La coscienza non è una cosa singolare: è un’azione continuamente in corso, un’energia in movimento continuo, nella quale non esiste separazione.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
5. La vita dell’Essenza non rivolta alla manifestazione fisica
☉Fonti del capitolo presente [Sessione 1030; 1484]
Capitolo 3
Se la coscienza è cooperazione, occorre ora comprendere come questa cooperazione si esprima attraverso l’Essenza. È qui che il concetto di attenzione diventa decisivo.
Nella percezione ordinaria, l’attenzione appare necessariamente singolare. Siamo abituati a pensare che, in ogni momento, una persona possa rivolgere la propria attenzione a una cosa e non a un’altra: se osserviamo qualcosa, non stiamo osservando qualcos’altro; se siamo impegnati in un’esperienza, le altre esperienze rimangono sullo sfondo.
Questa modalità percettiva appartiene al focus fisico. Elias mette ripetutamente in guardia dal trasferirla alla realtà dell’Essenza.
Nella Sessione 1030, parlando a un individuo che aveva sperimentato un’energia molto più ampia di quella alla quale era abitualmente familiare, Elias precisa che ciò che egli riconosce come “sé” nella manifestazione fisica è soltanto un’attenzione e che l’Essenza è enormemente più vasta di quella singola attenzione.
La distinzione è fondamentale. Il focus non è l’Essenza intera. È una particolare direzione dell’esperienza dell’Essenza.
Questo non significa che il focus possieda soltanto una piccola parte dell’Essenza. Elias formula invece una distinzione più sottile: il focus contiene l’informazione dell’Essenza, ma non possiede necessariamente una consapevolezza oggettiva dell’intera vastità che esso è.
La limitazione, quindi, non è nella realtà del focus. È nella sua consapevolezza oggettiva.
Questa distinzione permette di comprendere perché il passaggio dalla prospettiva del focus a quella dell’Essenza non debba essere pensato come un trasferimento da una condizione a un’altra.
Non c’è un momento nel quale il focus “diventa” Essenza.
Il focus è già un’espressione dell’Essenza.
Ciò che può mutare è la quantità di quella realtà che viene riconosciuta.
L’attenzione non esaurisce l’Essenza
La Sessione 1030 offre un’immagine particolarmente significativa. L’individuo racconta di avere sperimentato durante una meditazione un’energia tanto potente da non riuscire inizialmente a riconoscerla come propria. Elias conferma che si trattava effettivamente della sua energia e spiega che, nella manifestazione fisica, l’individuo si è abituato a determinati aspetti della propria energia associati a “this one focus of attention”.
La formulazione è importante. Non dice che quella persona è soltanto quel focus. Dice che si è familiarizzata con una determinata espressione energetica associata a un’attenzione.
La conseguenza è immediata: esistono altre espressioni della stessa energia che il focus non riconosce oggettivamente come familiari.
La limitazione dell’esperienza fisica consiste dunque, almeno in parte, nella tendenza a identificare il proprio essere con ciò che è immediatamente riconoscibile all’interno dell’attuale attenzione. L’Essenza eccede questa identificazione.
La molteplicità simultanea
Questo principio diventa ancora più chiaro nella parte della Sessione 1030 dedicata alla familiarità energetica e alle interazioni soggettive.
Elias descrive la possibilità che individui si incontrino in proiezioni nella coscienza, con la possibilità che uno riconosca oggettivamente l’incontro mentre l’altro non ne conservi la stessa consapevolezza.
Il punto rilevante, per la presente ricerca, è che l’attività della coscienza non coincide con ciò che il focus riconosce oggettivamente. Nella coscienza possono verificarsi incontri tra individui che non vengono necessariamente riconosciuti e ricordati oggettivamente nello stesso modo da entrambi i partecipanti.
Può esserci interazione senza che il focus la identifichi nel momento in cui avviene.
Può esserci attività dell’Essenza che non viene tradotta nella consapevolezza ordinaria del focus.
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Queste frasi della Sessione 1030 sono più interessanti di quanto possa sembrare, perché Elias le inserisce in un discorso molto preciso sulla familiarità energetica tra i focus.
Il passaggio completo dice:
“Individuals may be encountering each other in projections in consciousness and one may allow themselves an objective recognition and recall of the encounter and the other may not.”
È possibile che due persone si incontrino l’una con l’altra nelle proiezioni della coscienza e che una delle due riesca a riconoscere e a ricordare oggettivamente l’incontro, mentre l’altra no.
Vorrei però distinguere attentamente ciò che Elias dice da ciò che possiamo dedurre.
1. Che cosa significa qui “projection”?
Elias non definisce in questa sessione la projection come un sogno o come un’immagine mentale prodotta arbitrariamente.
Il termine compare subito dopo aver parlato di incontri tra individui nella realtà fisica nei quali uno dei due riconosce l’energia dell’altro come familiare e l’altro no. Elias dice:
- due individui possono avere già incorporato altri focus insieme;
- per questo l’espressione energetica dell’uno può risultare familiare all’altro;
- questa familiarità può essere riconosciuta oggettivamente da uno solo;
- la stessa asimmetria può verificarsi anche nelle proiezioni nella coscienza.
Quindi, almeno in questo contesto, projection sembra indicare un’attività della coscienza nella quale un individuo può incontrare un altro individuo senza che l’incontro debba coincidere con un incontro fisico oggettivo.
2. L’elemento più importante è “encountering each other” (nell’incontrarsi)
Elias non dice semplicemente che uno può “immaginare” l’altro. Dice che possono incontrarsi.
Questo è significativo perché, nel linguaggio della 1030, la coscienza non è limitata alla percezione oggettiva del focus fisico. L’incontro può dunque avvenire a livello della coscienza mentre la consapevolezza oggettiva dei due partecipanti rimane diversa.
E qui entra la seconda parte:
uno può avere objective recognition and recall dell’incontro, l’altro può non averli.
Quindi dobbiamo distinguere almeno tre livelli:
1. l’interazione avviene;
2. uno dei partecipanti la riconosce oggettivamente;
3. uno dei partecipanti la ricorda oggettivamente.
Non necessariamente coincidono.
3. Questo è coerente con un’altra affermazione della stessa Sessione 1030
Più avanti, Joanne racconta a Elias di avere avuto la netta impressione che egli le avesse comunicato qualcosa durante una sessione, pur non trovandolo successivamente né nella registrazione né nella trascrizione.
Elias spiega che durante l’interazione avviene più della semplice comunicazione verbale: vi è uno scambio energetico, nel quale egli interagisce con l’individuo oggettivamente e soggettivamente simultaneamente. L’individuo può tradurre nella propria mente parte di questo scambio energetico in una comunicazione verbale che non è stata effettivamente pronunciata.
Questo è molto utile per comprendere il passo sulle proiezioni.
Elias sembra distinguere:
evento/interazione nella coscienza
↓
traduzione soggettiva
↓
riconoscimento oggettivo
↓
ricordo oggettivo
Non è necessario che tutti questi livelli siano presenti contemporaneamente.
4. La conferma più interessante viene dalla Sessione 1135
Qui abbiamo un esempio molto più concreto. Dawn racconta di avere chiesto prima di dormire un segno o un contatto con l’Essenza. Nel sogno sa di stare incontrando qualcuno che la impressiona profondamente, ma non riesce a vedere chi sia e non riesce a tradurre o ricordare oggettivamente chi sia. Chiede a Elias chi fosse. Elias risponde: “You.”
E spiega che si trattava di un’offerta di riconoscimento di se stessa come Essenza, in una vastità che Dawn non era abituata a percepire.
Qui Elias aggiunge qualcosa di fondamentale: in questo genere di incontri, gli individui frequentemente non producono un’immagine oggettiva. L’immagine, infatti, introduce associazioni familiari e quindi può creare una limitazione e un’ulteriore espressione di separazione.
Invece, ciò che viene frequentemente ricordato è l’incontro, accompagnato da una sensazione, senza necessariamente possedere un’immagine visiva dell’interlocutore.
5. Quindi l’incontro può essere reale anche senza essere ricordato?
Qui dobbiamo essere precisi. Sì, secondo questa linea dell’insegnamento di Elias, ma “reale” non significa necessariamente fisicamente oggettivo.
La realtà dell’interazione appartiene alla coscienza.
La sua eventuale traduzione nell’esperienza oggettiva del focus è un’altra questione.
Questo è coerente anche con un’altra affermazione di Elias: la separazione che il focus percepisce tra individui è una costruzione percettiva associata ai belief systems; quando i “veli di separazione” si assottigliano, il focus può percepire interazioni che normalmente non riconosce.
Perciò: mancanza di ricordo ≠ mancata interazione.
E, ancora più precisamente:
mancanza di percezione oggettiva ≠ assenza dell’interazione nella coscienza.
6. E questo riguarda anche altri focus della stessa Essenza
C’è un ulteriore elemento che rende il passo particolarmente interessante per il nostro lavoro. Nella 1030 Elias spiega che il riconoscimento di familiarità tra due individui può dipendere dal fatto che hanno incorporato altri focus insieme.
Quindi il riconoscimento non deve necessariamente derivare dalla relazione tra questi due focus attuali. Può essere una familiarità che proviene dall’attività di altri focus.
Questo significa che il focus può incontrare qualcuno e sperimentare: “Conosco questa persona, ma non so perché.”
Secondo Elias, quel “conoscere” può essere una traduzione oggettiva di una familiarità energetica derivante da esperienze condivise attraverso altri focus.
E la cosa ancora più interessante è che l’altra persona potrebbe non riconoscerla. Non perché l’interazione sia unilaterale, ma perché la traduzione oggettiva della stessa realtà può essere diversa nei due focus.
7. Questo ci porta direttamente alla questione della simultaneità
Se due individui possono incontrarsi nella coscienza e:
- uno ricordare l’incontro;
- l’altro non ricordarlo;
- uno tradurre l’esperienza oggettivamente;
- l’altro non tradurla;
allora l’attività della coscienza non coincide con ciò che il focus ricorda di avere vissuto.
Questa è una distinzione fondamentale. Il focus tende a pensare: “È accaduto ciò che ricordo di avere sperimentato.”
Elias introduce invece una realtà più ampia:
ciò che il focus riconosce oggettivamente è soltanto ciò che è riuscito a tradurre nella propria modalità percettiva.
Questo si collega perfettamente alla sua affermazione, sempre nella 1030, che il focus è “tremendously more vast than this one attention” (tremendamente più vasto di questa attenzione) e che esistono molte espressioni della propria energia che il focus non riconosce oggettivamente.
Questo amplia ulteriormente il significato di “vita non orientata alla manifestazione fisica”.
Non dobbiamo cercare soltanto ciò che l’Essenza fa al di fuori del focus.
Dobbiamo riconoscere che l’Essenza sta già partecipando simultaneamente a una quantità di attività che il singolo focus non identifica.
La manifestazione fisica, quindi, non è il luogo nel quale l’Essenza è presente, è il luogo nel quale una particolare attenzione dell’Essenza viene tradotta in una specifica esperienza.
L’Essenza non è un’entità che dirige i propri focus
A questo punto emerge una difficoltà terminologica. Se parliamo di “Essenza che dirige i focus”, rischiamo di costruire mentalmente un’immagine nella quale esiste un’entità superiore che, da una posizione esterna, decide dove inviare la propria attenzione.
Elias stesso mette in guardia da questa rappresentazione. Nella Sessione 1484, discutendo la distinzione fra observing essence e directing essence, egli chiarisce che questa distinzione viene utilizzata per fornire al focus una modalità comprensibile di orientarsi nella vastità delle attività della coscienza. In realtà, la distinzione non è così netta.
Il passaggio decisivo arriva quando Elias spiega che le Essenze sono coscienza e che le apparenti divisioni fra esse non sono divisioni reali.
La coscienza non è una cosa singolare: è un’azione continuamente in corso, un’energia in movimento continuo, nella quale non esiste separazione.
Questo chiarimento modifica anche il nostro linguaggio. Non è opportuno immaginare:
Essenza → decide → dirige → focus.
Una sequenza di questo tipo introduce una temporalità e una causalità che appartengono alla percezione del focus.
È più fedele parlare di attenzioni simultanee attraverso le quali l’Essenza si esprime, mantenendo fermo che l’Essenza non è un’entità distinta dalle proprie attenzioni.
La simultaneità non è una condizione successiva alla fisicità
Se l’Essenza è simultanea, la manifestazione fisica non può essere considerata il suo stato normale rispetto al quale la condizione non fisica costituirebbe una successiva espansione.
La simultaneità non viene acquisita quando il focus termina la propria esperienza. È una caratteristica della realtà dell’Essenza.
Questo è evidente nella Sessione 1484, dove Elias descrive la coscienza come un’attività continua nella quale esistono differenti qualità ed espressioni energetiche senza separazione. La distinzione fra le diverse Essenze e i diversi focus serve all’interno della nostra modalità di comprensione, ma non rappresenta una divisione reale della coscienza.
Di conseguenza, quando un focus termina la propria esperienza fisica, non possiamo immaginare che l’Essenza passi da: singolarità → simultaneità. La simultaneità era già presente.
Ciò che termina è una particolare esperienza del focus. Non termina l’attività dell’Essenza.
La manifestazione fisica come una particolare attenzione
Questa conclusione consente di comprendere meglio anche la frase della 1030 secondo cui l’individuo è “tremendously more vast than this one attention”.
La manifestazione fisica non è quindi una realtà falsa o irrilevante.
È una realtà autentica.
Ma è una realtà specifica.
È una particolare configurazione dell’attenzione.
Questo spiega perché l’esperienza fisica possa essere contemporaneamente:
- pienamente reale;
- individuale;
- limitata;
- significativa;
- non esaustiva dell’Essenza.
La limitazione non costituisce un difetto della manifestazione. È la condizione che rende possibile quella particolare esperienza.
Un’indicazione importante per la domanda della monografia
A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale:
Che cosa caratterizza la vita dell’Essenza quando non è orientata verso la manifestazione fisica?
Il Capitolo II aveva stabilito che la coscienza è cooperazione. Questo capitolo aggiunge qualcosa di decisivo: la cooperazione della coscienza non è organizzata attorno a una singola esperienza fisica.
L’Essenza è già più ampia di ogni singola attenzione. Le sue attività non sono riducibili a ciò che un determinato focus riconosce.
La manifestazione fisica è quindi una delle modalità nelle quali l’Essenza è presente, ma non costituisce il termine di riferimento dal quale misurare tutte le altre attività.
Questo ci permette di formulare una prima risposta positiva:
La vita dell’Essenza non orientata alla manifestazione fisica non è una vita priva di attenzione. È una vita nella quale l’attività della coscienza non è limitata alla singola attenzione del focus fisico.
Questa formulazione è ancora prudente. Non afferma che abbiamo già descritto tutto ciò che l’Essenza fa. Afferma soltanto ciò che le sessioni considerate consentono di sostenere: l’assenza di orientamento verso una particolare manifestazione fisica non equivale all’assenza di attività, perché l’Essenza non coincide con quella singola attenzione.
Che cosa affermano esplicitamente le sessioni
Dalle fonti esaminate possiamo ricavare direttamente questi elementi:
- il focus fisico costituisce una singola attenzione dell’Essenza;
- l’individuo è molto più vasto di quella singola attenzione;
- possono verificarsi interazioni nella coscienza che non vengono necessariamente riconosciute oggettivamente da entrambi i partecipanti;
- le distinzioni fra Essenza osservante e Essenza dirigente sono strumenti di comprensione e non divisioni assolute;
- la coscienza è attività ed energia in movimento continuo e non presenta separazioni reali fra le sue differenti espressioni.
Ricostruzione editoriale
La conclusione secondo cui la vita dell’Essenza continua indipendentemente dall’orientamento verso una particolare manifestazione fisica è una ricostruzione editoriale, non una singola formulazione delle sessioni.
Essa deriva dalla relazione fra:
singola attenzione → vastità dell’Essenza → simultaneità → attività continua della coscienza.
Il punto non è quindi affermare qualcosa che Elias non dice. È rendere esplicita la conseguenza logica di ciò che dice.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
Esistono interazioni tra coscienze e attività dell’Essenza che non vengono tradotte nella consapevolezza ordinaria del focus.
È come l’agire inconsapevole nell’umano, individuo, che produce comunque esperienza, comprensione.