia necessario dominare il processo, impedire determinati eventi o garantire risultati specifici. La self-direction indicata da Elias procede in un’altra direzione.
Prestare attenzione a ciò che facciamo, riconoscere le influenze che stiamo esprimendo e ampliare la consapevolezza delle nostre scelte permette di partecipare più intenzionalmente alla configurazione della nostra esperienza. Non offre però una garanzia preventiva sul risultato.
Questo è anche il punto in cui percezione, credenze, attenzione e scelta si ricongiungono senza formare una catena lineare. Sono funzioni differenti che partecipano simultaneamente alla configurazione dell’esperienza.
Per questo l’indicazione pratica che emerge dall’intero capitolo non è quella di imparare una tecnica per «manifestare» ciò che desideriamo.
È molto più radicale:
Non cercare di convincere la realtà a cambiare attraverso il pensiero. Osserva ciò che stai facendo e creando, riconosci le influenze che stai esprimendo e ciò a cui stai prestando attenzione: è attraverso la percezione, non attraverso il pensiero, che la tua realtà viene fisicamente attualizzata.
In questa frase è chiaramente l’indicazione principe, la chiave di volta:
“Osserva ciò che stai facendo e creando, riconosci le influenze che stai esprimendo e ciò a cui stai prestando attenzione“.
Le credenze non vengono abbandonate dopo aver detto che influenzano la percezione; seguiamo invece quella influenza fino alla realtà concretamente sperimentata e, da lì, alla possibilità di riconoscerla e scegliere.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org