Quando non riesci a vedere una scelta, non sei obbligato a fingere di vederla.
Puoi fermarti, osservare, ampliare la percezione…
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
📌 NON PER DIVENTARE, PER ESSERE: la Monografia 7 raccolta in un volume digitale
MONOGRAFIE
7. La via indicata da Elias non è per diventare ma per essere
☉Fonti del capitolo presente [Sessioni indicate nel testo]
Capitolo 6
Dopo aver imparato a riconoscere ciò che stai facendo senza usarlo contro di te e dopo aver iniziato a fidarti della tua capacità di muoverti, si presenta una domanda inevitabile: che cosa puoi fare con ciò che riconosci?
È qui che Elias colloca la scelta, la responsabilità e l’autodirezione. Questi tre elementi non descrivono un potere che devi conquistare. Descrivono una capacità che stai già esercitando, anche quando non te ne accorgi.
Per Elias, infatti, non cominci a creare la tua realtà quando diventi consapevole di farlo. La crei già. Diventare più consapevole significa poter partecipare più intenzionalmente a ciò che stai facendo. Parlando persino dei bambini, Elias insiste che nessun individuo possiede meno potere di un altro: ciò che può mancare non è la capacità di scegliere, ma il riconoscimento di quella capacità.
Per questo riappropriarsi del proprio potere non significa diventare più potente degli altri, acquisire un controllo maggiore o sviluppare una capacità straordinaria. Significa riconoscere che sei già parte attiva della tua esperienza e che puoi cominciare a dirigere più consapevolmente questa partecipazione.
1. Essere responsabile non significa essere colpevole
La parola responsabilità può facilmente trasformare l’intero insegnamento di Elias in un sistema di autoaccusa.
- Se creo la mia realtà, allora tutto ciò che non mi piace deve essere colpa mia.
- Se ho fatto una scelta che ha prodotto conseguenze dolorose, allora ho sbagliato.
- Se continuo a ripetere una configurazione, significa che non sono abbastanza consapevole.
Non è questo il significato che Elias attribuisce alla responsabilità. Egli afferma esplicitamente che la responsabilità non è qualcosa che si possa configurare in senso negativo. Consiste nel riconoscere la propria partecipazione alla creazione della propria realtà e le scelte che si stanno compiendo. Nel materiale più recente, quando invita una persona a guardare alle scelte che l’avevano mantenuta in una determinata configurazione, precisa proprio che questo esame non deve muoversi nella direzione dell’autoaccusa: serve a vedere ciò che si stava facendo per poter scegliere in modo diverso.
La distinzione è quindi essenziale:
responsabilità non significa colpa; responsabilità non significa essere in torto; responsabilità non significa condannarsi.
Significa riconoscere: questa è la mia partecipazione, questa è la mia scelta, questo è ciò che posso dirigere.
Allo stesso modo, non attribuire colpa non significa negare che un comportamento possa essere dannoso o che tu possa decidere di non parteciparvi. Puoi riconoscere la scelta dell’altro senza approvarla, e puoi scegliere di allontanarti da un’interazione che non vuoi continuare. Elias sottolinea che le scelte dell’altro non devono determinare le tue e che puoi spostare la tua direzione anche quando l’altro continua nella propria.
2. La tua responsabilità riguarda te
Uno degli ostacoli più frequenti all’autodirezione consiste nel rivolgere continuamente l’attenzione alle scelte degli altri.
Che cosa dovrebbe fare quella persona? Perché continua a comportarsi così? Come posso farle capire? Come posso impedirle di prendere quella decisione?
Elias è molto netto su questo punto: non sei responsabile delle scelte dell’altro. Gli altri creano la propria realtà come tu crei la tua. Tu sei responsabile delle tue scelte, non delle loro.
In una delle sue analogie più efficaci paragona la percezione a una palla che ciascuno dirige con la propria mazza. Puoi dirigere la tua palla, ma non quella dell’altro. Se concentri tutta l’attenzione sul tentativo di dirigere la sua, trascuri proprio quella sulla quale puoi realmente intervenire: la tua.
Questo non significa isolamento né indifferenza. Puoi parlare, aiutare, proporre, proteggerti, sostenere, dissentire. Puoi anche avere una grande influenza sull’altro.
Ma influenza non significa direzione.
L’altro conserva la propria scelta.
E tu conservi la tua.
3. Autodirezione non significa controllo
È facile confondere il dirigersi con il controllare. Se creo la mia realtà, potrei pensare che dovrei riuscire a controllare ciò che accade, ciò che gli altri fanno e soprattutto il risultato delle mie scelte. Ma Elias distingue esplicitamente i due concetti.
Alla domanda sulla differenza fra scelta e controllo risponde che il controllo non è la scelta: è una particolare condizione nella quale la scelta viene esercitata. E aggiunge che il controllo contiene sempre un elemento di forza.
L’autodirezione non consiste quindi nel costringere la realtà a conformarsi a un risultato prestabilito. Consiste nel riconoscere che cosa stai facendo tu, quale energia stai esprimendo, dove stai dirigendo l’attenzione, che cosa vuoi e quale movimento scegli di compiere.
Il controllo tenta di garantire.
L’autodirezione orienta.
Questa distinzione impedisce di trasformare la creazione della realtà in onnipotenza. Puoi dirigere te stesso senza possedere il controllo dell’intera configurazione che incontrerai.
4. Tutto è scelta, ma non tutto è una decisione deliberata
Elias arriva a formulare in modo estremamente netto:
Tutto è scelta.
E afferma che in ogni momento dell’esistenza stiamo scegliendo. Questa affermazione, però, può essere profondamente fraintesa se scelta viene fatta coincidere con decisione cosciente. Gran parte di ciò che scegliamo non viene preceduto dal pensiero: «ora decido di fare questo».
Elias richiama l’attenzione proprio sulla quantità enorme di azioni quotidiane che vengono compiute automaticamente: camminare in un certo modo, preparare il caffè, vestirsi, aprire una porta, seguire una routine. Sono tutte azioni che partecipano alla configurazione dell’esperienza, pur senza essere continuamente deliberate attraverso il pensiero.
Perciò:
scelta non significa necessariamente decisione oggettiva e deliberata.
Dire che stai scegliendo non significa affermare che hai precedentemente pensato, valutato e deciso tutto ciò che stai creando. Significa che la scelta si esprime anche nel modo in cui agisci, reagisci, presti attenzione e ripeti configurazioni divenute familiari, anche quando non le stai deliberando attraverso il pensiero.
Diventare più consapevole della scelta significa allora cominciare a riconoscere come stai già partecipando alla tua esperienza, così da poter introdurre, quando lo vuoi, una direzione più intenzionale.
5. Dalla scelta automatica alla scelta intenzionale
Molte scelte diventano automatiche semplicemente perché sono familiari. Rispondi in un certo modo perché hai risposto così molte volte. Ti irrigidisci in una situazione perché quella risposta è diventata abituale. Interpreti una determinata espressione sempre nello stesso modo. Non devi decidere ogni volta di farlo: la configurazione si attiva rapidamente.
Per Elias, diventare più consapevoli non significa eliminare ogni automaticità. Significa anzitutto riconoscerla.
Quando riconosci ciò che stai facendo, puoi interrompere per un momento il movimento abituale e generare una scelta intenzionale. Con l’esperienza, anche quella nuova modalità può diventare familiare e quindi più automatica. In un esempio concreto Elias descrive proprio questo processo: prima si arresta la risposta abituale, poi si valuta una scelta diversa e, con la pratica, quella nuova forma di scelta comincia a presentarsi spontaneamente.
Il movimento non è quindi:
automatico → eliminazione dell’automatismo.
È piuttosto:
automatico non riconosciuto → riconoscimento → scelta intenzionale → nuova familiarità.
L’intenzionalità modifica ciò che diventerà familiare.
6. Non vedere una scelta non significa che non ve ne siano
Vi sono situazioni nelle quali la frase «hai una scelta» può sembrare quasi offensiva. Puoi guardare ciò che hai davanti e vedere soltanto possibilità che non vuoi. In quel momento, soggettivamente, la situazione appare come: non ho scelta.
Elias riconosce precisamente questo fenomeno. La mancanza di controllo viene spesso percepita come assenza di scelta perché le possibilità visibili sono poche, indesiderabili o considerate inaccettabili.
Questo significa che il riconoscimento della scelta non deve trasformarsi in:
«la soluzione è evidente e tu semplicemente non vuoi vederla».
Può accadere realmente che tu non sappia ancora quale altra possibilità creare.
La distinzione importante è fra:
non vedo alcuna scelta
e
non esiste alcuna scelta.
Per Elias non sono equivalenti.
7. Non devi scegliere soltanto fra ciò che è già davanti a te
Il materiale recente introduce qui una precisazione particolarmente importante. Nella sessione del settembre 2025 Elias parla del valore della pausa. Fermarsi per un momento permette di recuperare chiarezza e valutare la propria direzione. Ma poi aggiunge qualcosa di più radicale:
non stai necessariamente scegliendo da un gruppo di opzioni già esistenti.
Puoi creare una scelta nel momento.
Elias sottolinea che l’espressione inglese making a choice — “fare una scelta” — è più letterale di quanto generalmente si pensi: la scelta viene effettivamente prodotta in quel momento.
Questo modifica profondamente il significato della libertà. La libertà non consiste soltanto nel ricevere un menu: A, B oppure C?
Può accadere che nessuna delle possibilità che riesci a vedere corrisponda alla tua direzione.
La pausa apre allora uno spazio differente:
che cosa posso creare adesso che non avevo ancora considerato?
Non significa che qualunque soluzione immaginata si materializzerà immediatamente. Significa che la tua scelta non è necessariamente confinata alle alternative che il tuo modo abituale di percepire ti sta mostrando.
8. Scegliere può essere un esperimento
Se ogni scelta dovesse essere quella giusta, definitiva e perfetta, scegliere diventerebbe paralizzante. Elias propone invece ripetutamente una disposizione molto diversa: sperimentare.
In un dialogo, quando una persona continua a trasformare le proprie azioni in valutazioni su di sé, Elias approva esplicitamente l’idea di guardarle come farebbe uno scienziato con un esperimento: compiere un’azione, osservare ciò che produce, ricevere informazione.
Questo cambia la domanda. Non:
«Qual è la decisione perfetta?»
ma:
«Che cosa accade se scelgo questo?»
Una scelta può offrirti informazione. Può mostrarti qualcosa che non avevi previsto. Può confermare una preferenza oppure mostrarti che quella direzione non ti corrisponde.
L’esperimento non richiede infallibilità. Richiede partecipazione.
9. Puoi scegliere di nuovo
Una scelta non deve diventare una condanna pronunciata sul futuro.
Elias richiama esplicitamente l’attenzione sulla convinzione, molto radicata, secondo cui una volta scelta una direzione sarebbe scorretto cambiarla: hai deciso, quindi devi continuare; hai preso un impegno, quindi non puoi riconsiderarlo. Nel suo modello, invece, le probabilità vengono continuamente scelte e possono essere modificate.
In una sessione recente lo esprime in modo ancora più semplice: puoi sempre cambiare idea e puoi sempre cambiare scelta. Nulla è scolpito nella pietra. Puoi procedere in una direzione, osservare l’esperienza che stai generando e, se non vuoi continuarla, scegliere diversamente.
Questo non rende irrilevanti le conseguenze delle scelte già compiute.
Significa che quelle conseguenze diventano il terreno sul quale scegli adesso.
Non devi tornare indietro e cancellare la scelta precedente per essere libero.
Puoi scegliere nuovamente da qui.
10. Il potere è nella direzione, non nella garanzia
La libertà descritta da Elias non consiste nella garanzia che ogni preferenza venga realizzata esattamente come l’hai immaginata. Consiste nella possibilità di non consegnare la tua direzione alle circostanze, agli altri o alle tue stesse risposte automatiche.
- Più riconosci ciò che stai facendo, più puoi distinguere ciò che appartiene alla tua scelta da ciò che appartiene a quella dell’altro.
- Più riconosci le risposte automatiche, più puoi trasformarne alcune in scelte intenzionali.
- Più smetti di confondere autodirezione e controllo, meno hai bisogno di garantire anticipatamente il risultato prima di muoverti.
E quando non riesci a vedere una scelta, non sei obbligato a fingere di vederla.
Puoi fermarti, osservare, ampliare la percezione e, talvolta, creare proprio nel momento una possibilità che prima non esisteva per te.
La riappropriazione del proprio potere, allora, non consiste nel diventare padroni della realtà altrui. Consiste nel tornare continuamente alla propria.
Non puoi scegliere al posto dell’altro; puoi riconoscere e dirigere ciò che stai scegliendo tu. È qui che Elias colloca la riappropriazione del proprio potere.
E questa libertà contiene anche qualcosa di più semplice: nessuna scelta ti obbliga a smettere di scegliere.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org