Elias: l’Essenza come simultaneità di attenzioni [E166]

La coscienza non è una cosa singolare: è un’azione continuamente in corso, un’energia in movimento continuo, nella quale non esiste separazione.

La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.

MONOGRAFIE
5. La vita dell’Essenza non rivolta alla manifestazione fisica
☉Fonti del capitolo presente [Sessione 1030; 1484]
Capitolo 3

Se la coscienza è cooperazione, occorre ora comprendere come questa cooperazione si esprima attraverso l’Essenza. È qui che il concetto di attenzione diventa decisivo.

Nella percezione ordinaria, l’attenzione appare necessariamente singolare. Siamo abituati a pensare che, in ogni momento, una persona possa rivolgere la propria attenzione a una cosa e non a un’altra: se osserviamo qualcosa, non stiamo osservando qualcos’altro; se siamo impegnati in un’esperienza, le altre esperienze rimangono sullo sfondo.
Questa modalità percettiva appartiene al focus fisico. Elias mette ripetutamente in guardia dal trasferirla alla realtà dell’Essenza.

Nella Sessione 1030, parlando a un individuo che aveva sperimentato un’energia molto più ampia di quella alla quale era abitualmente familiare, Elias precisa che ciò che egli riconosce come “sé” nella manifestazione fisica è soltanto un’attenzione e che l’Essenza è enormemente più vasta di quella singola attenzione.

La distinzione è fondamentale. Il focus non è l’Essenza intera. È una particolare direzione dell’esperienza dell’Essenza.
Questo non significa che il focus possieda soltanto una piccola parte dell’Essenza. Elias formula invece una distinzione più sottile: il focus contiene l’informazione dell’Essenza, ma non possiede necessariamente una consapevolezza oggettiva dell’intera vastità che esso è.

La limitazione, quindi, non è nella realtà del focus. È nella sua consapevolezza oggettiva.
Questa distinzione permette di comprendere perché il passaggio dalla prospettiva del focus a quella dell’Essenza non debba essere pensato come un trasferimento da una condizione a un’altra.
Non c’è un momento nel quale il focus “diventa” Essenza.
Il focus è già un’espressione dell’Essenza.
Ciò che può mutare è la quantità di quella realtà che viene riconosciuta.


La Sessione 1030 offre un’immagine particolarmente significativa. L’individuo racconta di avere sperimentato durante una meditazione un’energia tanto potente da non riuscire inizialmente a riconoscerla come propria. Elias conferma che si trattava effettivamente della sua energia e spiega che, nella manifestazione fisica, l’individuo si è abituato a determinati aspetti della propria energia associati a “this one focus of attention”.

La formulazione è importante. Non dice che quella persona è soltanto quel focus. Dice che si è familiarizzata con una determinata espressione energetica associata a un’attenzione.
La conseguenza è immediata: esistono altre espressioni della stessa energia che il focus non riconosce oggettivamente come familiari.

La limitazione dell’esperienza fisica consiste dunque, almeno in parte, nella tendenza a identificare il proprio essere con ciò che è immediatamente riconoscibile all’interno dell’attuale attenzione. L’Essenza eccede questa identificazione.


Questo principio diventa ancora più chiaro nella parte della Sessione 1030 dedicata alla familiarità energetica e alle interazioni soggettive.
Elias descrive la possibilità che individui si incontrino in proiezioni nella coscienza, con la possibilità che uno riconosca oggettivamente l’incontro mentre l’altro non ne conservi la stessa consapevolezza.

Il punto rilevante, per la presente ricerca, è che l’attività della coscienza non coincide con ciò che il focus riconosce oggettivamente. Nella coscienza possono verificarsi incontri tra individui che non vengono necessariamente riconosciuti e ricordati oggettivamente nello stesso modo da entrambi i partecipanti.
Può esserci interazione senza che il focus la identifichi nel momento in cui avviene.
Può esserci attività dell’Essenza che non viene tradotta nella consapevolezza ordinaria del focus.

Questo amplia ulteriormente il significato di “vita non orientata alla manifestazione fisica”.
Non dobbiamo cercare soltanto ciò che l’Essenza fa al di fuori del focus.
Dobbiamo riconoscere che l’Essenza sta già partecipando simultaneamente a una quantità di attività che il singolo focus non identifica.

La manifestazione fisica, quindi, non è il luogo nel quale l’Essenza è presente, è il luogo nel quale una particolare attenzione dell’Essenza viene tradotta in una specifica esperienza.


A questo punto emerge una difficoltà terminologica. Se parliamo di “Essenza che dirige i focus”, rischiamo di costruire mentalmente un’immagine nella quale esiste un’entità superiore che, da una posizione esterna, decide dove inviare la propria attenzione.

Elias stesso mette in guardia da questa rappresentazione. Nella Sessione 1484, discutendo la distinzione fra observing essence e directing essence, egli chiarisce che questa distinzione viene utilizzata per fornire al focus una modalità comprensibile di orientarsi nella vastità delle attività della coscienza. In realtà, la distinzione non è così netta.
Il passaggio decisivo arriva quando Elias spiega che le Essenze sono coscienza e che le apparenti divisioni fra esse non sono divisioni reali.

La coscienza non è una cosa singolare: è un’azione continuamente in corso, un’energia in movimento continuo, nella quale non esiste separazione.

Questo chiarimento modifica anche il nostro linguaggio. Non è opportuno immaginare:
Essenza → decide → dirige → focus.
Una sequenza di questo tipo introduce una temporalità e una causalità che appartengono alla percezione del focus.

È più fedele parlare di attenzioni simultanee attraverso le quali l’Essenza si esprime, mantenendo fermo che l’Essenza non è un’entità distinta dalle proprie attenzioni.


Se l’Essenza è simultanea, la manifestazione fisica non può essere considerata il suo stato normale rispetto al quale la condizione non fisica costituirebbe una successiva espansione.
La simultaneità non viene acquisita quando il focus termina la propria esperienza. È una caratteristica della realtà dell’Essenza.

Questo è evidente nella Sessione 1484, dove Elias descrive la coscienza come un’attività continua nella quale esistono differenti qualità ed espressioni energetiche senza separazione. La distinzione fra le diverse Essenze e i diversi focus serve all’interno della nostra modalità di comprensione, ma non rappresenta una divisione reale della coscienza.

Di conseguenza, quando un focus termina la propria esperienza fisica, non possiamo immaginare che l’Essenza passi da: singolarità → simultaneità. La simultaneità era già presente.
Ciò che termina è una particolare esperienza del focus. Non termina l’attività dell’Essenza.


La manifestazione fisica come una particolare attenzione

Questa conclusione consente di comprendere meglio anche la frase della 1030 secondo cui l’individuo è “tremendously more vast than this one attention”.
La manifestazione fisica non è quindi una realtà falsa o irrilevante.
È una realtà autentica.
Ma è una realtà specifica.
È una particolare configurazione dell’attenzione.

Questo spiega perché l’esperienza fisica possa essere contemporaneamente:

  • pienamente reale;
  • individuale;
  • limitata;
  • significativa;
  • non esaustiva dell’Essenza.

La limitazione non costituisce un difetto della manifestazione. È la condizione che rende possibile quella particolare esperienza.


A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale:

Che cosa caratterizza la vita dell’Essenza quando non è orientata verso la manifestazione fisica?

Il Capitolo II aveva stabilito che la coscienza è cooperazione. Questo capitolo aggiunge qualcosa di decisivo: la cooperazione della coscienza non è organizzata attorno a una singola esperienza fisica.

L’Essenza è già più ampia di ogni singola attenzione. Le sue attività non sono riducibili a ciò che un determinato focus riconosce.
La manifestazione fisica è quindi una delle modalità nelle quali l’Essenza è presente, ma non costituisce il termine di riferimento dal quale misurare tutte le altre attività.

Questo ci permette di formulare una prima risposta positiva:

La vita dell’Essenza non orientata alla manifestazione fisica non è una vita priva di attenzione. È una vita nella quale l’attività della coscienza non è limitata alla singola attenzione del focus fisico.

Questa formulazione è ancora prudente. Non afferma che abbiamo già descritto tutto ciò che l’Essenza fa. Afferma soltanto ciò che le sessioni considerate consentono di sostenere: l’assenza di orientamento verso una particolare manifestazione fisica non equivale all’assenza di attività, perché l’Essenza non coincide con quella singola attenzione.


Dalle fonti esaminate possiamo ricavare direttamente questi elementi:

  • il focus fisico costituisce una singola attenzione dell’Essenza;
  • l’individuo è molto più vasto di quella singola attenzione;
  • possono verificarsi interazioni nella coscienza che non vengono necessariamente riconosciute oggettivamente da entrambi i partecipanti;
  • le distinzioni fra Essenza osservante e Essenza dirigente sono strumenti di comprensione e non divisioni assolute;
  • la coscienza è attività ed energia in movimento continuo e non presenta separazioni reali fra le sue differenti espressioni.

La conclusione secondo cui la vita dell’Essenza continua indipendentemente dall’orientamento verso una particolare manifestazione fisica è una ricostruzione editoriale, non una singola formulazione delle sessioni.

Essa deriva dalla relazione fra:

singola attenzione → vastità dell’Essenza → simultaneità → attività continua della coscienza.

Il punto non è quindi affermare qualcosa che Elias non dice. È rendere esplicita la conseguenza logica di ciò che dice.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

1 commento su “Elias: l’Essenza come simultaneità di attenzioni [E166]”

  1. Esistono interazioni tra coscienze e attività dell’Essenza che non vengono tradotte nella consapevolezza ordinaria del focus.
    È come l’agire inconsapevole nell’umano, individuo, che produce comunque esperienza, comprensione.

    Rispondi

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